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Ricerca teorica e pedagogia di massa: per un piano della formazione

Ricerca teorica e pedagogia di massa: per un piano della formazione*

1. Ricerca teorica e pedagogia di massa

Il nuovo pensiero politico della Sinistra del XXI secolo esiste, come dimostra la grande mole di scritti reperibili su internet (v. pressoché quotidianamente sinistrainrete.info), che però difetta della capacità di incontro tra pensieri diversi, eppure simili, che si riverbera sulla prassi e sull'azione quotidiana.

La sinistra non ha una propria politica di formazione dei quadri: alcuni partiti millantano di avere "dipartimenti formazione" che vengono relegati all'area culturale, e non organizzativa, del partito. L'attività pedagodica e di ricerca, quasi mai vista come una priorità, è subordinata all'accrescimento culturale individuale piuttosto che all'accrescimento organizzativo collettivo diretto a fondare una nuova teoria e dunque una nuova prassi.

La sinistra non ha altresì una linea di massa, manca di un'attività politica espressa nelle forme di una pedagogia di massa capace di costruire una comunità politica portatrice di una cultura alternativa diffusa. I militanti (e gli amministratori) locali sono piuttosto dediti al praticismo quotidiano: distribuiscono volantini che non capiscono, votano provvedimenti che probabilmente non condividerebbero (se conoscessero le reali conseguenze).

Il profondo ritardo della sinistra nella politica dei quadri rende una priorità la formazione politico-culturale quale attività di ricerca e pedagogica: di ricerca, finalizzata alla ricostruzione di una nuova teoria e di una nuova prassi come lavoro di lunga lena che contribuisca a un nuovo pensiero politico della Sinistra del XXI secolo; pedagogica, una pedagogia di massa per costruire una comunità politica portatrice di una cultura alternativa diffusa e per superare il praticismo quotidiano di militanti e amministratori locali.

2. Per un piano della formazione

Un piano formativo condiviso e sostenuto da un'anagrafe dei formatori è una esigenza collettiva di tutta la sinistra, ben prima di qualsiasi forma di propaganda.

Il piano formativo, frutto di una logica unitaria, condivisa e partecipata, e l'anagrafe dei formatori, aperto a collaborazioni esterne, sono i pilastri di un percorso collettivo strutturato su tempi lunghi attraverso momenti di approfondimento che verteranno sulle questioni nodali del nostro tempo, individuate attraverso strumenti come i questionari che rilevino scientificamente il fabbisogno formativo. Accanto a seminari e convegni, prevediamo momenti formativi che favoriscano la socializzazione e la condivisione delle esperienze (political forums e summer schools o altri momenti di formazione residenziale). 


* Ispirato dal documento "Quale formazione politica per SEL" (gruppo di lavoro di SEL Marche): http://www.sinistraecologialiberta.it/documenti-territoriali/quale-formazione-politica-per-sel-documento-del-gruppo-di-lavoro-regionale-sel-marche-sulla-formazione-politica/

Il seguente documento di Sinistra Ecologia e Libertà delle Marche pone con forza all'interno di quel partito il tema della formazione dei quadri. Lo fa a livello regionale, ma con uno spirito generale che evidentemente coglie un ritardo anche in questa organizzazione nello strutturare una politica dei quadri basata sulla loro formazione politica e culturale permanente. Auspichiamo che con iniziative simili, anche a livello delle forze antiliberiste, maturino le condizioni per la creazione di un nuovo gruppo dirigente per la Sinistra del XXI secolo e guardiamo con interesse e con spirito propositivo a quelle iniziative interne al campo dell'unità antiliberista che confermano la giusta intuizione che ha dato vita a Sinistra XXI. Segue il documento (il grassetto è nostro).

