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Il punto di vista di classe per orientarsi nella politica estera

1. Orientarsi nelle vicende politiche internazionali

Quando una notizia di politica interna di un altra nazione emerge nelle cronache italiane, spesso filtrata dalla lente dei media borghesi o comunque in assenza di una lettura di classe (è il caso del pur interessante Limes del gruppo l'Espresso), la tendenza è a esprimere giudizi in men che non si dica, riguardanti contesti esteri che non si conoscono e prescidendo dal confronto con i soggetti politici del luogo. Massimamente dannoso per la sinistra è fondare la propria analisi sul sentimento dell'opinione pubblica costruita dai grandi media: una forma di subalternità culturale e politica che è indice di un certo provincialismo della classe dirigente.

La mancanza di relazioni stabili con organizzazioni di altre nazioni è un vulnus della sinistra italiana. Per comprendere la situazione di altri Paesi è necessario possedere salde relazioni internazionali fondate su di un preventivo e continuo studio della situazione del movimento operaio paese per paese. Inoltre, sebbene empiricamente possa ritenersi corretto il preventivo schieramento con i movimenti classisti ivi presenti, nondimeno ciò non può condurre a prendere per scontato che la posizione di questi, o delle organizzazioni amiche, siano le più corrette. Errori di analisi e di valutazione, infatti, si commettono anche in loco (in Italia ne sappiamo qualcosa) e a volte uno sguardo distaccato può essere maggiormente obiettivo. Anche la cieca fedeltà alle organizzazioni amiche è una forma di subalternità politica e culturale che può condurre a scelte inappropriate, dalla quale è possibile sortire solo tenendo ferma la barra del punto di vista di classe nell'analisi e nel conseguente posizionamento politico.

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