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*la Sinistra del XXI secolo*

Pasqua e Pasquetta: la festa non si vende.

Anche in questa occasione sono tanti gli scioperi proclamati a livello territoriale dai sindacati del commercio di Cgil, Cisl e Uil.

Gabrielli (Filcams): “L’eccesso di liberalizzazione prodotto dal 2011 non serve al mercato e ha prodotto un peggioramento delle condizioni di lavoro”.

Lanciamo una proposta al Parlamento perché elabori una legge in tal senso.

Sottoscrivi la petizione

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I nodi locali sono le strutture di base della rete di Sinistra XXI. Negli allegati scaricabili di questo articolo sono presenti le indicazioni per costituire un comitato promotore e i moduli per le adesioni, individuali e collettive.

 

Inoltrata una proposta di relazione dal titolo "Classe, partito, stato: il fondamento marxiano di una moderna teoria costituzionale" (A. Tedde) al Convegno di Studi "Karl Marx a 200 anni dalla nascita" che si terrà a Ragusa dal 10 al 12 maggio 2018.

La relazione è parte integrante dello sviluppo della linea di ricerca sul tema del partito lavorista e popolare, inaugurata nel 2016 con il contributo "Un partito lavorista e popolare per un socialismo costituzionale e repubblicano".

Nell'ottica di condivisione del nostro Centro Studi, è possibile leggere in anteprima la bozza della relazione, che viene periodicamente modificata ed aggiornata con riferimento all'avanzamento degli studi e delle ricerche sul tema. Come tutte le nostre ricerche, anch'essa è indipendente ed autofinanziata, ma è possibile contribuire al suo avanzamento con una donazione e con l'organizzazione di seminari di presentazione e approfondimento.

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Attualmente non esiste un compendio scientifico che analizzi la crisi di impresa secondo una prospettiva labor-oriented, cioè secondo il punto di vista dei lavoratori coinvolti nella crisi.

Come Sinistra XXI, in un'ottica di ricerca-azione partecipativa e di conricerca sui luoghi di lavoro, sarebbe auspicabile affrontare la tematica, tanto sul piano teorico quanto su quello pratico. Ritengo che questo filone potrebbe consentirci un interessante intervento, non meramente solidaristico, all'interno dei luoghi di lavoro e specialmente del lavoro produttivo.

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Lavoro contro Capitale

Lunedì, 05 Dicembre 2016 07:00 Scritto da

La frammentazione sociale del Paese non è inquadrabile in rigide alleanze elettorali di centrosinistra o di centrodestra: una semplificazione determinata da meccanismi antidemocratici, che producono poli politici non socialmente omogenei, mentre l'unico bipolarismo vero - Lavoro contro Capiale - necessita di una strutturazione politica tra un partito lavorista della Costituzione e degli oppressi soggetti al lavoro opposto al partito capitalista delle élites.

La guerra scatenata dal capitale - caduta dei redditi da lavoro (salari, stipendi, pensioni); tagli al welfare; aumento dei prezzi; pressione fiscale; esplosione dei debiti pubblici provocata dalla socializzazione delle perdite private (salvataggio di banche d'affari e imprese decotte); disoccupazione; licenziamenti facili - per affermare il suo dominio sul lavoro può essere affrontata da una forza internazionale che agisca su un piano globale.

Le classi lavoratrici, con un vistoso processo di proletarizzazione del ceto medio, subiscono un gigantesco processo di redistribuzione (verso l'alto) della ricchezza (e del potere politico) in linea col trentennio neoliberista: questa è una guerra. La crisi è una guerra contro chi non è in condizione di difendersi e perde reddito e lavoro,  una «guerra sociale scatenata dai super-ricchi che pretendono di essere esentati dal contratto sociale» (Paul Krugman).

La guerra sociale si traduce in milioni di disoccupati e di nuovi poveri, un esercito che si moltiplica per garantire benefici all'oligarchia autoctona e globale. «Guerra», si badi, non è una metafora. Si tratta di una guerra di nuovo tipo, senza visibile spargimento di sangue. Si tratta della prima guerra capitalista in senso proprio, se è vero che il capitale aspira a comandare ricorrendo alla pura coazione economica. Il suo sogno è governare per mezzo del solo mercato.

Ma perché è finalmente possibile questa nuova guerra, veramente fredda? Perché esistono finalmente le condizioni sistemiche per combatterla: la possibilità di delocalizzare ovunque le produzioni alla ricerca di condizioni più favorevoli per il capitale industriale; e la possibilità di spostare in tempo reale masse gigantesche di capitale finanziario, decidendo dei tassi d'interesse e di rendimento su tutti i mercati.

Oggi il pianeta è unificato sotto il dominio del capitale. Questo non significa che non sussistano, al tempo stesso, fattori di crisi strutturale. La guerra contro i corpi sociali consegue alla caduta del saggio di profitto e a sua volta la riproduce, radicalizzandola. Ma finché la sovranità sarà esercitata dal capitale, ci troveremo a vivere in quest'incubo.

La crisi è una guerra che il capitale scatena per consolidare il proprio dominio sui popoli e in particolare sul lavoro vivo. Per combatterla sulla trincea contrapposta è necessario, come dalla metà dell'Ottocento, creare un contropotere altrettanto globale, seguendo l'intuizione che il movimento operaio ebbe allora, quando diede vita alla prima Internazionale.

Mentre la concorrenza tra i capitali ne favorisce la centralizzazione, quella, eteronoma, tra i diversi segmenti della classe operaia ostacola l'unità del lavoro. Tuttavia la sinistra anticapitalista deve investire ogni sforzo per costruire la propria unità politica sul piano transnazionale, a cominciare dal livello europeo e, qui, dai paesi più esposti agli attacchi del potere finanziario.

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A differenza dei partiti, il movimento politico Sinistra XXI attua una tattica "guerrigliera" nei confronti degli attori politici, promuovendo il coordinamento dei propri aderenti all'interno delle organizzazioni di massa a cui aderiscono e tra le organizzazioni attraverso piattaforme apposite, come storicamente fatto dai partiti operai.

Ultima modifica il Lunedì, 26 Febbraio 2018 16:57
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