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*la Sinistra del XXI secolo*

Pubblicato in Sinistra Sarda

La questione repubblicana (a partire dalla questione sarda) In evidenza

Lunedì, 10 Ottobre 2016 09:42 Scritto da 
Antonio Gramsci, padre della sinistra sarda Antonio Gramsci, padre della sinistra sarda

1. Nazionale dunque statale. O repubblicano?

Il dibattito politico e culturale nazionale (nel senso di: italiano) è fortemente condizionato da ciò che avviene nella Capitale.

Sull'esempio di quanto successe con Torino, non si può non negare che la costruzione dello stato italiano a partire da quello centralizzato piemontese (passando per l'esperienza romanocentrica e statolatrica del fascismo) sia avvenuta con forti spinte centripete a favore di Roma.

1.1. Democrazia integrale: restituire il primato politico della sovranità popolare su quella statale, all'interno della sovranità della Repubblica

L'art. 1 della Costituzione, dal quale si chiarisce il significato di democrazia integrale dispone che la sovranità "è e rimane nel popolo" (Silvestri): una innovazione giuridica che fece cadere completamente il "dogma della esclusiva sovranità dello Stato", dimostratosi storicamente infondato (Crisafulli).

La restituzione della sovranità al popolo - e specificamente alla sua maggioranza di coloro i quali sono costretti a lavorare per vivere - riguarda, dunque, al sistema dei rapporti tra lo Stato centrale e l'intera Repubblica Italiana. La sovranità popolare è, infatti, una sovranità repubblicana, che si esprime anche ma non solo attraverso il circuiuto politico democratico che porta all'elezione del Parlamento e, in subordine del Governo, mediante la partecipazione dei cittadini alla politica nazionale per il tramite dei partiti politici (art. 49). Ogni riduzione della sovranità del popolo al suo ruolo di corpo elettorale e, specificamente, di corpo elettorale delle istituzioni statali è una menomazione del concetto di sovranità del ppopolo previsto dall'art.1, una reductio della stessa alla mera sovranità dello Stato (cioè della classe dominante), in netta contraddizione con il disegno costituzionale.

L'esercizio della sovranità popolare, nella Repubblica Italiana concepita nella Costituzione, avviene (rectius: può e deve avvenire) attraverso molteplici forme, che non si esauriscono all'interno dello Stato, del Parlamento o della maggioranza di governo. L'esercizio delle proprie ragioni è consentito, con metodo democratico, attraverso plurime istanze: non solo gli istituti di democrazia diretta, ma anche mediante il ruolo svolto nelle autonomie territoriali, che fondano il "pluralismo istituzionale paritario" (Cammelli:2001a, 1274) stabilito dal nuovo Titolo V della Costituzione, secondo il quale lo Stato, le Regioni e gli enti locali si trovano sullo stesso piano e ugualmente contribuiscono alla costituzione complessiva della Repubblica.

La sovranità popolare è solo la sovranità repubblicana: per questo è incomprensibile la ritrosia dei partiti a concepire un'organizzazione confederativa territoriale, specie per quelli di sinistra, quando è nella storia della sinistra (Congresso di Lione del 1926 del Partito Comunista d'Italia) un programma istituzionale avanzato che almeno prevedeva la costituzione di una Repubblica federativa italiana composta da quattro Repubbliche: Repubblica del Nord, Repubblica del Sud, Repubblica di Sardegna e Repubblica di Sicilia.

2. Sardegna, Piemonte, Lombardia: la prospettiva unitaria delle sinistre autonome

2.1 La Sinistra Sarda: una prospettiva politica aperta

Fin dal 2011, Sinistra XXI propone la creazione di una Sinistra sarda come formula politica aperta e unitaria, che prenda atto della particolare struttura politica e sociale dell'Isola, nella quale è presente un tutt'altro che sopito movimento indipendentista, la cui maggioranza si schiera a sinistra, con alcune forze di derivazione marxista.

In vista delle elezioni regionali del 2014, l'allora gruppo sardo di Sinistra XXI partecipò alla costruzione della lista "Rifondazione - Comunisti Italiani - Sinistra Sarda", all'interno di un accordo di coalizione con il candidato di centrosinistra Francesco Pigliaru, che avrebbe dovuto essere il primo passo verso la costruzione di una piattaforma politica della sinistra in Sardegna.

