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*la Sinistra del XXI secolo*

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Sinistra XXI - Torino

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Lunedì, 07 Gennaio 2013 18:19

Le contraddizioni di Ostellino

Scritto da in Notizie

da L'Unità del 6-01-2012, p. 18.

Pochi giorni fa (Corriere della Sera del 2 gennaio) Piero Ostellino, indotto da un servizio televisivo, si è scagliato contro il welfare dei paesi nordici, e, per questa via, contro l'idea di welfare in generale. Gli argomenti usati sono fra i più noti dell'ideologia liberal-conservatrice, anche quando espressa con argomenti meno semplicistici dei suoi. In sostanza Ostellino sostiene che è preferibile la via americana che ha "dato vita ad un Paese autenticamente liberal-democratico, e che si sostanzia nell'amore per la libertà e la democrazia, per non parlare della ricerca del successo professionale e della legittimità del denaro guadagnato col duro lavoro. L'altra, quella europea, fondata sulla collettiva dipendenza dal potere politico, ispirata a una religiosità ecclesiale" ... "incarnata, dapprima, nel feudalesimo istituzionale, economico e sociale, poi, nel razionalismo giacobino e elitario francese e legittimata dalla dipendenza dalle autorità ecclesiastiche". Ostellino non si lascia spaventare dal mostruoso minestrone di contraddizioni storiche della propria argomentazione. Ma la Storia ha i suoi fatti.

Venerdì, 28 Dicembre 2012 14:11

Per una sinistra regressiva.

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No: non siamo diventati antimodernisti, né decrescitisti (non tutti almeno), né ci siamo dati a qualche "terza via" nuovista che coniughi i concetti di sinistra e di regresso.

Siamo solo un po' provocatori.

Questo titolo, al contempo, palesa e cela la nostra provocazione: in un momento storico in cui la Sinistra sparisce dalla quotidianità delle persone ed i pochi naufraghi rimasti si rifugiano sul web - nel chiacchiericcio volgare, vociante e astioso di Facebook o nella potenza dell'impotente soliloquio di un blog - noi facciamo i bastian contrari.

Lunedì, 03 Dicembre 2012 18:48

La Syriza la famo all'Italiana.

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Eh già, in Italia Syriza la famo all'Italiana.

Left ha sentenziato: il presunto Quarto polo, che si formerà tra (pare) mezza Alba, il PRC (o almeno la sua maggioranza) e con De Magistris come padre nobile, è la nostra Syriza. Che poi Syriza sia formata da partiti e movimenti anticapitalisti, mentre in Italia vi sarebbero un partito comunista guidato da un socialista massimalista (il Prc), un po' d'intellettuali ed un ex magistrato che fanno la corte a IDV (che in Europa aderisce ai Liberali Europei). Forze che, tranne il PRC, di anticapitalista non hanno nulla.

Martedì, 27 Novembre 2012 20:47

Resoconto Tavolo Tecnico Jabil

Scritto da in Notizie

Al tavolo tecnico di lunedì 12 novembre tenutosi presso il Comune di Cassina de' Pecchi erano presenti :                                                                                                                                       Il Sindaco di Cassina de' Pecchi on. D'Amico, il rappresentante della Regione dott. Matone, l'assessore provinciale al lavoro Del Nero, il presidente di Invitalia dott. Citerni di Siena, il dott. Granata in rappresentanza del Comune di Milano, la dott.sa Pavone per la Prefettura, i prof. Di Gregorio e Mauri dell'Università Bicocca e l'ing. Cipriano, un imprenditore del settore aerospaziale, oltre alle rappresentanze sindacali.

