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Sinistra XXI - www.sinistra21.it

Un polo mediatico della sinistra

1. Un polo mediatico di classe per un'informazione partigiana

In alcuni studi condotti da Gianni Bosio sulla democrazia di base intesa come "più forte forma di collegamento [...] tra le strutture politico-partitiche e i soggetti sociali che queste pretendevano di rappresentare" e in altri sulla storia del movimento operaio italiano pubblicati su Movimento operaio "si evidenziava che il movimento operaio aveva una cultura propria e, soprattutto, istituzioni sue proprie". Infatti, "la miglior tradizione del movimento operaio si è sempre data strutture, oltre che di informazione (giornali di partito, bollettini, fogli informativi, ecc.), ma anche e soprattutto di autoeducazione, di apprendimento, di autonoma partecipazione, prefigurando persino la nascita di nuovi istituti del movimento operaio" (Gaddi:2008, 56).

Questi strumenti informativi e di autoeducazione sviluppavano il "diritto all'autonomia cognitiva" come "capacità del soggetto di controllare, filtrare e interpretare razionalmente le comunicazioni che riceve", che è un presupposto necessario di "un'opinione pubblica indipendente rispetto ai processi di autolegittimazione promossi dalle elites politiche al potere" (Zolo:2008, 42-43). La creazione delle opinioni diffuse è un processo "caratterizzato da un'enorme asimmetria informativa" che tra i soggetti che danno le notizie (i grandi media) e i destinatari che le ricevono: i soggetti emittenti "selezionano, interpretano e in alcuni casi addirittura distorcono le notizie che vengono presentate con l'etichetta dell'oggettività, o almeno della neutralità, ad un insieme di soggetti [...] che fruisce passivamente di questa mole di notizie già preventivamente selezionate, interpretate e distorte ma che metabolizza come verità oggettive". Tale asimmetria influenza gli atti cognitivi e volitivi delle persone: "Se l'insieme dei fruitori delle notizie risulta privo di forme di aggregazione sociale in grado di organizzare forme di lettura, comprensione, discussione sui fatti, allora la fruizione diventa assunzione passiva in assenza di strumenti/filtro" (Gaddi:2008, 55-56).

Chiusa la maggior parte dei media della sinistra, il web è stato caoticamente occupato da siti, informativi o di opinione, spesso autogestiti da militanti, gratuitamente: serve aggregarli in un polo mediatico di classe, inizialmente una syndication che operi diversamente dai media dell'avversario di classe, cioè non dando spazio ai soli notabili, ma anche a semplici elettori o militanti, per contribuire alla costruzione di "un polo giornalistico-editoriale schierato dal lato dei movimenti, dei sindacati, delle ragioni dei lavoratori, della pace, dell'ambiente, del femminismo, che si presenti come uno spazio ampio e plurale, competente ed efficiente, in grado di parlare i nuovi linguaggi dell'informazione e di costruire un comune sentire pur rispettando le differenze" (Editoria di sinistra, serve un nuovo progetto).

2. Alcune proposizioni utili sul rapporto tra politica e comunicazione

1) la politica viene prima della comunicazione, che logicamente non può sottomettere il messaggio.

2) un approccio scorretto ai social può vanificare un'efficace strategia politica (anni fa, il Partito Comunista stilò dei consigli per i propri militanti, alcune dei quali condivisibili) e può rendere inefficace il messaggio;

3) l'informazione indipendente non esiste, perché, direttamente o indirettamente, ogni media ha un editore o un finanziatore. L'informazione è una lotta tra posizioni diverse e parti opposte: bisogna puntare, dunque, a costruire un'efficace informazione partigiana;

4) sfruttare l'avversario per svuotare l'avversario. La sinistra usa, spesso male, i canali di comunicazione dell'avversario di classe (ad esempio, molti dirigenti hanno blog sul fatto quotidiano, huffington post, espresso, ecc): usare male uno strumento dell'avversario signfica aver impostato scorrettamente la battaglia delle idee. Rimane il dubbio se effettivamente tali blog possano muovere i lettori del giornale verso le proprie idee, in contrasto con quelle dell'editore: probabilmente no, ecco perché sono tollerati;

5) l'uso pedagogico, perché, come ricordato anni fa ad un incontro operaio da un dirigente di Rifondazione, nella stampa di partito i contributi scritti da compagni "non professionisti della scrittura" hanno un intento formativo (scrivere obbliga a riordinare le idee) e di avvicinamento alla classe (capisco chi mi parla e mi sento più orientato a condividere il suo approccio).


Riferimenti bibliografici

Matteo Gaddi, "Spunti introduttivi sul paradigma partecipativo", in AA. VV., Nuovi paradigmi per l'alternativa socialista nel XXI secolo, Punto Rosso, Milano, 2008

Danilo Zolo, L'alito della libertà, Feltrinelli, 2008

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