Quale formazione politica per SEL? documento del Gruppo di lavoro regionale SEL Marche sulla formazione politica

Antonio Gramsci

L’avvio di una riflessione sul tema della formazione politica non può che partire da una serie di interrogativi sul senso e gli scopi di questa attività: «Che significato dovrebbe avere oggi, per un partito della sinistra italiana come SEL, la formazione politica?», «A chi dovrebbe essere rivolta questa attività?», «Con chi dovemmo svolgerla?», «Quali forme potrebbe assumere?». In buona sostanza: «Quali obiettivi dovrebbe raggiungere?».

La necessità di avviare una discussione che possa fornire alcune parziali risposte a questi interrogativi nasce dalla volontà di chiarire anzitutto a noi stessi gli scopi di questa iniziativa. Solo sulla base di questo chiarimento potremo definire un piano formativo rivolto all’intero territorio regionale che sia il frutto di una logica unitaria e condivisa. L’avvio, nelle Marche, di questo dibattito potrà inoltre costituire un utile contributo per l’intero partito nazionale.

Il primo degli interrogativi che ci siamo posti, e cioè quale debba essere il senso da assegnare alla formazione politica, richiede, per essere adeguatamente affrontato, un breve cenno a quei mutamenti che negli ultimi decenni hanno accompagnato l’avvento della globalizzazione e del neoliberismo. Come osservato da Beck, la globalizzazione ha minato alle radici lo Stato-nazione mettendone in crisi la sovranità economica e il monopolio nella produzione del diritto. Le istituzioni statali e gli attori politici hanno subito un processo di depotenziamento che ha finito per realizzare l’utopia anarchico-mercantile dello Stato-minimale. Questo imperialismo economico ha drasticamente indebolito la capacità della politica di contribuire alla realizzazione di un bene pubblico sostanziale e autonomamente elaborato, riducendo le politiche pubbliche ad un mero processo di adattamento a necessità mercantili. La ricerca del bene comune è così divenuta sinonimo di sempre maggiore adeguamento a finalità di tipo privatistico. Di conseguenza il contratto sociale – che, con la sua idea del bene politico determinato e vagliato tramite processi pubblici di deliberazione, ha segnato la nascita della prima modernità – ha ceduto sempre più il passo ai diktat dell’economia fondati sull’ideologia del pensiero unico.

È questo dogmatismo moderno ad essere alla base della crisi politica che attraversa l’intero Occidente, ed è in questo contesto che va collocata la crisi della Sinistra. La quale, nella sua risposta a questi cambiamenti, ha costantemente oscillato tra la mineralizzazione della sua tradizione novecentesca e la riduzione della politica a pura tecnica di gestione dell’esistente, sulla base di un paradigma sostanzialmente adattativo e non più performativo degli assetti economici e sociali. La necessità di tornare ad investire sulla formazione politica quale attività, allo stesso tempo, pedagogica e di ricerca nasce dunque dalla necessità di rispondere all’ideologia dell’homo oeconomicus che ha dominato incontrastata negli ultimi anni sostanziandosi nell’aziendalizzazione di ogni aspetto della vita, nell’aumento delle disuguaglianze e delle fragilità sociali, nella paura dell’altro e nella distruzione dei legami di solidarietà, nel culto del denaro e della performance. Si tratta ora di passare all’offensiva ponendo al centro della nostra agenda il tema di un nuovo umanesimo. Senza voler peccare di presunzione, proponiamo di avviare questo processo nelle Marche, sulla base di un percorso collettivo e condiviso che si strutturi – e non potrebbe essere altrimenti – su tempi lunghi attraverso momenti di approfondimento che verteranno sulle questioni nodali del nostro tempo (welfare state, beni comuni, ambiente ecc.), a partire dal tornante rappresentato dalla crisi economica. Si tratta, in buona sostanza, di avviare un lavoro di lunga lena che contribuisca alla (ri)costruzione di un nuovo pensiero politico della Sinistra del XXI secolo, che sia in grado di evocare una nuova differenza e, con essa, una cultura ed una identità condivisa. È dunque questo il primo e fondamentale compito che assegniamo alla formazione politica.

