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*la Sinistra del XXI secolo*

Partito Lavorista (17)

Nella società complessa, è pienamente politico il partito rivoluzionario che affronta, insieme agli oppressi, tutte le grandi questioni del suo tempo, mediante la ricerca teorica tesa a delineare un progetto di socialismo ed una strategia per realizzarlo, anche combinando una pratica sociale ed una organizzazione unitarie.

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Un articolo per provare a ricapitolare, punto per punto, l'azione intrapresa dai compagni di Sinistra XXI che stanno dentro Sinistra Italiana ed anche per fare il punto sul processo politico che porterà alla costituzione ufficiale di SI nel congresso di Rimini dal 17 al 19 febbraio.
Venerdì, 09 Dicembre 2016 11:05

Attuare la Costituzione

Scritto da in Partito Lavorista

Costruire una rete per l'attuazione socialista della Costituzione

L'attenzione mediatica sulla vittoria del 4 dicembre 2016 è scemata e sussiste il rischio che il risultato referendario possa essere disatteso se non si mantengono in tensione le energie di militanza e di passione civica che è stato mobilitato a difesa della Costituzione. Serve, pertanto, autorganizzare una rete per attuare la Costituzione in senso socialista che promuova una difesa attiva della Costituzione lavorista.

 

«La parola ‘sinistra’ è segnata dal marchio dell’insufficienza, condannata da un destino inscritto nella sua stessa etimologia latina: sinisteritas significa inettitudine, goffaggine».

M. Cacciari, Il concetto di sinistra, Roma, 1981.

Il concetto di politico si sviluppa secondo l’opposizione amico-nemico, come delineato da Carl Schmitt e restituitoci da Mario Tronti, e ciò ci dice che una forza politica della sinistra non può nascere se non come opposizione a ciò che oggi è destra. Da tale premessa deriva un elenco di proposizioni valevoli come principi costitutivi della sinistra del XXI secolo:

  1. La primazia logico-temporale del lavoro sulla libertà, cioè del principio lavorista su quello liberale. Una concezione per la quale è il lavoro che emancipa l’uomo e che, pertanto, l’emancipazione dal lavoro, cioè la libertà assoluta dell’individuo, sia nient’altro che una conseguenza dell’emancipazione del Lavoro, cioè del soggetto collettivo di contraddizione al Capitale, come individuato da Karl Marx.

  2. Da ciò discende che il rivendicato potere popolare è quello di un popolo ben connotato e precisamente di quella frazione dell’insieme dei cittadini che lavora per rendersi libero e, così facendo, libera la società intera. È il popolo lavoratore, quello e nessun altro, il popolo per cui la sinistra rivendica il potere. Non è dunque un popolo indistinto e scevro dalla connotazione di classe, bensì è il popolo composto da tutti coloro i quali sono “soggetti del lavoro” in quanto “soggetti al lavoro” (secondo una delle tre condizioni servili che da esso discendono: di assenza, di precarietà, di obbligo). La loro liberazione individuale, non potendo avvenire attraverso il Capitale che non possiedono né in forma finanziaria, né reale, non può appunto che avverarsi per via del lavoro, il quale, dunque, costituisce il vero dominus delle loro vite, poiché è l’unico elemento che determina la loro libertà. In ultima analisi, la libertà del cittadino uti singulus è nient’altro che il potere di decidere del e sul proprio lavoro.

  3. Per decidere del lavoro, bisogna avere la meglio sull’altro polo della dicotomia e cioè sul Capitale: bisogna dunque decidere della politica economica e per fare questo, al minimo, bisogna conquistare lo Stato. Ma conquistare lo Stato, cioè governarlo, non basta: serve una prospettiva di rivoluzionamento generale. Perché il Lavoro (soggetto) comandi sul lavoro (oggetto), è necessario annientare ciò che si contrappone alla sua liberazione e cioè il secondo polo dicotomico: il Capitale. L’affermazione del potere del popolo lavoratore è l’annientamento del sistema in cui prospera il suo nemico. Il programma del governo lavorista e popolare dello Stato o è socialista, cioè opposto al capitalismo, oppure non può essere la coerente espressione del movimento popolare del lavoro.

  4. Il socialismo, come oggetto di una politica generale, non può negare il soggetto che lo pone, cioè il popolo lavoratore in quel determinato luogo ed in quella determinata fase storica: pertanto, il programma del popolo lavoratore, affinché esso sia sovrano della e sulla fase storica di governo dello Stato, deve essere coerente con le premesse della propria sovranità. Il socialismo del popolo lavoratore è conforme al nocciolo duro dei principi fondamentali della Costituzione che riconosce la sovranità al popolo del lavoro su cui si fonda la Repubblica democratica (cioè in cui governa il popolo), che è più dello Stato-apparato, è Stato-comunità, cioè è l’unione sovrana delle autonomie del popolo, non solo territoriali (come le Regioni) ma anche funzionali (come le comunità scolastiche e gli organi di autogoverno operaio)

La sinistra, oggi, affinché non rischi di diventare goffamente una destra deve essere tutto questo: un partito lavorista e popolare con un programma di fase orientato al governo democratico della Repubblica verso un Socialismo che esalti i fondamenti della sua Costituzione.

* Contributo inviato a Cosmopolitica (Roma, 19-21 febbraio 2016) in qualità di Presidente di Sinistra XXI.

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