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*la Sinistra del XXI secolo*

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La ricerca "Squilibrio - equilibrio, legale - extralegale? Gli interrogativi sul ruolo dei giuristi nella crisi della sovranità del mondo globalizzato" di Alessandro Tedde è stata selezionata per il III Convegno Internazionale del Seminario italo-spagnolo di studi costituzionali su «Sovranità e rappresentanza: il costituzionalismo nell’era della globalizzazione».

L’incontro si terrà a Catania nei giorni 5, 6 e 7 dicembre 2016 presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania, in co-tutela con il Dipartimento in Scienze giuridiche dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, e con il patrocinio dell’Associazione di Diritto pubblico comparato ed europeo.

Nato nel 2011 su iniziativa di dottorandi in Diritto costituzionale dell’Università di Bologna e collegiali del Reale Collegio di Spagna, il Seminario italospagnolo ha già promosso due ricerche, principalmente rivolte a giovani studiosi: la prima edizione, dedicata ai nuovi diritti «Desafí os para los derechos de la persona ante el siglo XXI», si è conclusa nel 2012 con un Convegno internazionale a Bologna, nella sede del Reale Collegio di Spagna, i cui risultati sono stati pubblicati da Thomson Reuters Aranzadi nel 2013; la seconda, sul processo di integrazione europea «Desafí os del constitucionalismo ante la integración europea», è stata presentata nel 2014 a Madrid, in un Convegno internazionale presso l’ICADE, Università Pontifi cia Comillas, e i risultati sono stati pubblicati nel 2016 dall’editore Dykinson.

Entrambe le edizioni del Seminario italo-spagnolo si sono distinte per il successo derivante dall’ampia partecipazione, per ciascuna edizione, di circa 150 studiosi dei principali Atenei italiani e spagnoli, diventando ormai un appuntamento fi sso di confronto tra i giuspubblicisti dei due Paesi. Un appuntamento che altresì ha dato vita a una stabile connessione tra i partecipanti, da cui sono nate ulteriori collaborazioni scientifiche.

Martedì, 25 Ottobre 2016 16:10

Termini e Condizioni

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Copyright © 2012, Associazione Sinistra XXI

Il Partito Democratico rivendica con orgoglio il sostegno dato a Monti. Dilema: quali alleanze? Si può essere determinanti, seppur minimamente, o siamo condannati a non esserlo affatto? Dobbiamo essere pragmatici, ingoiare qualche bel rospo e tentare la carta di andare in Parlamento oppure rinunziarvi in partenza? Davvero il classico passo indietro può portarci a fare un bel balzo in avanti. Chi si pone questi interrogativi, si ritiene portatrice di ideali altissimi che da venti anni non sono rappresentati in Parlamento.

Io penso che potremmo lavorare tutti insieme per costruire l'Italia, evitando di lasciare il solo PD al governo, senza contrappesi. Avere i nostri ideali saldi e ben presenti, non significa necessariamente acchiappare le nuvole: gli ideali  son cosa bellissima purché non impediscano di concretizzare l'obbiettivo del "bene comune".

Esiste ancora l’incognita della legge elettorale, anche se tutto in qeusta discussione è più che surreale. Afferma Mario Segni che la legge porcata è fortemente voluta e difesa dagli stessi partiti, benché il Porcellum sia incostituzionale. Eppure in tutti questi anni nessuno ha messo mano alla riforma elettorale e non è possibile immaginare che a tre mesi dalle elezioni si possa arrivare a cambiare la legge perché, oltretutto, ormai mancano i tempi tecnici.

Maledetta quella classe politica malata e marcia che non attua le riforme e che si adopera unicamente nel mantenimento dei privilegi per cui scoppiano scandali e si comprano voti impunemente, mettendo in serio pericolo la nostra democrazia. Siamo al paradosso di una legge elettorale che in realtà non “premierà” il migliore, ma il meno peggiore. 

“La Storia ci passerà sopra come uno schiacciasassi! Adesso bisogna essere Spartani non Ateniesi! Sono capaci tutti di combattere quando si sa di vincere...bisogna saper combattere anche quando si sa di perdere! “ (D.M)

" PER SPARTA"...ora dobbiamo salire sulle barricate e scavalcarle...non lasciamo che la "sconfitta" della sinistra sia trasformata in una "non vittoria" alla bersani...non ce lo possiamo permettere...

