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*la Sinistra del XXI secolo*

Pubblicato in Lavoro & Partecipazione

NO al Reis: la Sen. De Petris fa perdere 400 mila voti a Sinistra Italiana?

Sabato, 11 Marzo 2017 10:11 Scritto da  Alessandro Tedde, Antonino Martino
La Sen. Loredana De Petris, presidente dei senatori di Sinistra Italiana La Sen. Loredana De Petris, presidente dei senatori di Sinistra Italiana

Il Reis è una misura nazionale rivolta alle famiglie che vivono in stato di povertà assoluta.

Il voto contrario di Sinistra Italiana a questo provvedimento si rivela, dunque, un segnale profondamente sbagliato a questi 400 mila nuclei familiari beneficiari. Sappiamo bene anche noi che la norma sia certamente insufficiente (sul piano meramente economico, così come sul piano politico della cittadinanza dei poveri in questo Stato), ma, comunque, verrà inteso dagli strati popolari e dal sottoproletariato come un miglioramento, anche se di poco, della propria condizione di vita.

400 mila nuclei familiari poveri, in Italia, non vedranno questo sussidio come prodotto di una lotta (per quanto critica) di Sinistra Italiana, bensì come concessione dell'avversario di classe: è la scelta tattica più antipopolare che si potesse compiere in questo momento.

La vera scissione che minaccia la sinistra è quella dalla realtà: una realtà nella quale chi dovremmo rappresentare e fare partecipare (i poveri, anche i lavoratori poveri di cui è piena l'Italia) apprezza i miglioramenti, per quanto minimi, della propria condizione. Persino il Movimento 5 Stelle è riuscito a mantenere una posizione più sensata (incredibile!), perlomeno astenendosi sul provvedimento.

Un partito capace di mantenere una connessione con il suo referente sociale avrebbe fatto con forza le proprie proposte dettagliate, ma non avrebbe votato contro 400 mila famiglie povere. Un partito serio avrebbe votato a favore del provvedimento (non trattandosi di un voto sottoposto a fiducia, non aveva alcun valore politico generale di sostegno al Governo Gentiloni) e, un minuto dopo, avrebbe lanciato una campagna nazionale per spiegare al popolo l'assoluta insufficienza del provvedimento.

La posizione della Sen. De Petris, invece, si presenta come massimalista (appunto perché dice "o tutto quello che vogliamo noi o niente") e, al contempo, estremamente moderata (perché rivendica, come alternativa, un altro provvedimento di introduzione del reddito che rimane un patrimonio politico, in giro per il mondo, dei liberali, dei socialdemocratici e, in Italia, dei democristiani, a partire da Costantino Mortati, capo delegazione DC alla Costituente).

Nella scorsa direzione nazionale, abbiamo ufficializzato la nostra intenzione di lavorare per il recupero dei compagni rimasti disorientati dagli avvenimenti del Congresso.

Abbiamo messo a disposizione del segretario nazionale tutta la nostra capacità di convinzione nei confronti dei compagni che, delusi o amareggiati, pensavano di non rimanere nel partito. Chiaramente, per il profilo marcatamente marxiano della nostra proposta, abbiamo detto che avremmo fatto questo avendo un occhio di riguardo per i soggetti più deboli: quando, infatti, rivendichiamo un partito lavorista, facciamo appello a tutti i "soggetti del lavoro", cioè a tutti coloro i quali devono lavorare per vivere, a partire, dunque, dai disoccupati e inoccupati, a maggior ragione se sotto la soglia di povertà.

Speriamo, però, che il compagno segretario non ci abbia frainteso: i nostri telefoni, infatti, sono bollenti, a causa di decine di compagne e di compagni che chiedono perché Sinistra Italiana abbia votato contro l'introduzione del Reddito di inserimento per 400 mila famiglie, e lo chiedono a noi (che peraltro non abbiamo mai fatto mistero di considerare le varie forme di reddito, anche le più radicali, come proposte moderate rispetto all'obiettivo della costruzione di una vera democrazia socialista, in cui i lavoratori non debbano percepire il salario come variabile dipendente, ma come variabile indipendente).

Facciamo un appello al segretario: abbiamo preso l'impegno di salvare il partito dalla perdita di grosse fette di militanti di base, di aderenti e di elettori, ma non possiamo fare tutto noi!

Per questo, chi fa parte della segreteria nazionale (come la Sen. De Petris, invitata permanente in qualità di presidente dei senatori di SI) dovrebbe sostenere il segretario nell'amministrare correttamente il partito, anziché tendergli dei tranelli culturali, facendo rivivere i fasti della propria gioventù demoproletaria, all'insegna del "tanto peggio, tanto meglio".

