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Piccola premessa

Questo scritto amplia l’analisi sul voto in Sardegna che mi è stata richiesta dai compagni di Transform!Italia per il sito della loro fondazione. Poiché tanto, forse tutto, è stato già detto, ho deciso di dedicare parte dello spazio ad un’analisi del pre e del post voto e di condividerla, aggiornata, con i compagni del Manifesto Sardo.

Prima di iniziare, voglio chiarire che nelle mie considerazioni non trovano spazio sentimenti quali il rancore o la rassegnazione, piuttosto la volontà di sentirmi libero di esprimere un’opinione senza remore e di farlo con un certo realismo politico. Chi vorrà, argomentando, potrà smentirmi e contraddirmi: sappia, fin da ora, che io gliene sarò anzi grato.

Mercoledì, 09 Novembre 2016 17:45

In America perde la sinistra dell'establishment

in Blog

Ciò che è successo negli Usa è il segno inequivocabile di un fenomeno che dura ormai da venti anni.

La sinistra di tradizione socialdemocratica, essendo subalterna alla cultura neoliberista e al feticcio della globalizzazione senza regole, ha abbandonato progressivamente, fino a distaccarsene quasi del tutto, i suoi ceti sociali di riferimento: quel popolo che deve lavorare per vivere, che era tradizionalmente  la sua base sociale.

Soprattutto ha smesso di coltivare un'idea di mondo alternativa a quella della destra (tanto protezionista, tanto neoliberista):, anzi, con quest'ultima ha finito sempre più con l'assomigliarsi, finchè i suoi referenti sociali di riferimento non sono più riusciti a distinguere la sinistra dalla destra.

Hillary Clinton è esattamente il ritratto di quanto appena detto: in questa campagna elettorale, la first Lady guerrafondaia, fan delle dottrine economiche più smaccatamente liberiste, è stata in questa pienamente fedele al suo background politico e culturale.

Purtroppo, le primarie non hanno visto prevalere Bernie Sanders, un compagno dal profilo opposto: socialista, con un'idea alternativa di mondo. Capace di parlare a quel popolo di cui prima scrivevo, Sanders riusciva a coniugare cultura di movimento, di lotta e alternativa di governo. Tutte cose non da poco negli Stati Uniti, dove già solo il definirsi socialista è un atto di coraggio notevole.

Serviva rompere con l'establishment, con le oligarchie e con una sinistra oligarchica, fondta sui finanziamenti alle fondazioni da parte dei poteri forti e sulla cooptazione per fedeltà: purtroppo non è successo.

Trump ha coperto uno spazio politico unendo queste istanze all'intolleranza xenofoba, al protezionismo economico, al forte richiamo nazionalista (che sempre sostituisce quello di classe quando questo non è indirizzato in senso nazionalpopolare). Il risultato è stata una vittoria larga nei numeri, scaturita proprio dal consenso di coloro che noi dovevamo rappresentare e ancora di più far partecipare, coloro che vivono di economia vera, contrapposti a quelli dell'economia di carta, finanziarizzata. E quando dico noi è perché questo sta avvenendo anche in Europa, Italia compresa.

La destra populista unisce coloro che la crisi proletarizza sempre di più, mentre la sinistra moderata si pone come cane da guardia delle élites, mentre quella radicale si consola con una comoda testimonianza identitaria e una subalternità alle forze moderate, definendosi solo per contrarietà a loro.

Serve una sinistra larga, modernamente socialista, capace di mettere l'orecchio a terra, di ascoltare ciò che bolle nella società, di prevenire queste ondate populiste.

Serve una sinistra che ridia un'alternativa di mondo, di governo, vivendo le lotte e organizzandole, elaborando il malcontento del paese reale, una sinistra utile e pronta alle sfide secolari che il mondo ha di fronte.

Saranno quattro anni pieni di incognite: noi, dal nostro punto di vista, possiamo solo lavorare per cominciare a costruire unità sociale e politica del nostro campo.

