Accedi - Registrati

Sinistra XXI - www.sinistra21.it

Sinistra Sarda (10)

Piccola premessa

Questo scritto amplia l’analisi sul voto in Sardegna che mi è stata richiesta dai compagni di Transform!Italia per il sito della loro fondazione. Poiché tanto, forse tutto, è stato già detto, ho deciso di dedicare parte dello spazio ad un’analisi del pre e del post voto e di condividerla, aggiornata, con i compagni del Manifesto Sardo.

Prima di iniziare, voglio chiarire che nelle mie considerazioni non trovano spazio sentimenti quali il rancore o la rassegnazione, piuttosto la volontà di sentirmi libero di esprimere un’opinione senza remore e di farlo con un certo realismo politico. Chi vorrà, argomentando, potrà smentirmi e contraddirmi: sappia, fin da ora, che io gliene sarò anzi grato.

Lunedì, 10 Ottobre 2016 11:42

Repubblica delle autonomie

Scritto da in Sinistra Sarda

All'interno della sinistra italiana è in auge la tendenza a ricondurre il dibattito politico e culturale italiano a ciò che avviene nella Capitale: sul piano politico, abbiamo visto la nascita di formazioni politiche a partire dai gruppi parlamentari, come nello Stato liberale, anziché dalle masse sul territorio.

Far coincidere l'idea di una "sinistra italiana" con quella di una "sinistra romanocentrica" è una lettura fuorviante - regressiva rispetto alla nostra Costituzione - che svilisce il concetto di "sovranità popolare repubblicana" sancito dalle importanti sentenze del 2002, nn. 106 e 306, della Corte Costituzionale (rel. Carlo Mezzanotte).

Etichettato sotto:

In questa analisi del voto dimostrammo come il progetto "Sinistra Sarda", se non fosse stato piegato a derive elettoralistiche e politiciste, avrebbe potuto essere, in prospettiva, egemonico non solo nel campo della sinistra e del progressismo, ma addirittura sull'intero elettorato sardo.

Alle elezioni regionali del 2014, la lista della Sinistra Sarda ebbe, tra mille difficoltà, una buona affermazione: oltre 14 mila voti e 2 consiglieri eletti.

Sin dalla definizione delle liste vi furono difficoltà di rapporto tra i movimenti, riuniti nella rete delle Associazioni e dei Movimenti per la Sinistra Sarda, e i due partiti italiani (PRC e PDCI): infatti, molti candidati proposti dai movimenti vennero bocciati dai due partiti, con una notevole perdita elettorale (visibile in una provincia "rossa" come Nuoro e in altre zone della Sardegna).

La vera sfortuna, però, fu il fatto che, a differenza di quanto previsto nei calcoli, i due consiglieri eletti non furono 1 del PRC (che non voleva incarichi di giunta) e 1 dei movimenti della Sinistra Sarda (che avevano una posizione molto critica nei confronti del centro-sinistra allargato di Pigliaru), lasciando il posto in giunta ad un assessore del PDCI, bensì vennero eletti 1 del PDCI a Cagliari e 1 indipendente del PRC a Sassari. A quel punto, essendo noto il fatto che i movimenti della Sinistra Sarda avrebbero assunto un ruolo in un assessorato regionale per portare una forte critica dall'interno all'operato della giunta, le due segreterie regionali di PRC e PDCI (venendo anche contro alle indicazioni nazionali dei loro partiti) cercarono di impedire la nomina  di un assessore dei movimenti, quindi di far nominare assessore, in quota loro, un esponente del Partito Sardo d'Azione (che negli anni '90 si era candidato sindaco contro la sinistra, consentendo per la prima volta nella storia di Sassari l'elezione di un ex missino a sindaco), infine fecero saltare qualsiasi assessorato per la lista.