Il tavolo è stato introdotto dal Sindaco che ha innanzitutto comunicato che la A.D.  di Nokia-Siemens dott.sa Cappello non poteva essere presente in quanto impegnata a Milano in un incontro con Monti ma che ribadiva la partecipazione di NSN al tavolo tecnico e dopo il giro di presentazioni ha ricordato quello che era scaturito dai due precedenti incontri, cioè il protocollo d'intesa sul mantenimento della vocazione industriale dell'area e l'impegno del Ministero dello Sviluppo economico (MISE) di dare mandato ad Invitalia  per attivare un progetto di rilancio del sito industriale.                                                                                                Il primo a prendere la parola è stato il dott. Matone (Regione Lombardia) che ha confermato l'impegno della sua struttura per favorire il ricollocamento e la presenza di fondi stanziati in maniera specifica per i lavoratori  ex-Jabil ed ex-Eutelia per circa 1,2 milioni di euro. Il successivo intervento dell'assessore provinciale Del Nero ha confermato quanto detto in precedenza dichiarando che il bando per la gestione di questi fondi sarà pronto per la fine di novembre ed ha comunque ribadito che questi soldi possono essere a disposizione anche di chi vuole riassumere i lavoratori nell'area di Cassina dè Pecchi.

Ad intervenire è ora il dott. Citerni di Siena (Invitalia) che ribadisce la propria disponibilità a partire con uno studio di progetto per il rilancio dell'area industriale ma che non ha ancora ricevuto il mandato ufficiale dal Mise da cui la struttura dipende e per conto del quale svolge la propria attività in tutta Italia ed in ogni settore industriale.                                                                         A questo punto il Sindaco ricorda a tutti i presenti l'impegno preso dal rappresentante del Mise durante l'incontro del 23 luglio quando disse di dare immediatamente mandato ad Invitalia per studiare un progetto di sviluppo industriale per l'area in oggetto "attuativo entro  6 mesi". Il presidente di Invitalia si dichiara all'oscuro di tutto ciò e, confermando la propria disponibilità ad iniziare in qualunque momento a lavorare per un progetto di rilancio del sito industriale, si impegna a contattare il responsabile del Mise per chiarire la situazione. A parlare è ora il dott. Granata (Assessorato lavoro Comune di Milano) che ribadisce la volontà del Comune di Milano di essere parte attiva del tavolo tecnico in ottica città metropolitana e di poter dirottare, in accordo con l'amministrazione comunale di Cassina D/P,  eventuali fondi per le start-up di nuove aziende che si insediano nell'area.

Ora a prendere la parola sono i rappresentanti dei lavoratori R.Giudici (FIOM milano), R.Malanca e F.Galloro (Rsu FIOM Jabil) che esprimono la propria irritazione per la mancanza di rispetto del Mise nei confronti di tutti i lavoratori e dei partecipanti al tavolo tecnico, ma al contempo invitano le istituzioni regionali ha non trasformare l'atteggiamento del Ministero in un alibi per non intervenire a loro volta. Una regione come la Lombardia non può dipendere esclusivamente dal Ministero ma deve essere in grado con le proprie strutture di sostenere e rilanciare le attività industriali sul proprio territorio. Dal canto suo la Fiom ribadisce la volontà di continuare nella lotta a fianco dei lavoratori per impedire la chiusura dell'ennesimo sito industriale ed ammonisce le istituzioni dal perdere altro tempo prima di decidersi ad intervenire.

I prof. Di Gregorio e Mauri (Politecnico) confermano nei loro interventi quanto sia stata proficua la collaborazione tra le università e la struttura industriale di Cassina D/P nel corso degli anni e di quanto sia deleterio anche per loro la dispersione e la conseguente perdita del know-how tecnologico dei lavoratori di questo sito. Si dichiarano altresì disponibili a collaborare con le rappresentanze sindacali per poter creare opportunità di rilancio dell'area intercettando per esempio le esigenze di aziende del settore che cercano opportunità di sviluppo.

L'ultimo ad intervenire è l'ing. Cipriano che si lamenta del fatto che aziende come la sua che vogliono espandersi non trovino delle strutture adeguate a soddisfare tutti i requisiti di qualità e di sicurezza necessari per le produzioni di alta tecnologia mentre ci sono delle aree industriali come quella di Cassina D/P che hanno tutti questi requisiti ma che vengono lasciate colpevolmente morire.