Tuttavia, già nel periodo seguente alle elezioni, gli allora segretari del PRC (Giovannino Deriu) e del PdCI (Alessandro Corona) vennero meno all'impegno, mediante atti concreti e comunicati stampa con i quali sciolsero ex abrupto il patto concluso con i movimenti della Rete per la Sinistra sarda (Sinistra XXI, La Sinistra per la Sardegna, Socialismo 2000, Movimento per il Partito del Lavoro, indipendenti della sinistra autonomista, sovranista e indipendentista).

Il progetto di una piattaforma politica stabile della sinistra sarda venne ricondotto a quello più banale di un cartello elettorale transitorio, che una volta sciolto determinò l'isolamento dei partiti comunisti nella coalizione, e l'impotenza politica dei consiglieri comunisti, di fronte alla Giunta, dovuta alla presenza residuale nel Consiglio Regionale Sardo.

Da quella vicenda abbiamo imparato a non puntare sulle scadenze elettorali come impulso per accelerare i processi politici.

La costruzione di una piattaforma politica stabile della Sinistra Sarda rimane, per noi, un progetto strategico, come abbiamo pubblicamente ribadito allo stesso Consigliere Alessandro Unali, quando nel 2016 si pose il quesito su come dare un nome ed un volto ai 14mila sostenitori del 2014. Dopo pochi mesi, però, Unali decise di aderire al gruppo consiliare promosso dal Partito dei sardi, formazione culturalmente lontanissima dalla Sinistra sarda.

2.2. La sinistra piemontese

L'esperienza sarda ha, in generale, insegnato molto a tutto il movimento di Sinistra XXI.

Nello stesso 2014, anche il gruppo piemontese di Sinistra XXI aveva tentato di costruire una presenza della Sinistra Piemontese, i cui sostenitori erano candidati all'interno della lista di Sinistra Ecologia Libertà, all'interno della coalizione che elesse Sergio Chiamparino. L'evoluzione in senso negativo dei rapporti con SEL piemontese, non dissimile da quanto accaduto in Sardegna con PRC e PdCI, portò i compagni a cercare la costruzione, sul medio-lungo periodo, di una proposta stabile ed autonoma, mediante la costruzione del laboratorio della sinistra piemontese.

2.3. La sinistra lombarda

Nei giorni scorsi, anche il gruppo lombardo di Sinistra XXI ha iniziato a muovere i primi passi verso la costruzione di un percorso che sfoci in una piattaforma politica stabile della sinistra lombarda.

3. La prospettiva della nascita di una Sinistra unitaria Repubblicana

Esiste una spinta delle comunità politiche della sinistra presenti nelle autonomie regionali a realizzare soggetti politici capaci di sfruttare completamente le potenzialità del sistema delle autonomie, così come si sarebbe potuto sviluppare a seguito non solo della riforma del Titolo V della Costituzione, ma anche delle decisive sentenze del 2002 della Corte Costituzionale, le quali hanno riconosciuto l'esistenza di una sovranità popolare repubblicana, che quindi si esercita, con lo stesso grado di intensità, tanto nello Stato centrale quanto nelle autonomie locali che insieme compongono la Repubblica Italiana.

In particolare la Corte Costituzionale, nella sentenza n.106 del 2002 (rel. Carlo Mezzanotte), ha affermato che:

"il legame Parlamento-sovranità popolare costituisce inconfutabilmente un portato dei principî democratico-rappresentativi, ma non descrive i termini di una relazione di identità, sicchè la tesi per la quale, secondo la nostra Costituzione, nel Parlamento si risolverebbe, in sostanza, la sovranità popolare, senza che le autonomie territoriali concorrano a plasmarne l’essenza, non può essere condivisa nella sua assolutezza. [...]

L’articolo 1 della Costituzione, nello stabilire, con formulazione netta e definitiva, che la sovranità "appartiene" al popolo, impedisce di ritenere che vi siano luoghi o sedi dell’organizzazione costituzionale nella quale essa si possa insediare esaurendovisi. Le forme e i modi nei quali la sovranità del popolo può svolgersi, infatti, non si risolvono nella rappresentanza, ma permeano l’intera intelaiatura costituzionale: si rifrangono in una molteplicità di situazioni e di istituti ed assumono una configurazione talmente ampia da ricomprendere certamente il riconoscimento e la garanzia delle autonomie territoriali. Per quanto riguarda queste ultime, risale alla Costituente la visione per la quale esse sono a loro volta partecipi dei percorsi di articolazione e diversificazione del potere politico strettamente legati, sul piano storico non meno che su quello ideale, all’affermarsi del principio democratico e della sovranità popolare.