Il Reis è una misura nazionale rivolta a tutte le famiglie che vivono la povertà assoluta in Italia.

Ritengo, quindi,sbagliatissimo il voto contrario con il quale si è espressa Sinistra Italiana. Dire no ad una norma certamente insufficiente ,ma che migliora anche se di poco, la condizione di circa quattrocentomila poveri in Italia,è quanto di più antipopolare si potesse compiere in questo momento. La vera scissione che minaccia la sinistra è quella dalla realtà: una realtà nella quale coloro che dovremmo rappresentare e fare partecipare( i poveri, anche i lavoratori poveri di cui è piena l'Italia) apprezzino tutti i miglioramenti, anche minimi, della loro condizione. Persino il Movimento Cinque Stelle si è astenuto sul tema. Un partito capace di mantenere una connessione con il suo referente sociale,avrebbe fatto le sue proposte dettagliate, ma non avrebbe votato contro il Reddito di Inserimento Sociale.

Ultima modifica il Martedì, 14 Marzo 2017 08:30

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4 commenti

  • Alessandro Tedde inviato da Alessandro Tedde
    Giovedì, 16 Marzo 2017 08:23

    Non v'è dubbio che il provvedimento sia scorretto (come tutte le forme di reddito, universale o meno, che contrastino con gli art. 1, 3.2 e 4 Cost., solo per guardare ai principi generali della Carta), ma l'articolo non entra nel merito del provvedimento bensì dell'atteggiamento sbagliato di una forza riformista come SI nei confronti del proprio (presunto) referente sociale.

  • Gianni Perilli inviato da Gianni Perilli
    Giovedì, 16 Marzo 2017 05:50

    già il titolo è fuorviante: stiamo parlando di REI e non del REIS proposto dalla "Alleanza contro le povertà". Come dichiara lo stesso Roberto Rossini, presidente Acli, il Ddl «è quasi esattamente quello che noi abbiamo proposto, ma manca il tema dell’universalità della prestazione. Nel provvedimento persistono alcune categorie beneficiarie, mentre noi partiamo da un criterio del reddito, senza categorie».
    Il provvedimento passato a maggioranza non permette a tutti i 4,6 milioni di «poveri assoluti», senza contare gli oltre 8 milioni di «poveri relativi» (i working poors, i poveri che lavorano) di accedere al sostegno indipendentemente dall’appartenenza a una categoria. Il REI, così com’è stato concepito, non garantisce nemmeno l’acquisto del paniere di beni e servizi in grado di mantenere una vita dignitosa. Si tratta di una misura di «workfare», la prima sperimentazione italiana di un sistema di «politiche attive del lavoro» che in Germania è tristemente noto come «legge Hartz IV». Come scrive Roberto Ciccarelli su il manifesto "Il rischio di simili misure è quello di governare la povertà attraverso la povertà, ingabbiando i soggetti all’interno di una trappola da cui è difficile uscire".

  • Alessandro Tedde inviato da Alessandro Tedde
    Lunedì, 13 Marzo 2017 18:01

    Ciao Riccardo,
    come stiamo provando a spiegare da giorni (con scarsi risultati, peraltro), l'oggetto del presente articolo non è la condivisione del provvedimento (abbiamo scritto della nostra contrarietà nello stesso articolo), bensì del fatto che ci pare che questo tipo di posizionamento risulti incomprensibile al nostro blocco sociale.
    Mi spiego: se Sinistra Italiana continua a presentarsi come un partito riformista, chi guarda ad essa si aspetterebbe un approccio gradualista e dunque la "non contrarietà" (espressa nelle più varie forme) ad un provvedimento parziale, ma migliorativo. Il voto contrario, non giustificato da una mobilitazione generale a supporto delle proprie tesi, bensì con l'insulsa dichiarazione "votiamo no perché si tratta di un pannicello caldo", invia un segnale assolutamente negativo al nostro blocco sociale. È questo che noi contestiamo nell'articolo: se vuoi dire no ad un provvedimento che per centinaia di migliaia di famiglie sarà concepito come migliorativo della propria condizione devi organizzare una mobilitazione generale che informi e rilanci il piano della rivendicazione generale. Non puoi limitarti a votare contro, rilasciare una dichiarazione insulsa alla stampa e sentirti in pace con la tua coscienza. È questo il senso dell'appello al segretario Fratoianni: smetterla di dare segnali contrastanti all'elettorato.

  • Riccardo inviato da Riccardo
    Lunedì, 13 Marzo 2017 07:37

    Sinceramente, penso che abbia fatto bene la De Petris.
    Perché il sussidio a quelle 400,000 famiglie in condizione di povertà assoluta costituisce movente per lasciare il restante 1,400,000 famiglie senza sussidi ancora a lungo.

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