Sul 4polo: sarebbe auspicabile anche una visione alternativa “all’andar soli” e contrapposti…ossia una trasversalità a sinistra che permetta anche una doppia appartenenza: iscrizione ad un partito non sia ostativa all’appoggio alla nuova alleanza a sinistra  e obbligatoria sul centrosinistra, ma sarebbe plausibile  intendere  un'intesa coi partiti del centrosinistra, per apportare contenuti ai programmi e non essere solo movimento  “antagonista”. Diciamo allora che questa doppia appartenenza (“cambiare si può” e un qualsiasi partito del centro sinistra) per quanto attualmente contraddittoria, potrebbe rappresentare una  speranza che ancora ci resta per cambiare il passo del futuro governo.

Pertanto non escluderei a priori un “raccordo “ tra il  "quarto polo" e il centro sinistra : penso possa rappresentare un'opportunità e non un ostacolo, anzi auspico che il 4polo non si ponga in contrapposizione al centro sinistra, ma sia assolutamente determinante soprattutto su base programmatica...solo cosi possiamo avere la coscienza a posto...viceversa il rimorso per aver peccato d'orgoglio brucerà molti cuori...

penso fermamente che ora si debba tutti lavorare per il bene dell'Italia e mettere da parte gli egoismi personali e soprattutto i personalismi tanto cari sia a destra che a sinistra...passando dal centro! ora dobbiamo pensare a chi perde il lavoro, la salute, la casa...non a chi ha più o meno orgoglio da mostrare...spesso è più facile far bella mostra di sé e "mugugnare" che impegnarsi attivamente per costruire, o nel caso, governare. richiamare tutti a maggior senso civico e di responsabilità individuale è assolutamente prioritario.

qiundi pensiamo piuttosto ad un possibile "RACCORDO" alternativo al "solito accordo"del centrosinistra, senza per questo dover sospettare il solito "inciucio"...odioso termine  di berlusconiana memoria.

 l'orgoglio deve  motivarci a dar battaglia dall'interno di una formazione di governo e che possibilmente non sia un'altra vittoria di...Pirro...giusto per restare in tema ellenistico .

"CAMBIARE SI PUò", anzi si deve, ma in un'Italia unita e con la barra a sinistra per non dover incappare in un distruttivo Monti-bis.

fraterni saluti socialisti

Il 13 Maggio 2012 scrivevamo un articolo (dalle alterne fortune) che ragionava sull'ipotesi di accordo elettorale con il Movimento 5 Stelle da parte del centrosinistra, a seguito dei risultati "deludenti" delle elezioni amministrative: La sinistra e le profezie che rischiano di autoavverarsi: il centrosinistra arancione.

In particolare scrivevamo: "A sinistra è evidente il ritardo di analisi sul fenomeno “anti-politica”: è la valanga di voti alle amministrative e non un ragionamento lucido a far emergere un atteggiamento dialogante con i 5 Stelle. Da tempo riteniamo che si debba tenere conto di tale movimento e della spinta antiliberista che anima inconsciamente i suoi elettori senza dar loro una meta. Il corpo militante che progressivamente si rende autonomo da Grillo (non più leader ma “testimonial”) segna il passaggio dall'anti-politica che rifiuta alla politica che si confronta (si veda tutta la questione dei casi Favia, ecc. NdR). Sia chiaro: 5 stelle non è la nuova Lega, i grillini sono figli di un civismo radicale ed esasperato, che li porta anche a commettere errori enormi (come accreditare una lettura dogmatica della Costituzione che includa Casa Pound nelle associazioni di promozione sociale, senza capire l'inopportunità politica dell'atto), ma sono la risposta che la pancia del Paese dà al neoliberismo, vista la ventennale assenza della sinistra dall'analisi della società e dall'azione di orientamento delle masse.
E qui urge fare chiarezza nel rapporto con Di Pietro che, al pari dei 5 Stelle, rivendica un partito “né di destra né di sinistra”. Salvo che, leggendo i programmi, si scopre che IDV cede molto di più al liberismo di quanto non faccia 5 stelle.
Per questo non capiamo l'apertura di credito fatta a Di Pietro per un “fronte della sinistra” rispetto alla forte diffidenza verso Grillo: non si dica che è questione di metodi perché gli approcci non si discostano di molto (salvo sull'alleanza col PD). Si noti che Grillo ha più volte attraversato il centrosinistra (candidandosi alle primarie PD, appoggiando Vendola alle regionali e De Magistris alle europee), mentre ha negato qualsiasi alleanza al centro e alla destra. Motivo per cui, ove il centrosinistra classico venisse meno, per coerenza e opportunità il ragionamento andrebbe aperto con entrambi, seppure nel rispetto della reciproca e sacrosanta autonomia. [...]