Il nuovo Titolo V [...] ha disegnato di certo un nuovo modo d’essere del sistema delle autonomie. Tuttavia i significativi elementi di discontinuità nelle relazioni tra Stato e Regioni che sono stati in tal modo introdotti non hanno intaccato le idee sulla democrazia, sulla sovranità popolare e sul principio autonomistico che erano presenti e attive sin dall’inizio dell’esperienza repubblicana. Semmai potrebbe dirsi che il nucleo centrale attorno al quale esse ruotavano abbia trovato oggi una positiva eco nella formulazione del nuovo art. 114 della Costituzione, nel quale gli enti territoriali autonomi sono collocati al fianco dello Stato come elementi costitutivi della Repubblica quasi a svelarne, in una formulazione sintetica, la comune derivazione dal principio democratico e dalla sovranità popolare."

Far coincidere l'idea di una "sinistra italiana" con quella di una "sinistra romanocentrica" è una lettura fuorviante - regressiva rispetto alla nostra Costituzione - che svilisce il concetto di "sovranità popolare repubblicana" sancito dalle importanti sentenze del 2002, nn. 106 e 306, della Corte Costituzionale (rel. Carlo Mezzanotte).

3.1. La sinistra italiana come unione politica delle Sinistre delle autonomie popolari

La sinistra può assumere come obiettivo lo sviluppo e l'espansione dell'esercizio popolare della sovranità all'interno delle comunità locali in cui il popolo risiede, senza peraltro mettere in dubbio l'unità e l'indivisibilità della Repubblica, bensì costituendo un efficace rimedo ai venti secessionisti di cui spesso si fanno portavoce quelle élites locali che fanno ricadere la difesa dei propri interessi come difesa degli interessi di tutta la popolazione del loro territorio, falsamente superando le divisioni di classe in una divisione territoriale tra un Nord prolifico ed un Sud inoperoso, all'interno dei quali riproporre lo sfruttamento di classe.

La costruzione di sinistre regionali autonome non contrasta con un processo di crazione di una sinistra repubblicana di tipo confederativo, orientata all'affermazone di un progetto di emancipazione delle classi subalterne a partire da un più immediato coinvolgimento delle masse nell'esercizio della sovranità popolare sul territorio repubblicano. Nell'ambito del processo di sviluppo del socialismo costituzionale repubblicano, questa nuova configurazione potrebbe costituire un  utile strumento per l'affermazione di una repubblica popolare delle autonomie che inveri la premessa di rendere sovrani i cittadini-lavoratori in tutte le componenti della Repubblica.

La difesa attiva della Costituzione, che coincide con la sua applicazione ed il suo potenziamento in senso progressivo, si sviluppa a partire da una configurazione più avanzata della Repubblica e del partito che ambisce a governarla e a modellare lo Stato su di esso. Data talee premessa, l'analisi della forma partito della sinistra farebbe intendere la sua volontà di costruire uno Stato centralista, ultraparlamentarista e gerarchico, poiché tale è il suo partito, che riprende le forme di quelli che erano in auge nello stato liberale. Poiché il partito non può non concepirsi come modello di organizzazione politica anticipatore dello Stato che prefigura, è auspicabile una costruzione della sinistra italiana come risultato della confederazione democratica di istanze plurali e paritarie, diffuse in tutta la Repubblica: una unione politica delle sinistre regionali, le quali a loro volta siano unioni politiche delle sinistre territoriali.

Non ci sono le condizioni per avere la Repubblica concepita nel 1926 dal partito del 1921? Vorremmo almeno non ritrovarci, nel 2017, uno stato ottocentesco concepito da un partito altrettanto antiquato nella sua organizzazione politica.


Marco Cammelli, Amministrazione (e interpreti) davanti al nuovo Titolo V della Costituzione, in Le Regioni, 2001

Ultima modifica il Martedì, 05 Dicembre 2017 17:26

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Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, Presidente Nazionale di Sinistra XXI e componente della Direzione Nazionale di Sinistra Italiana.
Laurea con lode in diritto costituzionale all'Università di Sassari, diploma post-laurea in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze. Ho fondato la Rete degli Studenti Medi (2008) e Sinistra XXI (2012).
Mi occupo di ricerca sui seguenti temi del diritto pubblico: sovranità, globalizzazione, socialismo costituzionale, forme di stato-governo, partiti

Sito web: www.avvocatoalessandrotedde.it

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