L'incontro si chiude con  la dichiarazione della dott.sa Pavone della Prefettura che si impegna ad inviare al Mise una richiesta di chiarimenti sugli impegni presi e non mantenuti, allo stesso modo il Sindaco di Cassina D/P e tutte le istituzioni redigeranno e sottoscriveranno un documento analogo nel quale esprimeranno il proprio rammarico per l'atteggiamento del Ministero e faranno le opportune pressioni affinchè si possa mantenere fede agli impegni presi.

I lavoratori di Jabil e di NSN continueranno nelle loro lotte per arrivare ad una soluzione di continuità lavorativa nell'area industriale di Cassina D/P.

Lunedì, 26 Novembre 2012 10:45

Riaprire il partito per riaprire la partita 2.

Scritto da in Notizie

Vendola è terzo. Le sue percentuali coincidono, più o meno, con quelle di Bertinotti del 2005. Questo, per la sinistra, è un risultato positivo.

In una fase in cui la sinistra politica è sparita, si dimostra che sul versante programmatico essa possa ancora contare sulla presa su un bacino di elettorato stabile.

Vendola, ieri sera, ha sostenuto che le primarie sono state descritte dai media come la resa dei conti nel PD. Questo secondo turno rischia di diventare tale. E' una prospettiva che non ci interessa e che sembra non interessare neanche lo stesso Vendola.

Vendola afferma di avere un risultato penalizzato dalla mancanza di un grande partito alle spalle. E' chiaro che SEL, se non vuole morire sotto i colpi della marginalità e della subalternità a Bersani, debba aprire un percorso nuovo. Serve il soggetto politico del lavoro, ove la partita dentro il PD si gioca tra chi sostiene apertamente il Capitale (Renzi) e chi sostiene l'equidistanza/equivicinanza tra Capitale e Lavoro (Bersani). Serve un soggetto politico della Sinistra.

Ecco la nostra proposta.

Da un'analisi del comportamento delle forze che ci sta consegnando la cosiddetta Seconda repubblica, secondo criteri di coerenza storica ed omogeneità della cultura politica, dovremmo lavorare ad un Partito della Sinistra che comprenda quella parte non settaria del Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani, il Movimento per il Partito del Lavoro, Sinistra Ecologia Libertà, la sinistra PSI, sul modello della Linke tedesca o del Front de Gauche (se in forma federata), con un affiliazione aperta al Gruppo (e non al Partito) della Sinistra Europea-Sinistra Verde Nordica. Un partito capace di essere motore di sviluppo della cooperazione, non limitandosi a diventare rappresentanza parlamentare, ma che sia attore degli interessi materiali del popolo, come fu il PCI nel dopoguerra. Espressione della tensione morale, culturale ed economica del popolo: un partito olistico, incentrato sullo sviluppo di soluzioni concrete dei problemi quotidiani e materiali del popolo, attraverso la cooperazione, l'azione ed obiettivi concreti, fuori da qualsiasi ipotesi di partito di opinione o a matrice leaderistica. Un partito del lavoro (dove possono convivere comunisti, socialisti e associazioni della Sinistra italiana) può essere l'unico modo per rinascere, per ritrovare quella Sinistra sommersa che aspetta solo di tornare a contare.

livello elettorale una Coalizione (democratica e progressista) del Lavoro formata da Partito della Sinistra, da un Partito dei Socialisti e Democratici (depurato dai sostenitori del liberismo) e dagli Ecologisti, con la chiara intenzione di espungere tutti quei riferimenti che non fanno parte del percorso storico della sinistra italiana (Di Pietro, Grillo, Renzi, Montezemolo, Casini). Accogliere la sfida dell’unità della sinistra perché Berlusconi, la Lega e Monti siano definitivamente consegnati al passato. Riconoscere il limite delle primarie nel portare la discussione dal piano dei contenuti a quello delle personalità, ma essere consapevoli che possono essere uno strumento importante di contrattazione nella seconda fase di costruzione di coalizioni e programmi incentrati sul lavoro e sui diritti, ovvero più di sinistra. Accogliere il fatto che SEL non è autosufficiente e non possa diventarlo alle attuali condizioni. Il massimo che può raggiungere l'ha fatto con la candidatura di Vendola: portare idee di sinistra nel centrosinistra. Bisogna subito costruire una interlocuzione a sinistra (a partire da quelle di sicura derivazione del movimento operaio come le costituenti di FDS e SEL) fino ad oggi insufficiente. Serve uno "spazio unitario della sinistra" che superi le appartenenze di origine, saltando i ritardi delle rispettive burocrazie, e valorizzi le differenti storie di ognuno, incontrandosi in un progetto futuro per il Paese. 