"Il movimento operaio avanza, di sconfitta in sconfitta, verso la vittoria finale." (The Militant)

La recente sconfitta di Renzi sul voto al Senato indica comunque l'esistenza di alcune crepe all'interno del Pd. Quei pochi parlamentari dissidenti (uniti alle opposizioni di sinistra) possono svolgere, almeno nella Camera Alta, un ruolo di "guastatori" che è fondamentale. Di tale possibilità dovremmo divenire consapevoli tutti e, soprattutto, dovrebbe divenirne consapevole il gruppo cosiddetto dirigente dell'Altra Europa.

Le elezioni comunali ed europee del 25 maggio lanciano un guanto di sfida alla sinistra di governo, che è anche una sfida per un governo di sinistra: rinnovamento ed innovazione da una parte contro il conservatorismo politico e l'autoconservazione dei ceti politici dall'altra.

Sotto il primo profilo, non è più possibile attendere per riaprire la prospettiva dell'alternativa sociale: a distanza di dieci anni dal "movimento dei movimenti", l'ultimo capace di mobilitazione su scala planetaria, bisogna saper trasformare lo slogan "un'altro mondo possibile" in realtà concreta.

Per questo è necessario, di fronte al continuo moderarsi delle posizioni della sinistra nostrana, costruire un nuovo modo di "essere sinistra di governo" ovvero che lotta per assumere le funzioni politico-amministrative necessarie per operare il cambiamento voluto.

Avanzerà il nazionalismo aggressivo di estrema destra, razzista e religioso?

814 milioni di elettrici ed elettori sono chiamati alle urne: il voto è cominciato il 7 aprile e si conclude in questi giorni.

Sono pochi i partiti che sono radicati in tutto il paese e le formazioni regionali si moltiplicano. Per formare una maggioranza di governo occorrono alleanze a geometria variabile.

Il Partito del congresso, erede dell'indipendenza del 1947, tornato al potere nel 2004 è fortemente discreditato. La dinastia familiare che guida questa formazione, Gandi, non ha la forza necessaria per raddrizzare la situazione.  Il regime è allo stremo, minato dalla corruzione, e la società indiana subisce i contraccolpi delle politiche neoliberiste attuate dai successivi governi.

Il 7 maggio si sono tenute le elezioni generali in Sudafrica. L'ANC (African National Congress) non esce illeso dallo scrutinio.

La situazione economica e sociale del paese è negativa e il partito al potere deve affrontare una serie di rotture politiche significative.Il paese mostra un tasso di crescita molto modesto del 1,9% nel 2013 dopo il 2,5% dell'anno precedente. La Nigeria, che non è inserita tra i BRICS, ad esempio possiede un PIL molto superiore.

Le 5 ragioni di una scelta di campo.

Sinistra XXI, progetto politico nazionale nato nel 2011, si confronta per la prima volta con le elezioni amministrative della città di Sassari.

  1. Perché un movimento politico come Sinistra XXI non presenta le proprie liste?

Sinistra XXI nasce con l'esigenza di unire, rinnovare e ricostruire la Sinistra del XXI secolo: è una rete transpartitica, ovvero che attraversa i partiti con un suo programma che i suoi aderenti portano avanti in tutti i luoghi in cui fanno politica. La nostra idea di “unità della sinistra” si concretizza nel combattere la proliferazione delle liste di sinistra alle elezioni attraverso un lavoro di riunificazione preventiva su base programmatica.

  1. Perché Sinistra XXI non aderisce formalmente ad alcuna lista come fatto in occasione delle elezioni regionali con “Sinistra Sarda”?

Nel programma di Sinistra XXI-Sardegna vi è la creazione di una sinistra del lavoro con “testa” e “gambe” nella nostra Isola: la Sinistra Sarda, ai suoi albori, nasceva come inizio di unità plurale di forze (partiti, associazioni e movimenti) di sinistra, ecologiste e sovraniste. La sua trasformazione in un mero cartello elettorale, operato dalle segreterie regionali di PRC e PDCI con il placet delle segreterie nazionali che precedentemente avevano boicottato l'operazione, dimostra che quel progetto, almeno per il momento, si è allontanato da quello da noi sostenuto nei nostri documenti e interventi pubblici dal 2012 in avanti.