La FDS, passato indenne il 12 maggio (ultima manifestazione unitaria. NdR), deveproporre un'agenda politica ed interloquire con tutti, verificando sulla compatibilità dei programmi l'opportunità delle alleanze per recuperare in autonomia e credibilità. Pensiamo che una sfida interessante, ove non si trovasse il classico accordo col PD, potrebbe essere quella di un nuovo CentroSinistra: IDV, SEL, FDS, Verdi, 5 Stelle, ALBA, movimenti civici e sinistre autonomiste locali(praticamente l'attuale proposta Ferrero-Ingroia. Si noti che noi ci esprimiamo sempre in termini di movimenti - IDV, 5 stelle - e mai di capi politici. Ci interessano le dinamiche sociali, non personali. Rimane sempre valido, per noi, il proposito politico di "separare Grillo dai grillini"). Un'alleanza che non costringerebbe nessuno ad incasellamenti forzosi (IDV, SEL, Verdi) e che ridurrebbe eventuali pulsioni minoritarie (5 Stelle e parti delle stesse ALBA e FDS).  

 

Un'alleanza meno barocca di quanto possa sembrare, ma che necessita di un cambio di paradigma il cui presupposto è l'accettazione del passaggio definitivo dalla Seconda alla Terza Repubblica.
Oggi la sfida è quella di un governo delle sinistre piuttosto che di una (sola) sinistra al governo: una proposta del genere, se ben costruita sui tavoli di confronto programmatico anziché sui giornali, potrebbe attrarre parte delle sinistre PD e PSI e le realtà sociali che accettano la sfida di un'alleanza larga per l'alternativa di governo. Potrebbe anche attrarre tanta parte del partito dell'astensione: un “soggetto politico e sociale” a cui da anni non proponiamo un'alleanza."

Nel ripubblicarlo, il 24 dicembre, aggiungevamo a commento: "La provocazione presente nell'articolo, che ai tempi poteva avere il senso di una proposta politica non necessariamente succube dei propri alleati o avversari, rischia di diventare oggi la peggiore delle profezie che si autoavverano. Una proposta politica che, se ritenevamo difficile da digerire quando mesi fa potevamo ancora esserne attori senza esserne succubi, oggi risulta pressoché indigeribile in una condizione in cui ciò che rimane della FDS si trova in uno stato di evidente subalternità a culture che non appartengono alla storia del movimento operaio."

Il 4 marzo scorso (2013, dunque) scrivevamo, invece, un forte attacco nei confronti di Grillo e della deriva autoritaria del suo movimento (I primi interrogativi del voto a Grillo e al suo movimento.): "Il movimento 5 stelle è un partito (su questo eviterei di cadere nella retorica dello stesso Grillo sull'essere un “non-partito”) che - è chiaro dagli scritti e dai comportamenti dei suoi responsabili e attivisti - non possiede una teoria generale della società, dunque non detiene quelle caratteristiche minime che sono necessarie per governare uno Stato nazionale dentro un sistema economico e politico internazionale. [...] 

Nella maggior parte delle discussioni con i suoi attivisti ed elettori, quasi sempre rintracciabili su internet e nei social network, di fronte a persone non convinte di un qualsivoglia aspetto del loro movimento, non producono risposte puntualmente dirette a rendere fallaci le obiezioni che vengono loro rivolte, ma a distruggere la figura e la credibilità dell'interlocutore. L'elettore 5 stelle utilizza puntualmente risposte come "non sai", "non conosci", "non hai capito".

 

La sua sicumera è pari a quella di chi ritiene di conoscere, da prima dell'inizio della discussione, gli studi e gli interessi del suo interlocutore - il più delle volte uno sconosciuto incrociato su Facebook - perché tende all'identificazione di se stesso nell'altro. Come "io non sapevo", "io non conoscevo", "io non capivo" prima di votare 5 stelle, così ora è il mio interlocutore non grillino a trovarsi in quella situazione. Questo è uno degli aspetti sociologici più interessanti da indagare, in quanto - ritengo - denota una modifica dei meccanismi cognitivi, della capacità di lettura del reale sociale e dell'influenza che hanno sulle persone i media che scoraggiano la conoscenza approfondita (tv, internet e i social network in particolare).