L'incapacità della sinistra "di rappresentare un’alternativa credibile all’astensionismo e al grillismo" e di "rideterminare la scala di priorità” del Paese oggi spostatasi dalla macroscopica questione economica alla questione morale e istituzionale rischia di prendere due derive:

  • credere di risolvere tutto importando un modello straniero vincente, salvo poi sostituirlo alla prima sconfitta con un altro (Syriza);

  • confondere "il vuoto per il pieno": primarie senza avere la coalizione, alleanze senza programmi condivisi.

Serve un salto di qualità vero" da costruire intorno a tre punti:

  • un programma alternativo di governo netto e radicale che torni a dare risposte concrete a problemi concreti;

  • il superamento responsabile delle divisioni e delle fratture che hanno portato ad una condizione di minorità e di inconsistenza, dando vita a breve ad un’alleanza permanente tra le reti, le organizzazioni politiche, sociali e associative all’opposizione del governo Monti che condividono un programma antiliberista;

  • il rinnovamento contro la debolezza dovuta alla sopravvivenza di soggetti politici logorati e contraddittori e di leader che si autoriproducono. Moltiplicare i momenti di confronto e di azione per aprire una fase costituente.

Qui ci preme fare una nota di metodo: per unire simili (e non uguali) è necessaria una proposta unificante e non escludente. Alla richiesta di minore elettoralismo e tatticità, non si può rispondere indicando vagamente un programma alternativo di governo netto e radicale, di cui si ignorano i soggetti deputati a realizzarlo. La piattaforma della FIOM è condivisibile (ma non è generale visto che la FIOM fa il sindacato e non il partito, con sommo dispiacere di alcuni), ma, ad esempio, non è quella di Syriza. Ed è chiaro che ambedue non siano, oggi, maggioritarie (si veda chi ha risposto all'appello della FIOM e in che termini). Ma un'alternativa di governo deve ambire ad essere percepita come potenzialmente maggioritaria: è inutile porsi il tema del programma di governo se si parte  dal presupposto di rifiutare la mediazione programmatica, così votandosi automaticamente all'opposizione. A quel punto è meglio che si scelga la linea di un'opposizione dura e antisistemica, senza promettere "mari e monti" per poi chiudersi in una prospettiva di mediazione a tutti i costi (come nel 2006) o di convinta autosufficienza (come nel 2008).

Per una sinistra (politica) che non ambisca alla marginalità, la costruzione delprogramma di governo deve essere il frutto della condivisione con la sinistra (sociale) che esiste: la CGIL (come soggetto di rappresentanza categoriale e generale dei lavoratori), l'ARCI, l'ANPI ed altri soggetti e reti associative, comprese quelle studentesche, di cittadinanza e del mondo cristiano radicale, la cui partecipazione al movimento dei movimenti creò un forte scompiglio nelle gerarchie ecclesiastiche. Con questi soggetti e con il loro corpo militante deve essere intrattenuto un proficuo rapporto di condivisione programmatica, rifuggendo da operazioni organizzativistiche (come proporre un frontismo "sudamericano" che per la rivendicazione di autonomia della sinistra sociale italiana e per le condizioni date è oggi improbabile) e elettoralistiche (come le candidature-spot di esponenti della "società civile" sradicati dalle realtà di crisi). Forti di un tale programma si potrebbe verificare l'agibilità delle forze che lo sostengono nel centrosinistra (la cui esistenza e composizione sono ancora incerti), garantendosi la possibilità di scegliere di porsi in completa alternativa, ove la mediazione raggiunta fosse insoddisfacente.