  1. Perché allora non partecipate ad una lista civica?

Dissentiamo nettamente dalla politica “mafiosa” del “voto la persona, non il partito”. Crediamo nel ruolo dei partiti come concepito dai Costituenti e pertanto riteniamo l'adesione ad un programma elettorale di un partito come un atto vincolante nei confronti degli elettori di quel partito. Anche candidarsi alle elezioni comunali è battersi per una idea di “società”. Infatti, sebbene tutti ambiamo ad avere strade senza buche, c'è modo e modo di eliminarle: si possono affidare i cantieri secondo il criterio del massimo ribasso (con lavori scadenti e lavoratori sfruttati, ricattati e sottopagati) oppure secondo criteri di qualità del lavoro e di dignità dei lavoratori. Dunque, anche sostenere un certo modo di “riparare le buche nelle strade” può essere un atto “rivoluzionario”. Un progetto civico, per noi, è un progetto di “alternativa di società a partire dalla propria città”, non un progetto che separa la propria città dal resto del mondo. Pertanto sosteniamo la creazione di liste politiche della sinistra, anche di ispirazione civica, da creare attorno ad un programma di “alternativa di società”: era la nostra proposta fatta all'intera sinistra sassarese che purtroppo non è stata accolta.

  1. Perché avete un programma se non vi candidate e sostenete Nicola Sanna sindaco?

Crediamo, forse sbagliando, che la politica sia “lotta per il potere” ma anche “lotta per potere”, determinata dai rapporti di forza esistenti. Da un lato, non vogliamo retrocedere di un passo rispetto alla nostra strategia, che si esplica sul medio-lungo termine, dall'altro non vogliamo essere passivi o impotenti rispetto alla situazione attuale. Per questo, ad ogni elezione elaboriamo un NOSTRO programma, rispettoso della NOSTRA strategia, che confrontiamo con i programmi delle forze in campo (per verificarne la compatibilità) e che sottoponiamo ai candidati in cambio del nostro sostegno.

Abbiamo lavorato per una candidatura unitaria della sinistra nelle primarie del centro-sinistra o in alternativa al centro-sinistra: la sinistra sassarese ha ritenuto (secondo noi a torto) che non ci fossero le condizioni per presentarla. A quel punto, nel tentativo costante di spostare gli equilibri nei rapporti di forza, abbiamo appoggiato (sin dal primo turno) il candidato considerato outsider da tutti, che avesse meno rapporti con la dirigenza liberale (raggruppata attorno alla maggioranza renziana) e che avesse un programma innovativo e progressista, come quello presentato da Nicola Sanna al primo turno delle primarie. A quel programma minimo aderiamo, ritenendo di averlo positivamente arricchito nel confronto con le forze coalizzatesi attorno a Sanna ed avendo lavorato perché non venisse snaturato.

  1. La coalizione che sostiene Nicola Sanna sindaco presenta forze eterogenee. Come si configura l'appoggio di Sinistra XXI rispetto alla coalizione?

Abbiamo lavorato alacremente per impedire che venisse allargato il perimetro del centro-sinistra rispetto alle elezioni regionali (già massimamente allargato al centro, nonché all'area sovranista-indipendentista), contro ogni alleanza con forze che avessero avuto, nel recente passato, qualsiasi accordo con le forze conservatrici e conservative del centro-destra regionale. Quindi abbiamo lavorato per impedire la creazione di liste civiche ad hoc che evitasse il ripetersi del fenomeno del riciclo dei politici caduti in disgrazia in presunti progetti “civici”.

E' bene che la Lista "L'Altra Europa con Tsipras" abbia una affermazione. Ma a prescindere dai risultati delle europee, è urgente che anche SEL si metta in gioco per andare ad una stretta che ponga nel campo della sinistra un nuovo partito, plurale, dal basso, popolare, includente e che rinvii a tempi ragionevoli il tema della identità. In ogni caso noi socialisti dovemmo darci un ruolo, in questo quadro, per predisporre il secondo passaggio.

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