 

L'approccio dell'elettore grillino precedentemente descritto è semplificabile nell'assunto "le mie idee coincidono con la Verità". Questo è l'atteggiamento tipico dei fedeli fondamentalisti e/o integralisti di una religione rivelata (le quali richiedono di credere ai dogmi, che sono veri senza necessità di alcuna spiegazione razionale) o dei seguaci dei pensieri politici totalizzanti, i quali al momento della presa del potere trasformano le democrazie che governano in stati totalitari, facendo della loro "verità" l'unica verità. De facto è il processo che ha condotto alla formazione delle dittature del Novecento."

 

A riprova di ciò, il giorno dopo, portavamo una testimonianza diretta da uno dei "fronti caldi" del movimento, quello No Tav, nel report fatto della riunione organizzativa della manifestazione nazionale del 23 marzo (Il Movimento Cinque Stelle e la lotta no tav.): "Oggi però, come in tutta Italia, il movimento, il quale prima si caratterizzava con tratti tipici di un popolo deluso dalla sinistra, subisce un'evoluzione, andando a pescare anche e molto da destra ed assumendo molti tratti tipici dello squadrismo e del diciannovismo della più becera destra. Fra questi vi è il leaderismo dei due capi incontrastati, Grillo e Casaleggio, i quali stanno imponendo una struttura fortemente gerarchizzata al movimento, che qui in Piemonte passa per la leadership di Davide Bono, consigliere regionale e portavoce del movimento, di fatto capo politico come e più di Grillo. [...] Tale lotta [No Tav] si caratterizza da venti anni per la sua trasversalità e tematicità: raccoglie dai leghisti, ai comitati territoriali, ai sindaci, passando per i partiti tipici della sinistra cosiddetta radicale, i comitati cattolici di base, fino agli autonomi dei centri sociali Torinesi, agli anarchici, ai Grillini. Da quando però, leader come Perino, ma non solo, hanno praticato l'endorsement per il moVimento, questo si è sempre più impossessato del movimento no tav, e man mano che ha evoluto il suo carattere diciannovista, è cresciuta anche la mancanza di democrazia e la pretesa di decidere tutto riguardo alle lotte sul tav. [...] 

è cambiato qualcosa. I Grillini, prima su  internet, e poi nei momenti preparativi per la manifestazione nazionale, rivendicano ed ottengono il cambiamento della partenza del corteo, del percorso e a quanto pare anche del logo che sponsorizza l'iniziativa, che dicono dovrà avere il marchio del Cinque Stelle. Questo ha prodotto non poco mal contento tra gli attivisti no tav, Valsusini e non, ma questo malcontento mal viene tollerato dai Grillini e dai leader storici del movimento e chi non condivide, come parecchi comitati cattolici di base, viene invitato - neanche troppo gentilmente - ad andarsene.

 

Come andrebbe affrontata questa situazione? L'auspicio è che ovviamente ci sia una reazione popolare che si opponga a tutto ciò e riporti il movimento no tav alla sua originaria trasversalità e compattezza. Ma questa manca da un bel po' di tempo: i centri sociali furono i primi a determinare una divaricazione rispetto alle masse valsusine ed alle forze più democratiche del movimento, con pratiche dimostrative, anche di forza, volte più ad un esercizio di lotta contro il potere statuale, personificato secondo loro dai poliziotti e persino dagli operai presenti nel cantiere, piuttosto che contro l'opera in sè.

 

Ora però, persino i centri sociali tacciono di fronte all'egemonia Grillina, un po' per rispetto dei territori Valsusini, come si fa trapelare a mezza bocca dai compagni, un po' perchè si teme l'estromissione dal movimento, come toccato ai cattolici di base e  a parecchi comitati territoriali. Di certo non è plausibile che forze comuniste accettino una marcia che diventerebbe sic et simpliciter del Movimento Cinque Stelle.

 

Questa è l'evoluzione più significativa da registrare, un'involuzione in senso intollerante ed insofferente per la democrazia partecipata, di cui tanto si riempiono la bocca gli esponenti Grillini, la quale rasenta appunto lo squadrismo, violenta nelle espressioni verbali, ma potenzialmente pericolosa anche a livello fisico.

