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*la Sinistra del XXI secolo*

Analisi politiche (12)

  1. Basta con la fondazione di nuovi partiti. Nella sinistra esiste quasi un partito per ciascuna sfumatura di pensiero del movimento dei lavoratori. Il nostro obiettivo è che si giunga a fondare l'unico partito che non esiste: il partito dei lavoratori come classe;

  2. Il "Partito Sociale" non è un nuovo partito, ma un nuovo modo di concepire l'organizzazione politica per "favorire la politicizzazione dei movimenti e la socializzazione dei partiti

  3. Ciascun dirigente è, innanzitutto, un militante. Ciascun militante è, potenzialmente, un dirigente. Per questo, ci riferiamo ai componenti della Sinistra del XXI secolo in termini di quadri "militanti-dirigenti": obiettivo di ognuno è accrescere la propria conoscenza e consapevolezza per giungere ad un livello di elaborazione autonoma della propria linea politica che, in rapporto con quella degli altri, sviluppi la linea politica comune. Senza lo studio, esistono sono militanti senza testa. Senza l'attività militante concreta, esistono solo dirigenti pigri e distaccati.

  4. Il futuro partito del Lavoro si costruisce oggi con la formazione dei suoi quadri che, innanzitutto, siano militanti: per questo è necessario partecipare a tutti i momenti e luoghi in cui emerge la parte più vitale della società che si autorganizza. E' inutile che un quadro o un dirigente sappia parlare se, prima di tutto, non sa ascoltare: la direzione politica è un processo che parte dalla spontaneità della classe e alla classe ritorna con un surplus di consapevolezza cosciente;

  5. Il rapporto di una direzione consapevole con i movimenti spontanei dev'essere dialettico. L'azione politica reale delle classi subalterne è, pertanto, politica di massa e non deve essere la semplice avventura di gruppi che si richiamano alla massa (Gramsci, Ordine Nuovo);Deve essere sempre possibile passare dalla spontaneità delle masse all'elemento di coscienza del Partito e dall'elemento di coscienza del Partito passare ad incontrare lo stato d'animo delle masse.Rinunciare a dare ai movimenti "spontanei" una direzione consapevole, ad elevarli ad un piano superiore inserendolli nella politica, può causa re conseguenze gravi. Quasi sempre ad un movimento spontaneto delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominanete. Larinuncia dei gruppi responsabili a dare una direzione consapevole ai moti spontanei e a farli diventare un fattore politico positivo.

I marxisti ratzingeriani.

Da qualche tempo è in atto una proposta di ridefinizione dei rapporti tra la sinistra e la Chiesa Cattolica, ad opera di un gruppo di intellettuali di estrazione marxista, orfani del PCI, che ha finito per configurare un fenomeno nuovo nel rapporto tra marxismo e cattolicesimo.

I maggiori sostenitori di questo orientamento sono Pietro Barcellona e Mario Tronti, ai quali è stata attribuita la qualifica di fondatori, non da soli peraltro, di una corrente di pensiero etichettata dai commentatori, mai peraltro smentiti, come “marxismo ratzingeriano”.

Quello che è successo è una catastrofe per la sinistra.
Ma perchè è una catastrofe? Nietzsche diceva che difendere una tesi giusta con argomenti sbagliati è il modo migliore per nuocerle. E paradossalmente ora non solo avviene questo, ma anche l’opposto, ovvero che si impieghino argomenti giusti in linea di principio, che però diventano sbagliati se calati nella situazione presente.

Pubblichiamo un intervento di Andrea Musacci, che indaga la crisi delle strutture intermedie, nel rapporto tra politica e società civile. Vi chiediamo di leggerlo senza pregiudizi e con uno spirito di ragionevole critica. Dite pure la vostra, commentando sul forum.

PARTITO E COMUNITÀ contro L'IDEOLOGIA LAICISTA.

Ristrutturare la Sinistra riscoprendo la sacralità della politica.