La programmaticità è anche il valore e il metodo su cui costruire il "superamento responsabile delle divisioni" della sinistra per dar vita ad un'alleanza - qui di tipo frontista - delle opposizioni antiliberiste. Programmaticità che eviterebbe l'inconveniente di dover descrivere come antiliberista quanto sia "a sinistra del PD", salvo poi magari collocare in tale area anche l'IDV (con buona pace di Di Pietro che rivendica essere "né di destra, né di sinistra"), benché il suo profilo in Europa la collochi alla destra delle socialdemocrazie e del PD. Verifichiamo sul campo se nell'IDV, nello stesso PD e - perché no? - nei Cinque Stelle vi siano sensibilità antiliberiste, magari tra gli iscritti insofferenti, che possano contribuire e riconoscersi in una piattaforma antiliberista.

Per finire. Il rinnovamento - tema a noi caro perché fondante del progetto di Sinistra XXI - merita un approfondimento su come ultimamente sia stata affrontata la questione della rappresentanza generazionale. Pensavamo che i compagni dei GC avessero trovato in RibAlta-Alternativa Ribelle il "soggetto unitario delle lotte della nostra generazione". Il silenzio con cui pare essere stato accantonato quel progetto, salvo smentite ufficiali, è l'esempio più recente di un errore ricorrente della sinistra: voler rappresentare il tutto (una generazione) con una parte (la federazione GC-FGCI). Per rinnovare le classi dirigenti e rappresentare istanze e bisogni generazionali non si possono ripercorrere le stesse modalità con cui hanno fallito quei gruppi dirigenti che critichiamo (ciò vale sia nella versione dell'“unità tra strutture” di RibAlta che in quella “liquida e carismatica” di TILT). Programmaticità, democrazia sostanziale e rispetto dei differenti ruoli e obbiettivi devono guidarci durante un processo unitario che porti ad un forum sociale dei soggetti generazionali e dei giovani antiliberistiche costruisca percorsi di mobilitazione e di alternativa che superino indenni la risacca che segue all'autunno di lotta e si lancino nella sfida di progettare il futuro.

 

Intanto, con questa seconda tornata elettorale, si è finalmente sfatata l'idea imperante da un ventennio ovvero che le forze della sinistra radicale debbano essere votate alla minoritarietà e alla testiomianza e non possano ambire alla battaglia per essere partiti maggioritari (anche se in termini relativi) nei rispettivi contesti nazionali. In questo senso è interessante evidenziare che:

  • Syriza si pone come coalizione di partiti e movimenti e non come partito unico. Ciò sta a dimostrare l'attuale impossibilità della creazione di un partito unico della sinistra ove questo non tenga conto della profonda eterogeneità della proposta delle forze politiche e sociali riconducibili all'area della sinistra;
  • Syriza ha una dialettica interna anche alle stesse forze tra riformismo di sinistra antiliberista (Synaspimos) e forze anticapitaliste e comuniste (DEA, KOA). Inoltre garantisce uno spazio di azione autonoma per indipendenti di sinistra e forze civiche di sinistra;
  • questa dialettica, presente nella stessa Linke, non è soffocata dalla presenza del partito unico come nel caso tedesco. Ciò non impedisce che il Synaspimos abbia un ruolo egemonico all'interno di Syriza, pur nel rispetto dei diversi partiti aderenti;
  • il tema del governo è posto come tema dell'alternativa e non dell'alternanza di governo. Questo vuol dire la presenza al governo si determina sulla base dell'affinità programmatica tra le forze e della possibilità di realizzazionedi quel programma;
  • l'unità possibile tra le forze è quella sul terreno dell'antiliberismo: questo presupposto consente di arrivare ad una mediazione tra forze a spinta rivoluzionaria e forze a spinta riformista. Questo è anche il terreno su cui si può cimentare la sinistra italiana per definire un piano di unità;
  • l'adesione ai partiti europei è patrimonio delle forze della coalizione e non della coalizione tout court.

