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*la Sinistra del XXI secolo*

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Sinistra XXI - Torino

Comitato promotore, referente: Antonino Martino (+39) 3935153781

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Mercoledì, 12 Giugno 2013 23:50

“Quale sinistra dopo la sconfitta ?”

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CONTRIBUTO DI SINISTRA XXI ALL'ASSEMBLEA ARS - GIUGNO 2013

L'appuntamento promosso da ARS coglie in pieno un'esigenza, che facciamo nostra come Sinistra XXI – think tank per l'alternativa di società, che dovrebbe essere propria di chiunque lavori a sinistra sul terreno dell'unità, ovvero ragionare su quale sinistra dopo la sconfitta.

 

 

Questo tema fa parte dell'elaborazione che sin dal 2011 il nostro think tank transpartitico porta avanti. Tale questione, infatti, è all'ordine del giorno da ben prima delle elezioni, le quali hanno semmai prodotto un suo aggravio. Il tema della sconfitta, infatti, trascende il momento elettorale e riguarda la storia delle donne e degli uomini che hanno fatto la sinistra in questo Paese e nel mondo.

Sabato 20 Aprile a Milano presso “ l’ Associazione Punto rosso”, si è svolto l’incontro tra i rappresentanti del gruppo ama per precari e senza lavoro e i rappresentanti nazionali dell'associazione “Sinistra XXI” per capire quali alternative adottare per il recupero e la centralità della persona, prima che del lavoratore.

Venerdì, 05 Aprile 2013 21:10

Economia, ecologia e socialismo.

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All'inizio del XXI secolo, con il definitivo consolidarsi della globalizzazione, il sistema capitalistico ha raggiunto il suo obiettivo storico: quello di fare dell'intero Pianeta un'immensa fabbrica da cui estrarre plusvalore; da quel momento in poi, a meno che non si pensi ad una fantascientifica e per ora improbabile espansione su altri Pianeti, è venuta meno qualunque "nuova frontiera" da colonizzare, e da ciò, sebbene la grandezza del fenomeno faccia sì che esso sfugga ad un primo sguardo, ha preso avvio una nuova fase di sistema, fase di cui le classi dominanti, o quantomeno i loro settori più acuti, sono consapevoli già a partire da quando nel lontano 1972 il club di Roma parlava di "limiti dello sviluppo".

Dal 19 al 21 Aprile, Sinistra XXI sarà in tour nel Nord Italia (Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto). Incontreremo compagne e compagni della sinistra dispersa e avvieremo con loro una riflessione sul "Che Fare" in questa fase. Da dove ripartire per ricostruire una sinistra rinnovata, forte, unita, di classe che ponga al centro il lavoro ed i suoi soggetti, che è l'obiettivo costitutivo di Sinistra XXI. Questa raccolta fondi serve a coprire: 1)Costi dei trasporti; 2)Costi della logistica; 3)Costi dei materiali divulgativi. Un vostro contributo può aiutarci nel migliorare la capacità di radicamento della nostra rete, che è una rete che lavora non per se stessa ma per tutta la sinistra, per i soggetti del lavoro. P.s. Ricordiamo che le donazioni dai 50 euro in su (nell'arco di un anno) sono in parte detraibili dalla dichiarazione dei redditi, secondo la normativa vigente in materia.

Seminario a inviti

INCHIESTA, CENTRALITÀ DEL LAVORO E COSTRUZIONE DEL PARTITO POLITICO.

Nella crisi economica in corso e nella crisi di rappresentanza della sinistra, la questione della centralità del lavoro e della conoscenza attraverso l'inchiesta sui luoghi di lavoro quale  presupposto per la costruzione della organizzazione politica, per il partito di classe.

MILANO – SABATO 6 APRILE 2013 – ORE 11.30-17.30
CAMERA DEL LAVORO – CORSO DI PORTA VITTORIA 43

Lunedì, 04 Febbraio 2013 23:49

Verso le Europee 2014. Obiettivo 1: Semplificare il Debito!

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Le prossime elezioni europee di Maggio saranno un importante appuntamento: per la prima volta, seppur con una spinta leaderistica, i cittadini europei potranno esprimere direttamente un'indicazione a favore del prossimo Presidente della Commissione Europea. La sinistra italiana già si divide tra il sostegno a Alexis Tsipras (Presidente della greca Syriza, candidato dalla Sinistra Europea) e Martin Schultz (Presidente dell'Europarlamento, candidato del PSE).

Premesso che la nostra posizione è sempre a favore di un ricompattamento delle sinistre sulla base di piattaforme avanzate e per l'allontanamento di ipotesi di "grandi coalizioni" e "larghe intese", riteniamo che, prima di dividersi sul chi, sia opportuno scegliere che cosa sia necessario nel prossimo quinquennio europeo.

Riteniamo che prioritario debba essere un intervento radicale sul debito, con la sua drastica riduzione senza sacrifici da parte di lavoratori e cittadini. E' fantascienza? Assolutamente no!

