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*la Sinistra del XXI secolo*

La riforma Renzi - Boschi danneggia la Costituzione quanto definirla la più bella del mondo!

Ma se è chiaro che bisogna votare NO al referendum del 4 dicembre, le ragioni per farlo non risiedono nel pregiudizio nazionalista di possedere la carta più bella del mondo. Un'affermazione che non ha senso per un giurista e ormai neppure per chi la coniò: Benigni, infatti, votando Si dimostra di non crederci.

La legge fondamentale dello Stato non è un'opera d'arte e, pertanto, la sua qualità non è la bellezza, bensì l'efficacia normativa.

Risultati dell'Assemblea Costituente del 1946

La più inattuata del mondo.

Una legge, infatti, si valuta in base agli effetti che produce nella società e, in questo senso, potrebbero avere ragione i sostenitori del Si, che ritengono la Carta del '48 inadeguata all'Italia attuale, nella quale nessuna forza dell'arco costituzionale è presente e, anche tra i sostenitori del NO, sono presenti forze palesemente anticostituzionali.

In realtà, è l'Italia attuale ad essere inadeguata rispetto alla sua costituzione, che, proprio perché nessuno in essa si riconosce, rimarrà comunque la più inattuata del mondo: non solo i 139 articoli della Carta, ma anche le poche leggi ordinarie approvate per darle attuazione sono costantemente sfregiate. Basti pensare alla modifica peggiorativa dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300 del 1970), che rappresenta anche una modifica della costituzione, pur se avvenuta su di una legge ordinaria, perché ha minato l'intangibile principio costituzionale della preminenza politica dell'interesse dei lavoratori sugli interessi confliggenti.

Difendere la costituzione significa lottare per il socialismo

La nostra carta è un unicum perché pone le basi per costruire il socialismo costituzionale, l'"ideologia comune" di un'assemblea costituente composta per l'80% da forze popolari e per quasi la metà da forze marxiste.

Quella costituzione non è attuata dai primi anni della Repubblica: sono più di sessant'anni che le forze conservatrici e reazionarie combattono una vera e propria lotta contro l'attuazione della costituzione.

Quelle forze conservatrici e reazionarie sono oggi ampiamente rappresentate nel fronte del si e in quello del no: non solo nessuna forza politica, neanche quelle più a sinistra, oggi rivendica il socialismo costituzionale della Carta, ma i sostenitori del SI hanno gioco facile a dire che bisogna cambiare se personaggi come Massimo D'alema hanno il coraggio di fare campagna per il No, dopo aver contribuito in passato a smantellare la Costituzione.

Votare NO con le ragioni di cambiamento di chi si affida al SI

Se è consentita una provocazione, il 4 dicembre bisognerebbe votare NO a partire dalle speranze di cambiamento di chi sostiene il SI: non solo non possiamo permettere che Renzi e Boschi peggiorino la Carta, ma non possiamo permettere che rimanga inattuata, così che le si possano imputare le disfunzioni dell'attuale sistema politico, che invece sono il prodotto di una inattuazione intenzionale del programma di trasformazione sociale previsto dai costituenti.

Votare NO come primo passo per costruire il socialismo costituzionale!

Stiamo vivendo la campagna elettorale per il no al referendum Costituzionale: una consultazione importante perchè se passasse la controriforma renziana ci  sarebbero gravi danni per la nostra democrazia. Ma importante anche per le prospettive politiche a cui può portare.

Attorno al no si sta riaggregando un campo progressista e democratico fatto dai sindacati (Cgil in primis), partiti della sinistra, associazioni (come l'Anpi e l'Arci): un fronte progressista e costituzionale che può e deve restare in campo anche dopo il quattro dicembre.

Questa è la battaglia che, al di là dei risultati del referendum, una sinistra modernamente socialista dovrebbe porsi: non possiamo limitarci alla difesa della Costituzione formale, dobbiamo lottare per l'attuazione della Costituzione, a cominciare dai suoi principi ispiratori, scritti da una maggioranza di forze popolari (poiché elette sulla base di un coinvolgimento delle masse, vuoi nelle sezioni, vuoi nelle parrocchie), metà delle quali di cultura marxista (a partire da Pci e Psi).

Non ci sarebbero oggi i rapporti di forza per una nuova costituzione "più socialista" dell'attuale, né forse le risorse politiche ed intellettuali per proporla. Vi è invece la possibilità di ricostruire un fronte costituzionale per l'attuazione diffusa della costituzione. "Attuare la costituzione": non è un puro enunciato intelletualistico, né un proclama, ma un programma politico per una sinistra popolare e socialista, capace di proporre una seria e credibile alternativa di governo.

Una alternativa che può partire anche da un lavoro all'interno delle autonomie locali, attraverso una rete di amministratori per la Costituzione che mettano in comune buone pratiche di attuazione della Carta nata dalla Resistenza.

Adoperarsi per costituire questa rete contribuire alla ricoostruzione di un programma concreto di una credibile sinistra, entrambi assenti da troppo tempo.

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«La parola ‘sinistra’ è segnata dal marchio dell’insufficienza, condannata da un destino inscritto nella sua stessa etimologia latina: sinisteritas significa inettitudine, goffaggine».

