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*la Sinistra del XXI secolo*

Pubblicato in Centro Studi

Tra frontiere e confini. Il processo costituente europeo come antitesi dialettica della Res publica mercatoria In evidenza

Mercoledì, 19 Settembre 2018 16:35 Scritto da 

"Tra frontiere e confini. Il processo costituente europeo come antitesi dialettica della Res publica mercatoria" è il titolo della comunicazione che verrà presentata in occasione della Conferenza Inaugurale della Sezione Italiana della Società internazionale di Diritto pubblico (ICON-S), dal titolo "UNITÀ E FRAMMENTAZIONE DENTRO E OLTRE LO STATO" che si svolgerà a Roma, il 23-24 novembre 2018 presso la Scuola Nazionale della Pubblica Amministrazione.

All'interno della sessione del 23 dicembre "LA GLOBALIZZAZIONE DEL DIRITTO PUBBLICO", presieduta dal Prof. Bernardo Mattarella, verrà presentato un paper, la cui proposta (che qui riportiamo) è stata accolta il 1 ottobre scorso dal Comitato scientifico. Le versioni definitive dei contributi saranno ospitate, previo superamento del relativo processo di valutazione, nel Forum dei Quaderni costituzionali, nella collana degli IRPA Working Papers e nell’Italian Journal of Public Law. I migliori contributi, inoltre, saranno considerati in vista di una possibile pubblicazione su Diritto pubblico, Quaderni costituzionali e sulla Rivista trimestrale di diritto pubblico, anche in questo caso previo superamento del relativo processo di valutazione.

 

Informazioni aggiuntive

  • Titolo: Tra frontiere e confini. Il processo costituente europeo come antitesi dialettica della Res publica mercatoria
  • Autore/curatore: Alessandro Tedde

Download allegati:

Il capitale, giunto al suo ultimo e più perfetto stadio di sviluppo (il «mercato mondiale»), ha fondato un ordinamento globale in cui ai confini chiusi degli Stati sono state sostituite le frontiere aperte alla libera circolazione delle merci (compresa la forza-lavoro). E' un tentativo programmatico di risolvere il rapporto dialettico con il lavoro al fine di distruggerne la valenza antagonistica, spostando ad un livello più alto e più stretto tale rapporto, in un ordinamento che si pensava impenetrabile agli Stati, strumenti principe di esercizio sovrano del popolo (cioè del Lavoro).

Tuttavia, il mercato mondiale riguarda tutte le merci, compresa la forza-lavoro, che a differenza delle altre possiede la caratteristica unica di essere incorporata in soggetti coscienti e capaci di cogliere, pur empiricamente, le direttrici del processo di valorizzazione del capitale e conseguentemente di decidere di muoversi dai luoghi di più bassa a quelli di più alta valorizzazione, dando vita ad un fenomeno migratorio di lavoratori che fisicamente «risalgono» la catena globale del valore.

Al processo di valorizzazione del Capitale, che ha dato luogo ad un processo di sua costituzione, se ne oppone dialetticamente uno di autovalorizzazione della classe operaia globale, non ancora giunto allo stadio di una propria costituzione, cioè all'attivazione di un processo costituente di un soggetto sovrano dell'ordinamento globale, per dimensioni e per capacità di politica economica unitaria, che sia il completamento politico-costituzionale del processo di autovalorizzazione globale del lavoro, nelle forme di una trascrescenza più-che-nazioonale della forma di «Stato del lavoro» inscritto nei principi fondamentali della Costituzione repubblicana.

Tra frontiere e confini

Il processo costituente europeo come antitesi dialettica della Res publica mercatoria

La globalizzazione ha determinato il passaggio semantico tra significati opposti del concetto generale di «frontiera»: da quello anticamente preminente di confine «chiuso» (che subordinava al controllo politico degli Stati la circolazione dei capitali e delle merci) a quello di frontiera «aperta», assurto a valore dell’ordinamento globale e delle istituzioni, come l’Unione europea, che vi si conformano.

Lo spazio economico sovranazionale si presentava inizialmente come un rechtsleerer Raum, uno spazio giuridicamente vuoto in termini di norme, che il capitale, legibus solutus, poté ordinare, in termini di decisione sovrana, secondo una nuova lex mercatoria.

I confini di questo ordinamento furono per lungo tempo impenetrabili agli Stati e, dunque, le funzioni secolari delle istituzioni politiche furono avocate dal mercato.

La Res publica mercatoria che ne nacque vedeva il mercato come luogo centrale della regolazione (meglio: della regolarizzazione) di un complesso processo di costituzione, entro un sistema di regole, istituzioni e forme di produzione normativa, del capitale giunto all’ultimo e più perfetto stadio del proprio sviluppo, quello del «mercato mondiale». Si trattò, dunque, di un tentativo programmatico di risolvere il rapporto dialettico con il lavoro al fine di distruggerne la valenza antagonistica, spostando ad un livello più alto e più stretto tale rapporto, in un ordinamento che si pensava impenetrabile agli Stati, strumenti principe di esercizio sovrano del popolo (cioè del Lavoro).