Già nel 2011, il Professor Anthony J. Evans della ESCP Europe Business Schoo ha condotto una simulazione con i propri studenti, che dimostra che la maggior parte dei debiti sovrani degli stati europei sono connessi tra di loro e, pertanto, sia possibile semplificarli, come si faceva a scuola con le frazioni, e dunque ridurli notevolmente.

Lo schema-tipo è: A deve a B, che deve a C, che deve ad A. Dunque, all'interno del circolo A-B-C, i debiti possono essere, se non cancellati (esistendo importi tra di loro diversi), quanto meno sensibilmente ridotti, in quanto i debiti di alcuni sono coperti da crediti vantati verso altri, i quali a loro volta sono debitori di altri.

La simulazione è tale perché, allo stato, non teneva conto dei debiti non detenuti dalle banche, ma direttamente dai privati, ma comunqque si tratta di una buona base di partenza per costruire una proposta alternativa alla gestione schizofrenica della troika.

E' una proposta radicale? Non ci sembra lo sia più di altre giunte prima, come i fallimenti pilotati degli stati insolventi o il regime da caserma imposto dal Fiscal Compact.

La proposta dal punto di vista formale, prima che essere radicale, è infatti di buon senso. Radicale lo è perché, appunto, va alla radice del problema: infatti, dal gran giro di crediti-debiti in mano alle banche, sono quest'ultime a guadagnarvi, attraverso il gioco degli interessi sul debito. Serve una grande campagna sociale sulla semplificazione dei debiti sovrani.

Sulla interconnettività dei debiti sovrani europei e sulla loro semplificazione.

 

Il problema del debito sovrano all’interno dell’Euro zona è certamente sistemico. Per quanto necessario possa essere ripagare gran parte del debito pubblico, affinché esso porti ad un abbassamento dei tassi di interessi sul capitale, è fondamentale capirne la struttura e le varie ramificazioni internazionali.
Il primo passo consiste nel chiarire l’ammontare di debito interconnesso tra Paesi. Iniziamo a verificare la situazione tra Paesi quali Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna, Gran Bretagna, Francia e Germania. Il grafico 1 (Datas from BIS Locational banking Statistics & IMF World Economic Outlook Database, October 2010 – ESCP Europe Business School) fotografa la situazione, in miliardi di Euro:

Debito Europeo - prima

http://turboagram.com/dTG

Tenendo conto dei dati prelevati, l’Italia dovrebbe 270 miliardi di Euro alla Francia, quasi 112 miliardi alla Germania e quasi 46 miliardi alla Gran Bretania. Dal grafico si evince, senza dubbio, l’enorme complessità ed interconnettività dei debiti sovrani all’interno della zona Euro e ci si rende conto, analizzando i grafici successivi, come alcuni Paesi siano meno “scaricabili” di altri per quanto riguarda possibili default sul debito. Il grafico 2 rende l’idea più chiara anche se la valuta è il dollaro, ed i dati considerati sono di periodi diversi (Bank for International Settlements – maggio 2010):

Debito Europeo

*http://www.nytimes.com/interactive/2010/05/02/weekinreview/02marsh.html

E’ interessante la situazione della Grecia la quale è oggi potenzialmente “scaricabile”, così come il Portogallo in futuro, in quanto le banche europee hanno già avuto tempo e modo di coprirsi sul possibile default. I grafici che seguono (dati del Bank for International Settlements, IMF, World Bank, UN Population Division – 2010) rendono l’idea di come la Grecia ed il Portogallo abbiano avuto (dati 2010) un livello di debito verso creditori esteri, suppur considerevole per le potenzialità greche di ripagarlo, molto inferiore rispetto ad altri Paesi europei come l’ Italia e l’ Irlanda:

Debito Grecia

Debito Portogallo

Debito Irlanda

Debito Italia

http://www.bbc.co.uk/news/business-15748696

La Grecia, quindi, deve (o meglio, doveva) alla Francia 41,4 miliardi di Euro ed alla Germania 15,9 miliardi. Il Portogallo è debitore verso la Francia per 19,1 miliardi mentre deve alla Germania 26,6 miliardi. L’Irlanda, invece, deve alla Francia 23,8 miliardi di Euro ed alla Germania la notevole somma di 104,5 miliardi di Euro. L’Italia, infine, è la vera bomba europea in quanto dovrebbe alla Francia ben 309 miliardi di Euro ed alla Francia 120 miliardi di Euro.

E’ evidente, allora, come il tema Italia (e aggiungerei Irlanda) pone un problema serio alla tenuta dell’Euro in quanto minaccia gravemente il sistema bancario internazionale. Chi ha poco debito verso il sistema bancario estero (Grecia e Portogallo) ma, essendo in difficoltà, non ha le capacità di crescita adeguate per ripagarlo, è scaricabile dal “sistema Euro” perché non più una minaccia una volta trovate le risorse adeguate per la copertura bancaria sul default. Chi, invece, ha tanto debito (Italia in primis) non è affatto scaricabile. Causerebbe la disintegrazione della moneta unica in quanto non sarebbe possibile per il sistema bancario europeo assorbirne le ingenti perdite, neanche a valle di creazione di nuova moneta da parte della BCE.

