Accedi ai servizi con il tuo nome utente e password

Accedi - Registrati

*la Sinistra del XXI secolo*

Il Pseper come lo abbiamo conosciuto finora, pare giunto ad una crisi.

Dopo la proposta fatta nell'ultimo congresso dai socialdemocratici tedeschi di cambiare il nome del partito Europeo in Socialisti e Democratici (uniformandolo a quello del gruppo nel parlamento Ue), arriva dall'Italia una stoccata all'assetto dell'attuale Pse.

Il Partito Democratico e Forza Italia vogliono l'unità europea e la moneta unica, senza mettere in discussione le politiche di austerity degli ultimi decenni.

Dicono di voler mettere in discussione l'austerity, ma non hanno credibilità, dopo avere votato il "fiscal compact" che costringerà per i prossimi venti anni le politiche di bilancio dell'Italia, nonché dopo aver costituzionalizzato il pareggio di bilancio nella nostra Costituzione, sotto pressione della Troika.

I giovani della mia generazione, cresciuti ascoltando i racconti del "più grande partito comunista dell'Occidente", oggi assistono al pessimo teatrino della sinistra in Sardegna, fatto di sotterfugi, di risse, di furberie.
Il Partito Democratico è il "partito che non c'è": un'accozzaglia di correnti e correntine personali, in continua lotta fra loro, cui è servito un mese mettersi d'accordo sui nomi per la Giunta Pigliaru e che già si prepara al nuovo scontro, sulla pelle dei cittadini chiamati alle primarie per il candidato sindaco a Sassari, dove giorno per giorno si moltiplicano i candidati democratici.
Sel è attraversata dalla lotta Uras-Piras, resa palese durante il toto-assessori: una lotta fratricida tutta interna al gruppo dirigente e che poco rileva per le sorti delle persone che stanno fuori. Intanto, si aggiungono le dimissioni del Segretario nazionale dei Rossomori Melis che, i ben informati, ricollegano alla gestione padronale del partito da parte del presidente Gesuino Muledda.

Passato il momento dell'insediamento, in cui Matteo Renzi, sulla scia della vittoria rottamatrice, annunciava "una riforma al mese", il fiorentino ha avuto qualche cambio di stile. Forse ha fortunatamente capito che la politica, specie a livello nazionale, conosce pesi e contrappesi democratici: non è quindi tanto facile stradicare tutto da soli.

Ciò non gli ha impedito di procedere con un disegno che incorpora due tradizioni politiche europee, forti anche se sconfitte: un mix di democrazia cristiana e blairismo frutto di una tradizione liberaldemocratica in salsa italiana, che riunisce il liberismo e quel pizzico di populismo e paternalismo. Sul campo delle riforme, ha subito mostrato di voler tagliare quel minimo di rappresentanza di classe che esiste in Italia: alla Camera è già passato l'italicum con l'ulteriore innalzamento dello sbarramento, niente preferenze e niente quote rosa.

Ma come hanno affrontato questa legge elettorale ii partiti e le aree della sinistra?

Sabato, 14 Dicembre 2013 12:16

Dopo Renzi e Oltre il PD.

La vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd segna, anche simbolicamente, la fine di un'era.

Nessun esponente del fu Pci, né di altre forze del movimento operaio guida più il partito che ancora da molti viene considerato il più grande della sinistra. Letta e Renzi, premier e segretario entrambi provenienti dal mondo Dc, relegano l'eredità, seppur flebile, del Pci a fare minoranza nel partito.

Questo non può lasciare indifferente quella sinistra che vuole ricostuire un soggetto politico di classe, capace di porsi la sfida del governo (diciamolo: della conquista del potere), senza soggiacere invece alla governabilità e compatibilità col sistema capitalista. Non siamo oggi in grado di sapere come sarà il Pd renziano, anche se i suoi programmi non lasciano sperare nulla di buono. Sicuramente però possiamo dire cosa dovrebbe fare la sinistra.

Nelle conclusioni dell'ultima direzione nazionale, Nichi Vendola ha esplicitato ciò che in via informale si dice da tempo: SEL chiederà l'adesione al PSE, il Partito del Socialismo Europeo, a cui aderisce il PSI ma non il PD.

Le reazioni - a sinistra e specie tra i vecchi compagni di strada - sono state tendenzialmente negative, come se non fosse ancora chiara la mutazione in atto da tempo in una parte della sinistra che aveva fondato Rifondazione Comunista nel 1991 (il cui inizio è per noi nell'abbandono del leninismo da parte di Bertinotti nei primi anni '2000 anziché nella scissione vendoliana del 2008).

Autori