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*la Sinistra del XXI secolo*

Venerdì, 26 Settembre 2014 07:20

I "ma anche" del Pd sugli F35.

Nei giorni scorsi, alla Camera si è avuta un'altra dimostrazione del congenito "ma anche" che affligge il Pd fin dalla sua nascita.

Tre le mozioni sugli f35 in votazione: bocciata quella di Sel, Civatiani e Cnque Stelle che era per l'abolizione dei finanziamenti ai Caccia F35; approvata quella del Pd, volta a dimezzare gli f35, ma non votata dai Civatiani.

A questo punto, si potrebbe dire che è meglio un dimezzamento rispetto al mantenimento del programma.

Peccato che

"Il movimento operaio avanza, di sconfitta in sconfitta, verso la vittoria finale." (The Militant)

La recente sconfitta di Renzi sul voto al Senato indica comunque l'esistenza di alcune crepe all'interno del Pd. Quei pochi parlamentari dissidenti (uniti alle opposizioni di sinistra) possono svolgere, almeno nella Camera Alta, un ruolo di "guastatori" che è fondamentale. Di tale possibilità dovremmo divenire consapevoli tutti e, soprattutto, dovrebbe divenirne consapevole il gruppo cosiddetto dirigente dell'Altra Europa.

Le mie perplessità sul percorso sardo de "L'Altra Europa con Tsipras".

1)Ambiguità del regionale di SEL.

SEL Sardegna non ha ancora chiarito la propria posizione: è' interna o esterna a questo percorso?

A livello nazionale SEL è, a pieno diritto, uno dei soggetti promotori e i suoi referenti sardi, non essendo usciti dal partito, dovrebbero avallare il percorso locale de L'Altra Europa. Tuttavia, già la prima assemblea regionale non ha visto la partecipazione della segreteria regionale, né dei consiglieri regionali, in quanto non ne riconoscevano la legittimità. Dai nomi del nominato coordinamento, pare che permanga la situazione di "stallo".

E' bene che la Lista "L'Altra Europa con Tsipras" abbia una affermazione. Ma a prescindere dai risultati delle europee, è urgente che anche SEL si metta in gioco per andare ad una stretta che ponga nel campo della sinistra un nuovo partito, plurale, dal basso, popolare, includente e che rinvii a tempi ragionevoli il tema della identità. In ogni caso noi socialisti dovemmo darci un ruolo, in questo quadro, per predisporre il secondo passaggio.

I giovani della mia generazione, cresciuti ascoltando i racconti del "più grande partito comunista dell'Occidente", oggi assistono al pessimo teatrino della sinistra in Sardegna, fatto di sotterfugi, di risse, di furberie.
Il Partito Democratico è il "partito che non c'è": un'accozzaglia di correnti e correntine personali, in continua lotta fra loro, cui è servito un mese mettersi d'accordo sui nomi per la Giunta Pigliaru e che già si prepara al nuovo scontro, sulla pelle dei cittadini chiamati alle primarie per il candidato sindaco a Sassari, dove giorno per giorno si moltiplicano i candidati democratici.
Sel è attraversata dalla lotta Uras-Piras, resa palese durante il toto-assessori: una lotta fratricida tutta interna al gruppo dirigente e che poco rileva per le sorti delle persone che stanno fuori. Intanto, si aggiungono le dimissioni del Segretario nazionale dei Rossomori Melis che, i ben informati, ricollegano alla gestione padronale del partito da parte del presidente Gesuino Muledda.

Passato il momento dell'insediamento, in cui Matteo Renzi, sulla scia della vittoria rottamatrice, annunciava "una riforma al mese", il fiorentino ha avuto qualche cambio di stile. Forse ha fortunatamente capito che la politica, specie a livello nazionale, conosce pesi e contrappesi democratici: non è quindi tanto facile stradicare tutto da soli.

Ciò non gli ha impedito di procedere con un disegno che incorpora due tradizioni politiche europee, forti anche se sconfitte: un mix di democrazia cristiana e blairismo frutto di una tradizione liberaldemocratica in salsa italiana, che riunisce il liberismo e quel pizzico di populismo e paternalismo. Sul campo delle riforme, ha subito mostrato di voler tagliare quel minimo di rappresentanza di classe che esiste in Italia: alla Camera è già passato l'italicum con l'ulteriore innalzamento dello sbarramento, niente preferenze e niente quote rosa.

Ma come hanno affrontato questa legge elettorale ii partiti e le aree della sinistra?

Dopo l'importante e molto riuscita assemblea di Roma del 18 gennaio, ad Asti il 4 febbraio 2014 presso la Casa del Popolo in via Brofferio 129, si è dato seguito alla iniziativa regionale del Piemonte: per unire e rinnovare la sinistra, unire i comunisti, dare rappresentanza politica al mondo del lavoro.

Hanno partecipato: Azione Civile, CGIL, Costituente per i beni comuni, FIOM, Movimento 2 giugno, Movimento per il Partito del Lavoro, PdCI, PRC, Rosso Ideale, SEL, Sinistra XXI e altre associazioni.

Ecco l'intervento di Antonino Martino, vicepresidente nazionale di Sinistra XXI.

Care compagne e cari compagni,

Sinistra XXI accoglie con soddisfazione questa iniziativa in quanto, per la prima volta dopo tanto tempo, si evoca una parola di cui in questi anni tanto si è sentito il bisogno e che troppo poco, o meglio: per niente, abbiamo potuto ascoltare e praticare, ovvero la parola unità.

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