In secondo luogo occorre chiedersi: a chi dobbiamo rivolgere la nostra iniziativa? Oggi viviamo un paradosso, quello di trovarci in un mondo che ha visto aumentare considerevolmente il suo livello di complessità rispetto al passato e che, pertanto, richiederebbe un sovrappiù nello sforzo di decifrazione e di decriptazione di quei processi politici, economici e sociali che attraversano le nostre società; ma, al tempo stesso, questa necessità di comprensione si scontra con il venir meno di quella capacità, ermeneutica e pedagogica, che i grandi partiti di massa avevano avuto nel corso del Novecento. La formazione politica, in questo secondo significato, dovrebbe dunque cercare di colmare questo gap. Dovrebbe cioè essere intesa come pedagogia di massa in grado di costruire una cultura alternativa diffusa, un nuovo processo di politicizzazione, ma anche come iniziativa più direttamente rivolta a superare il presentismo e il praticismo quotidiano di militanti ed amministratori, consentendo loro di acquisire quella “cassetta degli attrezzi” utile a rendere più efficace ed incisiva la loro azione politica, anche partendo da un uso non sessista del linguaggio.

Ma a chi rivolgerci per mettere in piedi la nostra attività? E, soprattutto, su quali temi incentrarla? Una prima risposta potrebbe venirci dalla messa a frutto di quel patrimonio di competenze ed esperienze di cui le Marche sono ricche. Molti iscritti e simpatizzanti di SEL lavorano nelle quattro Università della regione occupandosi dei temi più vari: dalle politiche pubbliche all’agricoltura, dal diritto penale all’economia e così via, ed è anzitutto a loro che potremmo rivolgerci per costruire la nostra iniziativa. Essi, insieme a molti altri docenti, tecnici ed esperti, possono rappresentare un primo utile bacino per la costruzione di una sorta di anagrafe regionale dei nostri formatori. Possiamo dunque partire da qui, senza con questo precluderci alcuna ulteriore possibilità di collaborazione con chi, insieme a noi, voglia lavorare alla ricostruzione di una filosofia politica dell’alternativa che non potrà che fondarsi su di un appello quanto più largo possibile all’insurrezione delle coscienze. I temi sui quali lavorare nello specifico potrebbero essere individuati attraverso l’ausilio di strumenti come i questionari, in grado di rilevare in modo scientifico il fabbisogno formativo, consentendoci così di strutturare un’offerta rispondente ai bisogni reali. L’idea è, in sostanza, quella di una formazione politica partecipata, che nasca dal basso e sia in grado di vivere in modo dialettico e non unidirezionale.

Da ultimo, circa le forme che dovrà assumere la nostra attività, accanto a quelle tradizionali fatte di seminari e convegni, potremmo prevedere momenti formativi in grado di favorire la socializzazione e la conoscenza reciproca, utili a costruire il primo embrione di quella comunità civica, fatta di uomini e di donne, che vuol essere SEL. I political forums e le summer schools, o altri momenti di formazione residenziale, possono essere utili esempi ai quali rifarsi.

In conclusione, la formazione politica che abbiamo in mente è strutturata su diversi livelli: è anzitutto un’attività di ricerca in grado di contribuire alla ricostruzione di un nuovo pensiero politico della sinistra e, con esso, di un nuovo modello di civiltà. Ma anche un’attività pedagogica capace di supportare la passione civile, che costituisce la precondizione essenziale di ogni impegno rivolto al bene collettivo, con quel complesso di saperi e competenze indispensabili per farla esprimere al meglio delle sue potenzialità. Essa vuole infine essere tanto un momento di socialità, di costruzione di una comunità politica in senso largo, quanto un’occasione di socializzazione delle esperienze, soprattutto di quelle più avanzate.

Questa complessa articolazione della nostra proposta può però trovare il suo comune denominatore in una fondamentale convinzione: quella per cui la ricostruzione di nuove politiche dell’emancipazione, di una rinnovata utopia liberatrice, non potrà che partire da una sfida, che dovrà essere la più audace possibile, sul terreno delle idee.

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