Nel maggio 2011, ESCP Europe Business School portò avanti una serie di simulazioni tenendo conto dei dati del BIS Locational banking Statistics & IMF World Economic Outlook Database, October 2010, con l’intento di semplificare l’interconnettività dei debiti sovrani della zona Euro, cancellando una parte o la totalità dei debiti che gli Stati avevano tra loro. Il primo grafico in questo articolo mostra la situazione al 2010-11.

L’idea è: se lo Stato A deve allo Stato B €0.34 (in miliardi) di debito di breve periodo, e lo Stato B deve allo Stato A €0.17 (in miliardi), possiamo cancellare il debito dello Stato B e lasciare lo Stato A con un debito ridotto di €0.17 (in miliardi). Ovviamente tutto ciò si complica se consideriamo altri Stati i cui debiti sono interconnessi, la diversificazione dei debiti, i tassi, ecc.

Tenendo conto di tutto questo, i risultati della simulazione furono sintetizzati nel seguente grafico e mostrano una riduzione dei debiti sovrani enorme. In alcuni casi la totale cancellazione dei debiti di alcuni Paesi verso altri. Risultati che renderebbero meno pesante la vita dei cittadini europei nel ripagare i debiti e gli interessi connessi, ma che renderebbero molto infelici le banche, le quali vedrebbero privarsi degli enormi profitti proprio sugli interessi:

Debito Europeo - dopo

http://www.eudebtwriteoff.com/

Manuel Santoro
Partito Socialista Italiano

Etichettato sotto:

CGIL – CONFERENZA DI PROGRAMMA “IL PIANO DEL LAVORO” – ROMA 25 GENNAIO 2013

Ricerca e innovazione per un nuovo modello di sviluppo del Paese

Daniela Palma

La Ricerca in Italia - nonostante l’enfasi con cui è trattata dai grandi mezzi di comunicazione - vive da tempo una stagione di tagli, confermati anche ultimamente dalle disposizioni della “Spending Review”, con un taglio a regime al fondo ordinario degli Enti di Ricerca di 88 milioni di euro dal 2013. Nei confronti internazionali le cifre parlano chiaro e ci dicono che ancora nel 2011 l’Italia investe in Ricerca poco più dell’1% del Pil, un dato pari a circa la metà di quello della media europea (UE27) e meno della  metà della media OCSE, mentre la spesa attribuita alle imprese è di poco superiore allo 0,5% del Pil, con ciò segnando una distanza ancora più forte (quattro volte circa) sia dalla media UE che da quella OCSE (3 volte circa). Ma basse spese in ricerca, diminuzione del numero dei ricercatori, “fuga dei cervelli” italiani ma soprattutto mancata attrazione di ricercatori dal resto del mondo, sono solo i sintomi più espliciti, ancorché importanti, di un fenomeno che attanaglia la realtà italiana da ormai troppo e lungo tempo e che potremmo così definire: il mancato riconoscimento che la crescita della conoscenza ha per lo sviluppo del Paese, ed il ruolo sempre più significativo che la conoscenza ha nel condizionare il paradigma della produzione economica. Non è un caso, infatti, che oggi si parli sempre di più di “economia della conoscenza”, di nuove “catene del valore” che  vanno dalla produzione manifatturiera ai servizi, e che traggono il loro humus dalla capacità che ha il “sapere” di tradursi  in risposte ai bisogni dell’economia e della società. Questa capacità si chiama innovazione, ed è diventata fattore irrinunciabile dello sviluppo, modificando non solo l’assetto delle economie maggiormente industrializzate,  ma facendo anche da volano al decollo dei “paesi emergenti” e condizionando in tal senso l’intero quadro della divisione internazionale del lavoro. Questo è il dato importante con il quale misurarsi, e intorno al quale costruire ipotesi di rilancio economico e dell’occupazione. Perché è intorno a questo dato che si sono andate costruendo le nuove basi della competitività, assegnando sempre meno peso al costo  del lavoro e sempre più importanza all’investimento in ricerca e in lavoro qualificato.

Il 2 febbraio alle 16,30, presso il Centro "De Andre'" di Inzago si terrà il primo incontro del gruppo di Auto Mutuo Aiuto per "Senza Lavoro".

Ascolto - Solidarietà - Rete: una triade di argomenti interessanti in favore delle emergenze legate al problema della disoccupazione.

Per chi è senza lavoro e non vuole sentirsi più solo o sola, ma vuole incominciare a sentirsi parte di un gruppo con cui condividere gli stessi problemi e cercare di non viversi più come un emarginato o emarginata della società, perché "senza più il suo lavoro".

Gli incontri sono gratuiti e si ringrazia per la disponibilità ed ospilità l'amministrazione del Comune di Inzago, Assessorato Politiche Sociali e i volontati della Consulta delle Associazioni di Inzago.

Il progetto è reso possibile dalla volontà e gratuità/generosità di queste persone che, nonostante la precarietà di questi tempi (che la sottoscritta conosce in prima persona) ha scelto di non subirle.

Per informazioni: Dr.ssa Stefania Cavallo - 392/1316509 -  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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