 

D''altronde lo si è visto anche a livello nazionale, ad esempio con la cacciata dei cameramen Rai e delle tv sgradite dalle piazze dello Tsunami Tour."

Cosa è cambiato dalla prima parte del 2012 ad oggi? E come è giustificabile il nostro cambio di atteggiamento, prima improntato ad un tentativo di dialogo programmatico ed oggi di strenua opposizione?

Viene in nostro aiuto lo studio di due esponenti dell'Istituto Cattaneo, Piergiorgio Corbetta e Elisabetta Gualmini ("Il partito di Grillo, ed. Il Mulino) che ha indagato proprio l'evoluzione dei Cinque Stelle dalle amministrative del 2012 alla vigilia delle politiche del 2013.

Citiamo alcuni passi dall'introduzione di Gualmini: "[Con il] videodiscorso del 30 ottobre 2012 [...] Beppe Grillo annuncia formalmente l'avvio della campagna elettorale per le politiche 2013 [dicendosi] "capo politico" di un movimento". Per Gualmini le elezioni del 2012 "hanno rappresentato un punto di non ritorno per il Movimento".

Nella sua fase iniziale "ci troviamo davanti a una forza politica che affonda le proprie origini nell'humus dei movimenti e dei partiti della sinistra libertaria e radicale [...] da cui sono nati ad esempio i partiti dei Verdi in Germania e in altri paesi europei. Si tratta di quella silent revolution caratterizzata dalla lotta per l'affermazione di valori trasversali, post-ideologici e post-materialisti come i diritti civili e di pari opportunità, la pace, lo sviluppo solidale e l'ecologia".

Secondo l'autrice, la vicinanza di Grillo all'area della sinistra è testimoniata, oltre che dalle esibizioni politiche alle feste dell'Unita degli anni '80 e '90, anche "dall'appoggio, seppure turandosi il naso, al governo Prodi del 2006 e dal tentativo di candidarsi alle primarie per la segreteria del Pd nel 2009". E questo è un elemento che anche noi avevamo colto nel primo articolo pubblicato.

Tuttavia, ecco lo snodo delle amministrative 2012 in cui "il M5s inizia ad attrarre consensi dagli elettori del centrodestra, anche a fronte dello sfacelo della Lega [...] e della frantumazione del Pdl". Diviene un asso "pigliatutti": un movimento "che nasce in opposizione al sistema vigente dei partiti, di cui si denuncia l'inefficacia e il degrado secondo un arcinoto repertorio populista, e che poi finisce per essere esso stetto un partito, con i propri eletti nelle assemblee regionali e comunali [...] Un non partito che assume le vesti del partito [...] Che all'inizio raccoglie i transfughi della sinistra e che poi si sposta verso destra, collocandosi alla fine oltre qualsiasi rigida dicotomia tra sinistra e destra."

L'identikit dell'elettore tipo del M5s (al momento delle amministrative 2012) conferma da un lato la predominanza del centrosinistra (46,3%), ma dall'altro la crescita importante della componente di centrodestra (39%) cui si aggiunge il 14,2% proveniente dall'area del non voto. L'elettore tipo è prevalentemente maschio, tra i 35 e i 44 anni, diplomato e dipendente (in leggera prevalenza) del settore privato, distribuito su tutto il territorio. "Non ha una propensione a partecipare ad attività associative più elevata di quella degli elettori di altri partiti e non è un "escluso della società" (la componente del precariato risulta contenuta). Si distingue dagli altri partiti semmai per la lontananza dalla pratica e dal credo religioso e per la refrattarietà ad autocollocarsi sull'asse destra-sinistra."

L'autrice chiosa affermando che "I dati sui flussi elettorali [...] confermano l'ipotesi del mescolamento in atto tra sinistra e destra. Tra gli elettori che hanno votato il M5s nelle amministrative 2012, il 40% proviene dall'Idv e dalla Lega Nord, le due ali estreme da cui Grillo ha trascinato una consistente quota di elettori". In conclusione si afferma poi che "in una fase di crisi e di profondo "disallineamento" tra i partiti e il loro elettorato [...] il tassto di "volatilità", cioè di cambiamento nel voto tra un'elezione e l'altra sta aumentando moltissimo, esattamente come nel 1994 [vi è] una quota consistente di elettori (oltre un terzo) mobile e disponibile a cambiare partito. L'intenzione di voto per Grillo è allora il segnale più evidente di "disallineamento" e di presa di distanza dal sistema dei partiti".