Ci sembra che tale situazione sia compatibile con la nostra proposta delle "Quattro Unità" e della Coalizione del Lavoro (dalla bozza di Documento per Sinistra XXI, di prossima discussione):

"Per una forza di classe che organizzi la classe, riteniamo nostri livelli di azione:

  • la Federazione della Sinistra come luogo di unità anticapitalista, dove ricostruire una teoria generale di transizione al socialismo, che faccia del marxismo il proprio strumento di analisi, valorizzando il pensiero di Antonio Gramsci e comprendendo la centralità del sindacato di classe;

  • la Sinistra Europea – Sezione Italiana come luogo di unità antiliberistaper una visione maggioritaria della nostra iniziativa politica e del nostro radicamento sociale e per la costruzione né settaria né minoritaria di un modello alternativo di società;

  • la Coalizione del Lavoro come luogo di unità programmatica che riaffermi la centralità del lavoro, sostituita in Parlamento dall'idea dell’equidistanza tra capitale e lavoro, per invertire la tendenza alla divisione che ha distrutto la classe operaia,

  • l'Alleanza elettorale democratica come luogo di unità costituzionale contro le destre eversive.

Di fronte all'avanzare dell'ipotesi di organizzazione del partito politico del capitale, riteniamo mantenere fede all'idea della necessità di costruire un Partito del Lavoro (le cui forme verranno in futuro) che abbia la massa critica per opporsi nello scontro che ci attende. Decidiamo di operare in tutti settori delle alleanze indicate per impedire alcune tendenze opposte di futuribili processi aggregativi a sinistra. Per mantenere viva la cultura politica critica di sinistra alternativa anticapitalista, dobbiamo lavorare affinché tali processi unitari non finiscano per definire una tra queste alternative opposte, ma negative:

  1. La nascita e l'egemonia sulla sinistra di un partito neosocialdemocratico, agganciato al socialismo europeo come ipotesi di governance democratica della globalizzazione capitalistica e refrattario al socialismo come alternativa di società (sul modello del Labour Party);

  2. il cartello di partiti o il partitone della sinistra “a sinistra del PD” senza scioglimento delle attuali forze esistenti (sul modello della Sinistra Arcobaleno).

  3. la chiusura in una prospettiva neocomunista di sola matrice marxista-leninista o togliattiana, refrattaria ad alleanze antisistemiche (sul modello del KKE);

  4. la costruzione di un soggetto politico alternativo (apparentemente molto aperto) in rappresentanza della radicalità dei movimenti sociali, votato all'opposizione minoritaria e all'autoreferenzialità (sul modello del NPA)."

 

Lunedì, 26 Novembre 2012 10:19

Riaprire il partito per riaprire la partita.

Scritto da in Notizie

Vendola è terzo. Le sue percentuali coincidono, più o meno, con quelle di Bertinotti del 2005. Questo, per la sinistra, è un risultato positivo.

In una fase in cui la sinistra politica è sparita, si dimostra che sul versante programmatico essa possa ancora contare sulla presa su un bacino di elettorato stabile.

Vendola, ieri sera, ha sostenuto che le primarie sono state descritte dai media come la resa dei conti nel PD. Questo secondo turno rischia di diventare tale. E' una prospettiva che non ci interessa e che sembra non interessare neanche lo stesso Vendola.

Vendola afferma di avere un risultato penalizzato dalla mancanza di un grande partito alle spalle. E' chiaro che SEL, se non vuole morire sotto i colpi della marginalità e della subalternità a Bersani, debba aprire un percorso nuovo. Serve il soggetto politico del lavoro, ove la partita dentro il PD si gioca tra chi sostiene apertamente il Capitale (Renzi) e chi sostiene l'equidistanza/equivicinanza tra Capitale e Lavoro (Bersani). Serve un soggetto politico della Sinistra.

Ecco la nostra proposta.

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