Tuttavia, il mercato mondiale è un fenomeno che riguarda tutte le merci, compresa la forza-lavoro, che a differenza delle altre possiede la caratteristica unica di essere incorporata in soggetti coscienti e capaci di cogliere, pur empiricamente, le direttrici del processo di valorizzazione del capitale e conseguentemente di decidere di muoversi dai luoghi di più bassa a quelli di più alta valorizzazione, dando vita ad un fenomeno migratorio di lavoratori che fisicamente «risalgono» la catena globale del valore.

Al processo di valorizzazione del Capitale, che ha dato luogo ad un processo di sua costituzione, se ne oppone dialetticamente uno di autovalorizzazione della classe operaia globale, non ancora giunto allo stadio di una propria costituzione.

Premessa l’incapacità degli Stati di piccole e medie dimensioni di svolgere un ruolo autonomo nell’ordinamento globale, i soli attori politici rimangono le organizzazioni macrostatuali (Cina, Russia, India, oltre agli USA), capaci di imprimere una politica economica unitaria ad una forte concentrazione di capitali.

E’ in questa situazione che si inserisce la crisi dei fondamenti del progetto eurounitario, il cui fallimento è nell’aver ridotto l’indirizzo unitario della politica economica ad una mera sussunzione della catena del valore europea in quella tedesca, senza estenderla all’intero continente e senza tener conto delle divisioni che essa determina all’interno di alcuni Stati. Il caso paradigmatico è quello dell'Italia, nella quale il solo Settentrione, che si ritrova inserito nella catena tedesca (cioè europea), può beneficiare di una costruzione continentale germanocentrica. Ma questo, invero, non vale per il resto d’Italia.

Le soluzioni proposte finora si sono indirizzate all’alternativa secca tra apertura delle frontiere o chiusura  dei confini: è, questa, un'ipotesi impercorribile, perché determinerebbe una divisione sostanziale del Paese sulla base di un elemento attinente ad un ordinamento straniero, nell’uno come nell’altro caso, della quale solo un’interpretazione formalistica dell’inciso «una e indivisibile» dell’art. 5 della Costituzione potrebbe non cogliere l’illegittimità.

Il secondo ambito di proposte riguarda il ripristino delle «condizioni di parità» di cui all’art. 11, mediante la riconduzione della Ue ad una politica economica unitaria che, ove sanzioni il mancato rispetto del rapporto deficit/pil dell’Italia, altrettanto faccia con la violazione del vincolo al surplus commerciale tedesco.

Entrambe le soluzioni si configurano come alternative legate ad un concetto di tipo leave or remain. Si tratta, cioè, di soluzioni che prevedono come soluzione estrema la fuoriuscita dell’uno o dell’altro Stato dall’Unione: nel caso dell’Italia, con tutte le conseguenze derivanti dalla improbabile capacità di un meso-Stato di poter agire autonomamente sull’ordinamento globale; nel caso della Germania, con la creazione di «due Europe», quella dei Paesi che rimarranno connessi alla catena del valore tedesca e quelli che ne verranno esclusi, ora anche in termini di politica continentale.

Esiste, infine, una terza opzione che prende le mosse dal dibattito sui contro-limiti, ritornato di attualità. Essa riguarda le modalità di attivazione di un processo costituente di un soggetto sovrano dell'ordinamento globale, per dimensioni e per capacità di politica economica unitaria, in un senso che sia rispettoso dei due parametri costituzionali indicati, nonché del combinato disposto degli artt. 1 e 139. Il riferimento è all’attivazione di un processo costituente europeo che sia il completamento politico-costituzionale del processo di autovalorizzazione globale del lavoro, descritto in premessa, nelle forme di una trascrescenza continentale della forma di «Stato del lavoro» inscritto nei principi fondamentali della Costituzione repubblicana, in cui i termini del rapporto tra Capitale e Lavoro vengano invertiti, sul piano europeo, ponendo non più il secondo in funzione del primo, ma il primo in funzione del secondo.

Ultima modifica il Mercoledì, 10 Ottobre 2018 17:33

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Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, Presidente Nazionale di Sinistra XXI e componente della Direzione Nazionale di Sinistra Italiana.
Laurea con lode in diritto costituzionale all'Università di Sassari, diploma post-laurea in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze. Ho fondato la Rete degli Studenti Medi (2008) e Sinistra XXI (2012).
Mi occupo di ricerca sui seguenti temi del diritto pubblico: sovranità, globalizzazione, socialismo costituzionale, forme di stato-governo, partiti

Sito web: www.avvocatoalessandrotedde.it

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