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per l'Alternativa di Società

La differenza tra rinnovamento e giovanilismo

Venerdì, 22 Giugno 2012 12:08

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Rinnovamento e giovanilismo: due concetti ben diversi

Quando si discute di un rinnovamento profondo della classe politica, massimamente utile, il giovanilismo, massimamente dannoso, spesso  prende il sopravvento e riduce tutto alla mera rivendicazione anagrafica.

Piuttosto che dal ricalcare logiche e vizi delle classi dirigenti contestate, il protagonismo dei giovani della sinistra passa dalla formazione teorica e dalla militanza politica e sindacale, cioè dal cambiamento del modo di farsi "classe dirigente" consapevole.

Contro il giovanilismo deresponsabilizzante, operiamo per: 1) la riappropriazione della teoria gramsciana del partito; 2) l'abbandono del correntismo in favore della costruzione di reti tra pari; 3) la sostituzione della prassi personalistica con la gestione collettiva e collegiale; 4) la costruzione di percorsi formativi che permettano il ricambio continuo di quadri e dirigenti nelle organizzazioni di classe.

Con questo breve articolo vogliamo sottolineare la differenza tra rinnovamento e giovanilismo: una differenza che deve essere chiara, soprattutto a sinistra. Assistiamo infatti a molte operazioni di stampo puramente giovanilistico: da quella mediatica messa in campo da Matteo Renzi (l'eterno "nuovo che avanza") alla tendenza del Movimento Cinque Stelle ad abusare di termini quali " dinosauri della politica" e "cariatidi viventi" che, seppur esprimano una reale voglia di cambiamento, sprizzano giovanilismo e populismo qualunquista.

Spesso, e nella stessa sinistra, accade che le organizzazioni giovanili di partito reclamino di avere maggiore voce, facendosi portatrici di un rinnovamento più anagrafico che contenutistico e finendo per ricalcare le stesse logiche correntizie e gli stessi vizi che hanno contraddistinto la classe dirigente degli ultimi anni.

Diversamente, un rinnovamento profondo della classe politica e della sinistra che veda i giovani come protagonisti - come affermiamo nel nostro atto fondativo - passa prima di tutto dalla formazione teorica e da una conseguente militanza dei quadri politici e sindacali. Qui si coglie una prima differenza: ciò che si richiede non è tanto il fatto di avere maggiore potere, quanto di essere messi in condizione di poter assumere delle responsabilità. Partendo dalla riappropriazione dell'antico patrimonio teorico e pratico fornitoci nel tempo da generazioni di compagne e compagni è possibile un rinnovamento consapevole (o, togliattianamente, un rinnovamento nella continuità) contrapposto ad un giovanilismo diffuso e deresponsabilizzante, la cui generica richiesta di cambiare tutto diventa lo strumento dei vertici per non cambiare niente.

Una seconda differenza, ancor più rilevante, è la necessità di cambiare nel modo di porsi quale "classe dirigente": l'abbandono del correntismo in favore della costruzione di reti tra pari, la sostituzione di pratiche personalistiche con la gestione collettiva e collegiale, la riappropriazione della teoria gramsciana del partito e in particolar modo del concetto di intellettuale organico, la volontà (che è possibilità) di costruire dei percorsi che permettano il ricambio continuo di quadri e dirigenti, adeguatamente formati, nelle organizzazioni della classe. Questa è per noi, in breve, la differenza tra giovanilismo e rinnovamento: due concetti che ci sembra utile distinguere perché troppo spesso confusi. Perché se massimamente utile è il rinnovamento, massimamente dannoso è il giovanilismo.

Ultima modifica il Lunedì, 05 Luglio 2021 16:52
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