Tutto ciò avvenne senza mai convocare un attivo degli aderenti alla Sinistra Sarda e con una serie di proclami sui giornali, nei quali si negava il lavoro svolto dai movimenti negli anni precedenti per consentire la nascita di tale formazione. Con l'articolo che segue, Sinistra XXI rivendica, con i movimenti, tutto il lavoro pluriennale fatto per giungere al risultato e che le burocrazie dei due partiti avrebbero cancellato, finendo poi per dissipare il patrimonio di militanza della Sinistra Sarda (il consigliere del PRC passerà, a metà legislatura, con un partito sardista destrorso e quello del PDCI si distinguerà per aver votato a favore dell'apertura dell'enorme Ospedale privato di Olbia fatto da Don Verzè con la Qatar Foundation).

La proposta di fare  della Sardegna un centro di documentazione sul tema delle lotte popolari e di trasformazione, a partire dall'esperienza di tre sardi dirigenti del movimento operaio nazionale ed internazionale (Gramsci, Lussu, Berlinguer) fu una delle proposte della Sinistra Sarda nel 2013 (al tempo già impegnata in una lista unitaria dal medesimo nome, insieme al Partito della Rifondazione Comunista e al Partito dei Comunisti Italiani)

In questo articolo, che è la versione estesa dell'articolo pubblicato da La Nuova Sardegna del 9 giugno 2013, si pongono le basi per la costruzione di un luogo di discussione permanente (Forum per l'Alternativa sovranista e di sinistra) e di definizione di un programma comune tra le forze della sinistra italiana in Sardegna e le forze sarde sovraniste di sinistra.

L'arretratezza del dibattito nazionale su primarie e secondarie, tutto incentrato sulle vicende personali dei leader e non su quelle concrete di chi è invitato a votarli, non può che convicerci a ristabilire una certa attenzione anche verso le dinamiche politiche locali.

Alcune settimane fa, sulle colonne della Nuova Sardegna e poi in maniera più strutturata qui su sinistra21, ho posto al centro del dibattito il tema del rapporto tra la sinistra sarda e i conflitti di lavoro che emergono continuamente in quella decennale vertenza chiamata, per l'appunto, "Sardegna".

Scrivevo: "In una situazione di profondo disagio come questa, la sinistra sarda potrebbe ritrovare i fili di un discorso, quello unitario - troppe volte abusato - e di un altro troppe volte agirato: quello della propria utilità sociale. E' ormai chiaro a tutti che non basta la presenza, marginale, all'interno delle istituzioni democratiche per fare della sinistra una forza utile al proprio blocco sociale di appartenenza (la classe operaia di marxiana memoria, i lavoratori insomma) e al popolo in generale. Oltre le parole, servono i fatti: non bastano i comunicati di solidarietà, non sono sufficienti le prese di posizione sui giornali. Una sinistra sfilacciata e lontana dalla classe può fare ben poco per incidere in senso positivo all'interno delle grandi situazioni di crisi. [...] Penso ad una sinistra capace di ricostruire i legami di solidarietà nel pieno dell'azione contro la crisi: è chiaro che la ristrutturazione che sta investendo il sistema capitalista, e che si esprime attraverso questa crisi economica, in Sardegna incide su un tessuto economico ed industriale già strutturalmente debole che rischia di lasciare un numero enorme di vittime per strada. [...] Serve uno scatto in avanti, oltre le polemiche elettorali, da parte di chi ambisce a rappresentare i lavoratori. Ci chiediamo se non sia il momento di fondare i presupposti di una proposta politica seria che si ponga il problema dell'autogoverno del popolo sardo a partire dalla centralità del lavoro. [...] Oggi, una sinistra moderna (volti nuovi e metodi nuovi) dovrebbe ripartire dal fare le cose antiche: promuovere lo sviluppo della coscienza dei lavoratori e dei cittadini sui loro diritti e sulle loro potenzialità come soggetto sociale progressivo; costruire legami sociali e solidali tra componenti diverse del movimento dei lavoratori e della società (non solo ideali, ma anche materiali); definire un programma concreto con queste persone che apra la sfida del cambiamento."

Autori