Vorrei porre alcuni temi di discussione a mio parere fondamentali e urgenti per la Sinistra italiana. Partirò dall’ambito politico per andare oltre, a dimostrazione della complementarietà delle sfere del reale. Oramai è lampante come la crisi del neoliberismo stia portando, oltre a conseguenze negative a livello socio-economico, anche ad una crisi dei sistemi democratici e delle strutture della Prima Repubblica: i partiti politici in primis, ma anche i sindacati, le associazioni dei lavoratori, quelle culturali-ricreative, i centri studi, i gangli della Chiesa. La gravità della situazione economica e sociale dimostra l’inadeguatezza e la pericolosità di un’ideologia trentennale intrisa di un individualismo classista e nichilista, distruttivo e anti-umanista.

Qualche mese fa, l'exploit di Syriza alla seconda tornata delle elezioni greche ci forniva alcuni spunti di riflessione che indicavamo essere utili per la Sinistra Italiana. Visto il risultato disastroso delle elezioni, le riproponiamo sperando che vi si presti maggiore ascolto. Soprattutto, ci auguriamo che i lettori, tra cui sappiamo che ce ne siano anche nelle segreterie dei partiti naufraghi, sappiano cogliere la profondità dell'analisi, evitando quelle semplificazioni che hanno portato qualche dirigente nazionale a sintetizzare le analisi sul successo greco con lo slogan "facciamo la Syriza italiana!".

Togliete a un essere umano la dignità del suo lavoro e del suo operare: lo avrete in pugno e potrete fare di lui ciò che vorrete.

(Fedor Dostoevskij, Umiliati e offesi)

In una Europa travolta dalla crisi e flagellata dalla disoccupazione di massa, la coesione sociale è sempre più a rischio, e manda già segnali preoccupanti dai paesi – come la Grecia – nei quali la depressione economica si è insinuata più profondamente e da tempo, mentre crescenti si fanno gli interrogativi sulla possibilità di introdurre delle “reti di sicurezza” a salvaguardia dei redditi falciati via dalla perdita dei posti di lavoro. Fornire un sostegno a chi perde lavoro e reddito significa però non solo sopperire ad una emergenza incalzante, ma anche interrogarsi sulla tenuta “sistemica” dell’economia europea, certamente a fronte di un’architettura , quella dell’euro, già di per sé incapace di sostenere gli effetti degli squilibri macroeconomici (data l’assenza di una fiscalità comune e di un ruolo della BCE che assolva al classico compito di “prestatore di ultima istanza” della banca centrale), e in ultimo a fronte di quella che è la capacità effettiva dell’area europea di produrre reddito e occupazione. In questo senso l’intervento a sostegno dei redditi deve essere ricondotto alla più ampia questione della sostenibilità dello sviluppo, con ciò comprendendo tanto le condizioni che determinano la crescita dell’economia, quanto quelle che sono alla base della coesione sociale. Questo non sembra tuttavia appartenere ai contenuti del dibattito che ultimamente si è animato con il concorso di intellettuali, politici ed economisti, dando vita ad una diatriba che vede fronteggiarsi le questioni del “reddito minimo garantito” (spesso richiamato come “reddito di cittadinanza”) e quella del “salario minimo”.

Secondo Bersani è inevitabile che pezzi di Welfare, come la Sanità, prima o poi necessitino di una contribuzione diretta dei cittadini al fine di non essere privatizzati, che tenga conto del loro reddito.

Bene, prima di tutto si sostituisca il ticket sanitario (più o meno alto secondo il reddito), equo solo in apparenza perché a pagare son solo i malati e non anche i sani, che magari lo sono perché volati in Svizzera per curarsi. Al posto di questa tassa che a noi pare, checché ne dica la Corte Costituzionale, in palese violazione degli artt. 2 e 32 della Costituzione, venga messa un'imposta (non dunque una nuova tassa) per finanziare il solo Sistema Sanitario Nazionale, collegata al reddito e strettamente al principio di progressività.

In questo modo, la contribuzione al Sistema Sanitario Nazionale diventa unica e generalizzata. Tra tanti tributi ingiusti, potrebbe essercene uno giusto.

