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syriza

Sabato, 07 Luglio 2012 11:17 Scritto da

La scorsa settimana "Ombre Rosse" ha chiesto alla sinistra politica e sociale e di movimento se la vicenda di Syriza, che ha dimostrato di saper unire la frammentata sinistra greca su di un'ipotesi di uscita dalla crisi che rovescia il paradigma monetarista, possa essere un modello per la sinistra italiana e quale sia il programma per sostenere una profonda trasformazione del Paese. L'interno è aprire un confronto politico e programmatico a sinistra. Come Sinistra XXI vogliamo contribuire, partendo intanto da un'analisi delle posizioni espresse nei singoli interventi.

Partiamo dalla Sinistra Sociale e di movimento:

  1. Nicoletta Dosio - NO TAV: Serve l'unità, ma senza cadere nel politicismo

Un programma per il futuro? A causa anche di una sinistra tesa a smorzare le lotte ed a cogestire il modello di sviluppo attuale, serve un mutamento radicale, non riforme, ma conflitto e rivoluzione. Quando ci chiederemo finalmente che cosa, come, perché, per chi produrre? Un'unità grande ed autentica sarebbe indispensabile, ma è sul piano delle lotte reali che si possono trovare compagni, chiarezza di obiettivi, forza, prospettive per il futuro, programmi non semplicemente elettorali.

L'insufficienza delle mobilitazioni sociali rispetto allo scontro in atto è evidente; l'Italia è densa di rivendicazioni collettive, ma frammentate. Prima della rappresentanza, occorre costruire la precondizione di una forte, radicale, unitaria e inclusiva mobilitazione sociale su obiettivi chiari e comunicabili, per tessere relazioni sociali e ribaltare l'agenda politica. In mancanza di un'adeguata mobilitazione sociale, la scorciatoia della rappresentanza verrebbe ancora una volta dai più percorsa nell'illusione di costruire dall'alto ciò che è complicato far emergere dal basso.

Per un nuovo progetto serve un pensiero nuovo, che critichi l'illusione di mitigare il liberismo e contenerne gli effetti sociali, causa della più grande sconfitta della sinistra. La domanda di cambiamento non trova risposte adeguate e solo rinnovando la politica potrà avere uno sbocco positivo. C'è grande spazio per la sinistra se rappresenterà in modo credibile un'altra idea di economia, società, democrazia. I i partiti non facciano di nuovo l'errore di confidare nella propria autosufficienza e prendano atto della loro crisi. Non servono scorciatoie leaderistiche o alchimie tattiche, ma ricostruire il rapporto con la società, coinvolgere i soggetti sociali, dare dignità alle diverse forme della rappresentanza. Dal basso può crescere l'alternativa: dai territori, dall'iniziativa civica diffusa che riconquista lo spazio pubblico e ridà senso a un'idea della politica che non gestisce l'esistente ma collettivamente lo trasforma.

Ora le opinioni della Sinistra politica:

  1. Cesare Salvi - Movimento per il Partito del Lavoro (Federazione della Sinistra): Syriza è un bell'esempio, ma l'Italia non è la Grecia

Syriza è una sinistra unita (ma senza i comunisti e Sinistra democratica) per un antiliberismo non antieuropeista, contro il patto Nuova Democrazia - Pasok subalterno alla tecnocrazia europea e alla Merkel. In l'Italia la sinistra contro Monti è divisa e non c'è una forte mobilitazione sociale per dare massa critica, prevale l'"antipolitica". Il PD è diviso tra il centro sinistra "francese" e la continuità con Monti in un'alleanza col centro. In Germania Linke riduce i suoi consensi per la contraddizione tra chi vuole interloquire con SPD e chi no (molti voti ai Pirati, simili a 5 Stelle). In Francia il fronte della sinistra, eccellente risultato alle presidenziali, significativo alle legislative, deve incalzare il governo socialista perché mantenga gli impegni. In Spagna la sinistra unita ha un risultato soddisfacente, penalizzato dalla legge elettorale, e governa con i socialisti in Andalusia. La crisi offre grandi possibilità a una sinistra di alternativa, radicalmente antiliberista e critica dell'Europa delle finanze e delle banche, ma il problema è lo sbocco da dare al consenso e il rapporto con le socialdemocrazie. Brancaccio dice che Syriza non ha vinto le elezioni per la poca chiarezza sul che fare al governo. Syriza piace perché è unita, forte elettoralmente e in raccordo con un'importante mobilitazione sociale, alternativa alle politiche dominanti. Per realizzarla in Italia si parte dalla nostra realtà.

