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*la Sinistra del XXI secolo*

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"La Grande Fabbrica: dalla catena di montaggio alla catena del valore" - Proteo n. 5/2016 In evidenza

Lunedì, 28 Agosto 2017 14:42 Scritto da 

"La Grande Fabbrica": l'inchiesta sul lavoro in fabbrica in Italia

In una recente intervista a Radio Città Aperta, Sergio Bellavita (USB Lavoro privato) ha commentato i risultati dell'inchiesta sul lavoro in fabbrica in Italia ("La grande fabbrica"), presentata a Roma il 23 aprile, che dopo anni affronta il tema della nuova composizione di classe nei luoghi di lavoro e del ruolo assegnato all’Italia nell’ambito della divisione internazionale del lavoro.

L'Italia, come la Germania, non è un paese post-industriale: le classi dimensionali di impresa

Dall'inchiesta emerge che l'Italia non è un paese post-industriale, ma il secondo paese per produzione manifatturiera d’Europa, con un numero di lavoratori di poco inferiore alla Germania. Entrambe attraversano un processo di valorizzazione del Capitale fondato sulla parcellizzazione del ciclo produttivo e l'esternalizzazione dei processi produttivi, con un’aggressione formidabile ai diritti dei lavoratori.

Ma, sul versante del ruolo globale della grande impresa che in Germania persiste garantendo benefici di derivazione contrattuale superiori rispetto ai livelli dei lavoratori delle piccole imprese, si marca la differenza con l'Italia che, con la crisi, ha visto una maggiore frammentazione del tessuto industriale.

Il numero di operai, comunque, è il medesimo, sebbene il lavoro operaio non vada più considerato in senso classico, visti i processi di proletarizzazione di figure tradizionalmente considerate non operaie.

La supremazia del tessuto industriale tedesco ha solo parziali ricadute positive sulla condizione dei diritti dei lavoratori, perché i processi di precarizzazione sono del tutto simili a quelli italiani. Il processo di aggressiva desindacalizzazione dei lavoratori, inteso come restituzione dei risultati delle lotte, negli ultimi 10-15 anni è risultato meno evidente per i lavoratori tedeschi, che, a differenza dell'Italia, non hanno goduto di una contrattazione di crescita dagli anni ’60 fino agli anni ’80 in virtù di un sindacato conflittuale che la Germania non ha conosciuto, avendo prevalentemente avuto un sindacato che “codeterminava” i processi insieme alle imprese.

Alla base del "miracolo economico" della Germania è l'introduzione, nel 2003, dei mini jobs come strumento di “lavoro atipico” per 6-7 milioni di lavoratori, che ha consentito alle aziende di avere grandi quote di lavoratori con salari più bassi e condizioni lavorative peggiori.

Il piano politico

"Oggi gli operai sono isolati. E non basta una campagna sui diritti a riscattare la solitudine operaia. Gli operai non vengono schiacciati, vengono resi neutri. E attraverso la corporativizzazione operaia passa l'oppressione e la segregazione di quella parte della società (fatta di precari, di anziani, di emarginati, di handicappati) che non può fare a meno della solidarietà perché è tanto debole da non potere fare leva sull'auto rappresentanza. Se gli operai abbandonano le loro ambizioni, per questo esercito di diseredati non c'è più scampo, perché è proprio dell'egoismo di massa che si nutrono - traendone legittimazione - la violenza, l'autoritarismo, la cultura della discriminazione che impregnano la politica e segnano i rapporti sociali"1.

L'obiettivo, anche per Sinistra XXI, deve diventare il fare inchiesta come presupposto per costruire una corretta azione politica fondata sulla conoscenza reale del mercato e del mondo del lavoro: l'obiettivo effettivo deve essere quello di un partito lavorista che sia anche un "partito dell'inchiesta operaia".

Come sottolinea Bellavita, l’analisi precisa del tessuto produttivo è necessaria per un’iniziativa sindacale (e politica) adeguata a riunificare il mondo del lavoro e a ricostruire i diritti dei lavoratori e a valorizzare i salari, nonché per smontare le "narrazioni tossiche", come quella che fonda il mito tedesco del miracolo economico dovuto all'introduzione di forme di flessibilizzazione del lavoro estremamente precarizzanti.

Formalmente la cancellazione dei voucher è una vittoria della Cgil che, però, ha lasciato un vuoto che il Governo colmerà rendendo più flessibili vecchie tipologie contrattuali come il lavoro a chiamata (con minimo 400 giornate lavorative nel triennio) e introducendo i mini Jobs. Non è, dunque, una vittoria sul terreno sociale, ma di immagine cui corrisponderà un nuovo attacco del Governo contro il lavoro stabile, attraverso un maquillage del lavoro precario. Altresì bisogna iniziare a considerare il lavoro migrante come un fattore decisivo per la ripresa delle lotte, similmente a quanto accadde nelle fabbriche metalmeccaniche degli anni ’60 e ’70, per la carica di ribellione imposta dalla doppia condizione di sfruttamento.


 1 Dino Greco, "Sciogliere il Pci: una scelta sbagliata e autolesionista", Intervento al congresso del PCI, Brescia, 1992, in D. Greco, Identità, progetto, democrazia. Le nuove frontiere del conflitto sociale e di una sinistra rinnovata per un'alternativa alla deriva liberista, Punto Rosso, Milano, 2007, pp. 14-15.

Ultima modifica il Lunedì, 28 Agosto 2017 14:42

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Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, Presidente Nazionale di Sinistra XXI e componente della Direzione Nazionale di Sinistra Italiana.
Laurea con lode in diritto costituzionale all'Università di Sassari, diploma post-laurea in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze. Ho fondato la Rete degli Studenti Medi (2008) e Sinistra XXI (2012).
Mi occupo di ricerca sui seguenti temi del diritto pubblico: sovranità, globalizzazione, socialismo costituzionale, forme di stato-governo, partiti

Sito web: www.avvocatoalessandrotedde.it
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