Questa era la situazione alla vigilia delle elezioni politiche di Febbraio, quando si è verificato un nuovo spostamento di blocco sociale che si è riconosciuto nel grillismo.

Questo è esemplificato dai dati dello studio dell'Istituto Demos http://www.demos.it/a00831.php
Per citare Ilvo Diamanti, che ha commentato l'articolo per Repubblica (http://www.demos.it/a00832.php), "Il M5S, invece, ha assunto una struttura sociale interclassista. Da partito di massa all'italiana. Come la Dc e il Pci della Prima Repubblica. Primo fra gli imprenditori e i lavoratori autonomi, fra gli operai (40%), ma anche fra i disoccupati (43%). Fra i "liberi professionisti" (31%) e fra gli studenti (29%) - dunque fra i giovani.
In più, ha un impianto territoriale "nazionale". Distribuito in tutto il territorio.
Ciò induce a usare prudenza nel considerare il voto delle recenti elezioni come un evento violento, ma transitorio. Che è possibile riassorbire con strategie tradizionali. Attraverso grandi alleanze, tra vecchi e nuovi soggetti. Oppure integrando nell'area di governo gli "ultimi arrivati". Non è così. Perché il retroterra stesso delle tradizionali forze politiche, dopo una lunga erosione, è franato. Le stesse fratture politiche che hanno improntato la Seconda - ma anche la Prima - Repubblica oggi non riescono più a "dividere" e ad "aggregare" gli elettori. Siamo entrati in un'altra Storia. I partiti "tradizionali", per affrontare la sfida del M5S, non possono inseguirlo sul suo terreno. Blandirlo. Sperare di integrarlo. Scommettere sulla sua dis-integrazione. Al Pd, per primo. Non basta rinnovarsi, ringiovanire. Il Pd. Deve cambiare. "
 

 

Poche scarne note utili per iniziare un'analisi di Grillo e del suo movimento.

  • Il movimento 5 stelle è un partito che - è chiaro dagli scritti e dai comportamenti dei suoi responsabili - non possiede una teoria generale della società, dunque non possiede le caratteristiche minime che sono necessarie per governare uno Stato nazionale dentro un sistema economico e politico internazionale.
  • L'unico documento generale che esista è il suo programma, che è buono per amministrare al massimo un condominio o un quartiere (invito a leggere direttamente per rendersi conto).
  • Nella maggior parte delle discussioni con i suoi elettori, quasi sempre rintracciabili su internet e nei social network, di fronte a persone non convinte di un qualsivoglia aspetto del movimento, le risposte non sono puntualmente dirette a rendere fallaci le obiezioni, ma a distruggere l'interlocutore. L'elettore 5 stelle utilizza puntualmente risposte come "non sai", "non conosci", "non hai capito".
  • La sicumera dell'elettore è pari a quella di chi ritiene di conoscere, da prima della discussione, gli studi e gli interessi del suo interlocutore - il più delle volte uno sconosciuto incrociato su Facebook - perché tende all'identificazione di se stesso nell'altro. Come "io non sapevo", "io non conoscevo", "io non capivo" prima di votare 5 stelle, ora è il mio interlocutore non grillino a trovarsi in quella situazione. Questo è uno degli aspetto sociologici più interessanti da indagare, in quanto - ritengo - denota una modifica dei meccanismi cognitivi, della capacità di lettura del reale sociale e dell'influenza che i nuovi media che scoraggiano la conoscenza approfondita (tv, internet e i social network in particolare) hanno sulle persone.
  • L'approccio precedentemente descritto è identificabile nell'assunto "le mie idee coincidono con la Verità". Questo è l'atteggiamento tipico dei fedeli fondamentalisti e/o integralisti di una religione rivelata (le quali richiedono di credere ai dogmi, che sono veri senza necessità di alcuna spiegazione razionale) o dei seguaci dei pensieri unici totalizzanti, i quali al momento della presa del potere trasformano gli stati in totalitari, facendo della loro "verità" l'unica verità. De facto è il processo che conduce alla formazione delle dittature. 

Come prima conclusione, mi sento di affermare che, se anche il 5 stelle avesse un programma capace di risolvere i problemi dell'Italia, è la sua configurazione sociale, politica e - azzarderei - antropologica a renderlo una scelta sconsigliabile, anzi da evitare con forza. Almeno finché rimanga possibile esercitare una libera scelta politica.

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