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Bertinotti è ancora meglio di Putin.

Mercoledì, 17 Settembre 2014 16:41 Scritto da 

"Uno che legge Marx diventa liberale solo se è ricco."

F. Bertinotti

Non siamo mai stati teneri nei confronti di Fausto Bertinotti, a cui non perdoniamo la degenerazione di Rifondazione sotto la sua segreteria (degenerazione peraltro scritta nello stesso atto di nascita di quel partito). Tuttavia, non abbiamo accettato gli attacchi gratuiti lanciati da sinistra, all'indomani della diffusione di alcuni spezzoni della sua intervista al Festival di Todi di fine agosto (non da tutti, vedi qui e qui).

Spezzoni costruiti ad arte da Franco Bechis, direttore di Libero, che ha tagliuzzato un ragionamento di oltre un'ora e un quarto (che linkiamo a fondo pagina) in pillole di pochi minuti, completamente scollegate dal ragionamento generale. Molti compagni e, tra questi, molti marxisti-leninisti (se non veterostalinisti) hanno gridato alla svendita di Bertinotti al liberalismo (Rizzo dimostra di non aver neanche visto l'intervista, Ferrero addirittura lo afferma).

Ma è chiaro che, oltre ad essere maggiormente complesso, quel discorso andava dappertutto tranne che a favore dei liberali, e meno che mai dei neoliberali. La constatazione corretta di Bertinotti è che il liberalismo ha oggi vinto, ma nella sua versione reazionaria, mentre il socialismo senza libertà che abbiamo conosciuto sempre più nell'Unione Sovietica post leninista ha perso.

Specificamente, il discorso di Bertinotti mira ad affermare un principio che per noi è saldo: il socialismo, il marxismo, il comunismo sono il superamento dialettico in chiave progressiva del liberalismo. Ciò significa che, assumendo per buona la ricostruzione che Ernesto Screpanti fa della teoria del comunismo come teoria della libertà secondo Marx, è vero che una proposta socialista, in chiave autoritaria, non è una proposta socialista.

Il principio liberale è il presupposto logico per lo sviluppo socialista e comunista ed è proprio su questo piano che noi portiamo avanti la nostra polemica con i liberali e i neoliberali. I primi sono per noi dei conservatori dell'equilibrio raggiunto: vivrebbero in una continua e sempiterna Repubblica di Weimar, della quale non coglierebbero mai i limiti. I secondi sono per noi dei reazionari: la loro libertà è di stampo medioevale, è quella degli oligarchi che sfruttano la maggioranza della popolazione.

E' chiaro che per un socialista, a fronte dei secondi che sono completamente da avversare nel loro tentativo di ricostruzione di un "medioevo prossimo venturo", i primi sono il nucleo da cui partire per poi rinnegarli, così come, secondo Engels, fece Marx che "per mezzo di Hegel, padre dell'idealismo, rinnegò l'idealismo stesso".

Perché bisogna mettere alla berlina Bertinotti proprio quando fa un ragionamento corretto?

Forse perché la sinistra, i suoi dirigenti e specialmente le sue correnti staliniste o nostalgiche, hanno la sindrome dei blocchi e del campismo: o qui o la, o con noi o contro di noi, o con i liberali o contro i liberali.

Questo è ciò che vediamo da tempo, ad esempio, in merito alla situazione internazionale:  l'antimperialismo non è più la lotta contro il capitalismo nella sua fase suprema, così come indicava Lenin, bensì una questione geopolitica (una materia il cui studio, un tempo, era addirittura proibito dal partito comunista) che se ne frega della lotta tra le classi.

Come spiegarsi, altrimenti, le posizioni da ultràs calcistici "favorevoli a prescindere" ad Assad, a Putin, alla dinastia coreana dei Kim e, un tempo, ad Ahmadinejad?

Noi invece sosteniamo l'inscindibile unità tra antimperialismo e lotta di classe e che pertanto rendono, per restare ai giorni nostri, Putin un avversario e non un alleato, anche quando di fronte c'è il governo fascista ucraino di Maidan.

Proprio l'est europeo e asiatico è la cartina di tornasole, da un lato della crassa ignoranza in cui si crogiola la sinistra italiana ormai dimentica dell'imperativo gramsciano dello studio come prassi politica rivoluzionaria, dall'altro della complessità agli occhi di noi occidentali, che abbiamo culturalmente introiettato la rivoluzione francese, a leggere una realtà come quella dello spazio post-sovietico (tralasciamo il discorso ancora più complesso dell'area islamica). Uno spazio panrusso che vive di millenni di sviluppo di quella cultura e che vede una continuità tra l'impero zarista, l'impero sovietico e l'impero attuale degli oligarchi, con poche soluzioni di continuità quale ad esempio il periodo rivoluzionario dell'Ottobre fino alle prime purghe (e qui valga quanto affermato dallo stesso Lenin sia sul carattere autoritario del georgiano Stalin che del rimpiazzo dei quadri rivoluzionari uccisi dalla guerra civile con i vecchi dirigenti zaristi).

Di fronte alla crisi ucraina, si vorrebbe costruire l'ennesimo campo: i fascisti pro-UE di Maidan che governano l'Ucraina contro gli antifascisti pro-Russia del Donbass. Ma ciò è valso: il dato vero è che sia nel movimento popolare contro Yanucovich che nelle autoproclamate repubbliche popolari della neonata Federazione di Nuova Russia, la sinistra ucraina è sconfitta.

A Maidan, i gruppi trotskisti non sono riusciti minimamente a prendere la testa del movimento, a causa della loro sempiterna incapacità di organizzazione e talvolta del loro purismo, per cui ogni oligarca (pro-UE o pro-Russia) è pericoloso alla stessa maniera. A Donetsk, i comunisti sono completamente disorganizzati, essendosi sciolto sia il locale comitato regionale del Partito Comunista Ucraino (che peraltro ha posizioni non limpide in merito ai rapporti con Yanucovich, avendolo anche appoggiato) ed essendo fallita la riunione per la riorganizzazione di un partito comunista unitario indetta dai lavoratori del luogo, specialmente i minatori.

La situazione evolve continuamente. Non sono le tifoserie che ci salveranno, ma l'analisi concreta ed anche l'autocritica serrata.

Ultima modifica il Mercoledì, 30 Agosto 2017 18:03
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Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, presidente di Sinistra XXI, in passato ha militato in alcune formazioni politiche della sinistra, anche assumendo ruoli dirigenziali. Nel 2008 è stato uno dei fondatori dell'allora più grande sindacato studentesco d'Italia, la Rete degli Studenti Medi.

Laureato con lode all'Università di Sassari con una tesi in diritto costituzionale sul principio di sovranità popolare, ha conseguito un diploma in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze e attualmente è dottorando di ricerca in Diritto dell'Unione europea e ordinamenti nazionali presso l'Università di Ferrara.

Sito web: www.avvocatoalessandrotedde.it
Il video integrale di Bertinotti
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