  1. Massimo Rossi - Portavoce Federazione della Sinistra: Costruire un polo autonomo della sinistra. Dal basso.

L'incapacità della sinistra italiana di farsi percepire come alternativa al sistema dominante, assumendo responsabilità, ne tarpato il successo. E' giusta la finalità della FDS data nel documento congressuale: «costruire un polo autonomo della sinistra e non una componente del centrosinistra interna alla logica del bipolarismo». FdS, Sel, ALBA, sinistra sindacale e formazioni politiche di opposizione al governo, debbono concorrere in forme nuove nel dar vita, insieme alla sinistra europea, ad una ampia aggregazione alternativa che alleandosi con l'IDV metta in campo un programma di governo. La FDS va reinterpretata in modo più aperto, unitario ed innovativo: grande capacità inclusiva, pratiche sociali con soggettività diffuse, individuali e collettive. Uno spazio politico aperto: partire da reali contenuti di trasformazione anziché da politicismo e autoreferenzialità, da movimenti, associazioni, "popolo dell'acqua", comitati locali. Il fine è mettere insieme forze e massa critica per rafforzare l'opposizione al liberismo e mettere a frutto aspirazioni e competenze su beni comuni, ambiente, riconversione industriale verso l'utilità sociale.

  1. Piero Maestri e Franco Turigliatto - Portavoce di Sinistra Critica:Per fare Syriza serve un movimento unitario contro la crisi

Il risultato di Syriza deriva anche dalla generosa lotta di resistenza che ha appoggiato (scioperi, manifestazioni, conflitto diffuso). Syriza, formula politica tipicamente greca, ha indicato un'alternativa alle politiche della Troika, distante e alternativa dal socialismo moderato e liberale del Pasok e di gran parte della socialdemocrazia europea. In Italia, sul piano del programma: rifiuto delle politiche di austerità, annullamento del debito illegittimo, riforma fiscale o nazionalizzazione delle banche; sul piano politico: un progetto che spazzi il liberalismo temperato di Bersani e proponga altro. II centrosinistra, Cgil compresa, si allinea alla vittoria dell'unità nazionale a Atene. Syriza non è modello, ma esempio di unità fra forze diverse, di rinnovamento e radicalità dei contenuti. Sindacati di classe, comitati territoriali contro devastazioni ambientali, centri sociali, studenti, precari, donne, movimento dei Pride, associazioni, collettivi, forze politiche disponibili devono lavorare a una Coalizione sociale e politica che costruisca un movimento unitario e plurale, autorganizzato e democratico, radicale e combattivo. Una priorità assoluta per uscire dalla stasi della resistenza all'austerità. Una coalizione non identitaria, né settaria, che parli a tutto il mondo del lavoro, del precariato, di chi è colpito dalla crisi e realizzi un contrasto efficace e duraturo a Monti e alla Troika e discuta della possibilità di rappresentare un'alternativa elettorale. Una Coalizione in Italia è il modo più efficace per sostenere la lotta di Syriza.