Care compagne e cari compagni,
nel ringraziarvi per il vostro invito e scusandoci per l'assenza, flglia delle stesse difficoltà che vive la sinistra in questo periodo, ci pare innanzitutto utile spendere qualche parola per spiegare quali sono le ragioni che ci hanno portato alla creazione del progetto del nostro Think Tank Sinistra XXI (21) e perché ci possiamo ritenere interlocutori del percorso da voi tracciato.
Ripubblichiamo un nostro articolo del 12 marzo scorso, recuperato dal vecchio sito che era stato attaccato da un hacker (se così si può chiamare). Ci sembra oltremodo attuale, dopo gli eventi siciliani e i presagi di una candidatura del tandem Grillo-Di Pietro alle presidenze del Consiglio e della Repubblica. Più che un auspicio o una previsione, un programma politico.
Alessandro Tedde
 
 

Alle soglie della Terza Repubblica: qualche ragionamento di prospettiva tra sociologia e fantapolitica.

 "Grande è la confusione sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente."
Quando Mao pronunciava questa frase sapeva che nella confusione generalizzata, chi avesse avuto una idea forte e coesa (quale era la sua e dei suoi seguaci) avrebbe avuto la meglio sug altri, completamente sbandati. Oggi, sotto il cielo d'Italia, la confusione è di certo grande, ma non è detto che la situazione sia eccellente. Inizio così una riflessione sul campo delle forze politiche (su quello delle forze sociali mi cimenterò un'altra volta) che chiamerò semplicemente "non capitaliste". Già la delimitazione del campo della mia analisi si presenta difficile: la definizione di "forza politica non capitalista" è tutt'altro che precisa, e può sicuramente apparire bizzarra. Per sgombrare il campo da ogni dubbio, voglio precisare che questo mio scritto proverà ad analizzare le componenti di quel campo che non accetta, con modi, tempi e motivi diversi, di muoversi necessariamente in una prospettiva di società pienamente capitalista. Il ragionamento si basa sulla composizione del 'elettorato di questi soggetti e non necessariamente sui loro dirigenti. Cercherò anzi di evitare il ricorso ad una schematizzazione basata sui leader, nell 'idea che, per farne un ragionamento valido per un periodo medio-lungo, esso debba basarsi più sulle idee e i sentimenti comuni alla base che ai calcoli dei vertici.

di Felice  Besostri,  Circolo LA RIFORMA*, Milano

Slavoj  Žižek cita Alain Badiou (Introduzione a Logiken der Welten. Das Sein und das Ereignis2, Diaphanes, Zurigo, 2010, 17 ss), per il quale una politica rivoluzionaria, che parte dagli antichi cinesi” Legalitari” fino a Lenin e Mao attraverso i Giacobini contiene 4 punti:

  1. 1)Volontarismo, la convinzione cioè che si possono  “Spostare le montagne”, ignorando le leggi e gli ostacoli ”obiettivi”;
  2. 2)Terrore, la volontà senza riguardi di annientare i “nemici del popolo”;
  3. 3) Giustizia ugualitaria, la immediata e brutale attuazione del diritto senza riguardo “alle complesse circostanze” che ci costringerebbero a procedere piano e un passo alla volta;
  4. 4)Fiducia nel popolo, ad esempio la “Grande verità” di Robespierre: “Un governo popolare deve avere fiducia nel popolo ed essere severo con se stesso” o la Critica di Mao all’opera di Stalin “Problemi  economici del Socialismo nell’URSS”, dal punto di vista staliniano ritenuto “quasi completamente falso. L’errore principale è la sfiducia nei confronti dei contadini”(“die bösen Geister des himmlischen Bereich. Der linke Kampf um das 21. Jahrhundert”, Fischer, Francoforte s. M.,2011, 94).

Per Ignazio Silone (reprint dell’”Avvenire dei Lavoratori” a cura dell’Istituto Europeo di Studi Sociali, Milano, 1992, 62,) quattro erano le questioni in forza delle quali si consumò la scissione tra comunisti e socialisti: “a)difesa nazionale o disfattismo; b) partecipazione ministeriale o opposizione sistematica; c)legalità o insurrezione; d) dittatura o democrazia.” (citazione in Felice Besostri, Silone e la visione europea del Socialismo, saggio dell’opera AA.VV., Zurigo per Silone. Le idee, Atti delle Giornate Siloniane in Svizzera  ,vol. 2, L’Avvenire dei Lavoratori, Quaderni, Zurigo, 2011, 48).

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