M. Cacciari, Il concetto di sinistra, Roma, 1981.

Il concetto di politico si sviluppa secondo l’opposizione amico-nemico, come delineato da Carl Schmitt e restituitoci da Mario Tronti, e ciò ci dice che una forza politica della sinistra non può nascere se non come opposizione a ciò che oggi è destra. Da tale premessa deriva un elenco di proposizioni valevoli come principi costitutivi della sinistra del XXI secolo:

  1. La primazia logico-temporale del lavoro sulla libertà, cioè del principio lavorista su quello liberale. Una concezione per la quale è il lavoro che emancipa l’uomo e che, pertanto, l’emancipazione dal lavoro, cioè la libertà assoluta dell’individuo, sia nient’altro che una conseguenza dell’emancipazione del Lavoro, cioè del soggetto collettivo di contraddizione al Capitale, come individuato da Karl Marx.

  2. Da ciò discende che il rivendicato potere popolare è quello di un popolo ben connotato e precisamente di quella frazione dell’insieme dei cittadini che lavora per rendersi libero e, così facendo, libera la società intera. È il popolo lavoratore, quello e nessun altro, il popolo per cui la sinistra rivendica il potere. Non è dunque un popolo indistinto e scevro dalla connotazione di classe, bensì è il popolo composto da tutti coloro i quali sono “soggetti del lavoro” in quanto “soggetti al lavoro” (secondo una delle tre condizioni servili che da esso discendono: di assenza, di precarietà, di obbligo). La loro liberazione individuale, non potendo avvenire attraverso il Capitale che non possiedono né in forma finanziaria, né reale, non può appunto che avverarsi per via del lavoro, il quale, dunque, costituisce il vero dominus delle loro vite, poiché è l’unico elemento che determina la loro libertà. In ultima analisi, la libertà del cittadino uti singulus è nient’altro che il potere di decidere del e sul proprio lavoro.

  3. Per decidere del lavoro, bisogna avere la meglio sull’altro polo della dicotomia e cioè sul Capitale: bisogna dunque decidere della politica economica e per fare questo, al minimo, bisogna conquistare lo Stato. Ma conquistare lo Stato, cioè governarlo, non basta: serve una prospettiva di rivoluzionamento generale. Perché il Lavoro (soggetto) comandi sul lavoro (oggetto), è necessario annientare ciò che si contrappone alla sua liberazione e cioè il secondo polo dicotomico: il Capitale. L’affermazione del potere del popolo lavoratore è l’annientamento del sistema in cui prospera il suo nemico. Il programma del governo lavorista e popolare dello Stato o è socialista, cioè opposto al capitalismo, oppure non può essere la coerente espressione del movimento popolare del lavoro.

  4. Il socialismo, come oggetto di una politica generale, non può negare il soggetto che lo pone, cioè il popolo lavoratore in quel determinato luogo ed in quella determinata fase storica: pertanto, il programma del popolo lavoratore, affinché esso sia sovrano della e sulla fase storica di governo dello Stato, deve essere coerente con le premesse della propria sovranità. Il socialismo del popolo lavoratore è conforme al nocciolo duro dei principi fondamentali della Costituzione che riconosce la sovranità al popolo del lavoro su cui si fonda la Repubblica democratica (cioè in cui governa il popolo), che è più dello Stato-apparato, è Stato-comunità, cioè è l’unione sovrana delle autonomie del popolo, non solo territoriali (come le Regioni) ma anche funzionali (come le comunità scolastiche e gli organi di autogoverno operaio)

La sinistra, oggi, affinché non rischi di diventare goffamente una destra deve essere tutto questo: un partito lavorista e popolare con un programma di fase orientato al governo democratico della Repubblica verso un Socialismo che esalti i fondamenti della sua Costituzione.

* Contributo inviato a Cosmopolitica (Roma, 19-21 febbraio 2016) in qualità di Presidente di Sinistra XXI.

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Dopo i primi giorni di governo Tsipras, l'Eruopa, nei suoi poteri forti, è apparsa letteralmente terrorizzata dalle prime mosse del greco, che ha affermato di non volersi piegare ai voleri della Troika e di non voler rinunciare al programma con cui è stato eletto.
Tramite il suo ministro dell'economia Varoufakis, Tsipras ha messo sul tavolo il tema di un'alternativa vera e seria rispetto alle fallimentari politiche di austerità e rigore della Troika.
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A mio giudizio, è opportuno che la sinistra del nostro Paese analizzi con cura ciò che si sta muovendo nella destra del nostro Paese, tanto più se è vero come è vero che questo qualcosa appaia molto pericoloso.

Il modello Le Pen, un "fronte Nazionale" che va oltre i tradizionali confini della destra radicale, raccogliendo anche pezzi non politicizzati, o politicizzati solo su alcuni temi come quelli economici, capace di stabilire legami e anche di avere nuove forme di finanziamento si sta sviluppando anche in Italia e, ci pare, la sinistra non se ne sta avvedendo e rischia paradossalmente di favorirlo.

Sinistra e questione giovanile: il Manifesto ha lanciato una campagna di discussione su questo tema dirimente. Non solo e non tanto per la volontà dell'attuale classe dirigente, bensì per l'ineluttabilità della situazione politica e sociale del nostro Paese.

Letti alcuni degli interventi, vogliamo condividere alcune note in merito.

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