  1. Paolo Ferrero - Rifondazione Comunista:Come in Grecia costruiamo un polo unitario della sinistra antiliberista

Syriza è in intransigente contrarietà alle politiche neoliberiste europee. L'Italia è solo formalmente divisa tra centro destra e centro sinistra: in realtà lo è tra forze che accettano i dictat europei e che si oppongono. Syriza non è disponibile ad una maggioranza che non rifiuti di applicare il memorandum imposto dall'Europa. Pasok e Sinistra Democratica governano con Nuova Democrazia per applicare i dictat. In Italia Monti che è sostenuto da ABC bipartisan per applicare le imposizioni dell'Europa. Serve costruire un polo della sinistra antiliberista e anticapitalista, autonomo dalle forze socialiste e con un progetto politico economico e sociale contrapposto alle ricette di centro destra e centro sinistra. Una Syriza italiana alleata al PD è una mistificazione del solito trasformismo italiano. Il Front de Gauche non vota la fiducia al governo Hollande, ritenendo il programma inadeguato alla crisi e più moderato rispetto alle elezioni. Monti è un governo costituente per gli assetti sociali, la costruzione politica centrista e gli effetti politici di lungo periodo. Occorre subito un polo della sinistra alle elezioni con un proprio profilo politico e programmatico. Per costruirlo è utile l'esperienza greca e francese: il problema non è fare un nuovo partito ma costruire uno spazio pubblico unitario della sinistra in cui ognuno ci stia a partire dai propri convincimenti e dalle proprie pratiche sociali. Occorre un'aggregazione a base democratica, secondo la democrazia partecipata e il principio "una testa un voto". La crisi della sinistra è crisi politica e di legittimità democratica. La costruzione della sinistra unita dev'essere un percorso di chiarificazione politica e di rivoluzione nelle forme organizzative. Il modello della federazione, della costruzione comune delle scelte politiche e del parallelo rispetto delle specificità culturali, politiche ed organizzative è il modello più vicino alle esigenze. Nei prossimi mesi una discussione pubblica su programma e forme di organizzazione dell'aggregazione politica.

  1. Marco Ferrando - Partito Comunista dei Lavoratori:Per un programma di rivoluzione, nelle lotte e alle elezioni

"Fare Syriza anche in Italia": lo dicono Sinistra Critica, FDS, SEL, gli innamorati delusi di Monti (Revelli), ma si allude a intenti e proposte più "a destra". SEL e molta FDS la evocano per negoziare col PD; PRC, scaricato nazionalmente dal PD, per proporre il "blocco progressista" con l'IDV i sindaci di centrosinistra; ALBA e parte di Sinistra Critica come "sintesi" tra "sociale e politico" o marchio elettorale "antipartito" competitivo col grillismo. Syriza non sfonda per il programma o la forma federativa, ma per l'ascesa del movimento di massa greco. In Italia la crisi del movimento di massa e la subalternità delle sinistre al PD hanno spianato la strada al grillismo. Però Syriza respinge il memorandum della Troika, ma difende l'UE; rivendica la "rinegoziazione del debito" verso le banche, non la sua abolizione; propone il "controllo pubblico" sulle banche private (come il Front de Gauche) e non la nazionalizzazione senza indennizzo; vuole la Grecia nella Nato. Raccoglie il vento della ribellione e rassicura le classi dirigenti sulla propria compatibilità di sistema. Una contraddizione di fondo che i comunisti rivoluzionari greci (EEK) -legati al PCL - incalzano nell'azione di massa: fuori dal settarismo stalinista del KKE, contro adattamenti a una nuova socialdemocrazia di sinistra. Non è la crisi del "modello liberista", è il fallimento del capitalismo: non compromessi riformatori all'orizzonte, non borghesie "buone" e democratiche con cui realizzare "equilibri più avanzati", non un'"Europa sociale e democratica" dentro l'UE e il capitalismo europeo. Queste illusioni disarmano l'alternativa e la resistenza sociale e predispongono nuove corresponsabilità di governo contro i lavoratori. Solo una rottura anticapitalistica e rivoluzionaria può liberare i lavoratori e le masse: governi dei lavoratori e Stati Uniti Socialisti d'Europa, unica prospettiva di progresso. Una mancata soluzione anticapitalista della crisi sociale può liberare cupi fantasmi passati. Rivoluzione o reazione è il futuro dell'Europa. Serve costruire una sinistra rivoluzionaria all'altezza del nuovo livello di scontro, confrontarci su come realizzare una svolta unitaria del movimento operaio italiano (forme di lotta, forme organizzative, programmi); confrontarci su come connettere ogni lotta alla prospettiva della rivoluzione sociale e di un governo dei lavoratori. Se la proposta più "radicale" è un blocco con IDV il messaggio non è incoraggiante, tanto più se si resta nelle giunte locali col PD e l'UDC (come in Liguria). Il PCL è disponibile incondizionatamente alla massima unità d'azione nelle lotte, non a sacrificare il programma anticapitalista del governo dei lavoratori e la sua libera presentazione nelle mobilitazioni e nelle elezioni.

  1. Oliviero Diliberto - Partito dei Comunisti Italiani (Federazione della Sinistra):Unità è la parola chiave

L'Europa aveva visto il patto sociale di progresso con un originale modello basato sul welfare, alti livelli di diritti e garanzie del lavoro, un patto di democrazia, d'inclusione delle masse popolari e dei lavoratori, per fermare i partiti comunisti. Oggi non c'è più il campo socialista; la lotta di classe la fanno i padroni; le sinistre – comuniste o socialdemocratiche – sono sconfitte. La sinistra in Europa non ha il suo Foro di San Paolo, luogo plurale di elaborazione e costruzione della nuova sinistra. E' un'altalena di successi parziali: ieri la speranza era Linke, poi Front de Gauche, Izquierda Unida, i comunisti di Cipro. Troppo spesso alle avanzate seguono inesorabili battute d'arresto: non siamo ancora all'inversione di tendenza. L'Italia non ha più possibilità di altri di vedere una vittoria delle sinistre d'alternativa. Non esistono modelli da replicare. L'unità è lo snodo del problema: tra i partiti della sinistra, internazionalista tra le sinistre europee, tra i movimenti di progresso del mondo. Tutti i partiti comunisti e di sinistra, con sfumature diverse, sono contro questa Europa tecno-liberista. Ciò non basta a realizzare processi unitari o successi duraturi. Non ce la facciamo da soli: ci rassegniamo a consegnare le socialdemocrazie alla compatibilità mercatiste e monetariste del tecno-liberismo? Smettiamo di scavare nelle contraddizioni del socialismo europeo? È possibile un patto contro l'austerità, consegnando alla sovranità popolare le scelte europee, espungendo la tecnocrazia e la dittatura dei mercati, rimettendo al centro il pubblico e i beni comuni? Le sinistre hanno questo compito, la loro ragione fondativa rimane la radicale critica all'economia politica del capitalismo.

  1. Andrea Bagni - ALBA:In Italia non basta mettere assieme delle sigle, serve un rinnovamento radicale

La sinistra ha senso e ruolo se non si perde in una sterile discussione su alleanze, tutte istituzionali. Bisogna farsi carico della crisi della democrazia che si risolve con la democrazia: spazio e rappresentanza a ciò che è fuori dalle istituzioni. Siamo in una fase costituente, aperta dal capitale, per liberarsi della mediazione col lavoro e della democrazia. La democrazia costituzionale si salva se si costruiscono relazioni nella società, corpi intermedi, spazi pubblici allargati e domande radicali di senso. Si ragiona di un centro-sinistra che tutto contiene, di primarie fra il neoliberismo di Renzi e l'antiliberismo etico ed estetico di Vendola. Se il popolo decide fra opzioni radicalmente diverse, lo fa alle elezioni politiche, non alle primarie che prevederebbero un'appartenenza comune sui contenuti. Syriza è insufficiente per l'Italia se somma le forze politiche in una federazione che riconosce le differenze, libere di consolidarsi nel patriottismo di sigla e di lettura della realtà. La soluzione non è la somma dell'esistente (stessi protagonisti dei disastri di questi anni, chiusi nei gruppi dirigenti, nei modelli organizzativi novecenteschi, gelosi di tradizioni e sconfitte): la parte ancora viva della società italiana chiede un cambiamento radicale di forme e contenuti della politica. Non semplicemente aggiungere su di un comune denominatore minimo ciò che esiste, frammentato in tante sigle, non semplicemente costituire liste civiche per rendere più attraente l'offerta elettorale. Occorre un rinnovamento radicale delle forme politiche, una rivoluzione democratica nei soggetti, anche rischiosa, per aprire spazi e tempi di partecipazione alla società italiana.

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