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*la Sinistra del XXI secolo*

Pubblicato in Analisi politiche

Del marxismo e del rapporto col cattolicesimo.

Giovedì, 27 Giugno 2013 19:57 Scritto da 

Tale nome sintetizza il forte collegamento palesatosi tra il pensiero di questi studiosi, che appunto ha radici nel marxismo, e la dottrina della Chiesa nella sua versione più conservatrice, espressione del Papa Emerito Giuseppe Ratzinger.

E' lecito chiedersi da dove nasca una tal vicinanza di pensiero da consentire un quasi integrale riconoscimento ed una trasposizione dei principi marxiani nell'alveo di un pensiero ultraconservatore, se non reazionario. E quali sono le sue cause e quali le conseguenze?

Il dibattito nel PCI.

Il X congresso del PCI pose una tesi significativa a detta di molti (tra i quali Pietro Ingrao, nella prefazione al libro “Cattolici e PCI” di Filippo Gentiloni) e cioè che l'aspirazione al socialismo può scaturire da una sofferta coscienza religiosa, non solo vista come esperienza del singolo, ma come un cammino, come processi collettivi, come un “vissuto” storico. Questa affermazione, che è del 1989, pone oggi per noi importanti interrogativi1.

In seguito alla caduta del Partito Comunista, e con esso dei movimenti di matrice operaista che si collocavano alla sua sinistra, oggigiorno ogni militante della sinistra di classe – noi compresi – sconta, nella sua diminuita capacità d'azione, la dissoluzione dell'eredità di quel pensiero forte del Novecento che ruotava attorno alla questione del socialismo.

Questo fattore pesa ancor di più sulle spalle dei dirigenti e degli intellettuali d'area di quei tempi, i quali tendono all'auto-assoluzione affermando che fortissimo relativismo etico del postmoderno e del pensiero debole sia solo il prodotto della negoziabilità dei valori introdotta dal liberismo e del berlusconismo delle televisioni commerciali.

Sebbene non sia possibile negare tutto questo, trattandosi di elementi facilmente ravvisabili nella società odierna, tuttavia questo nucleo intellettuale li tematizza come una deriva negativa quasi conseguente ad una sorta di destino cinico e baro. E ciò, invece, non è.

In primo luogo, perché non si considera l'incapacità di quegli stessi attori (non i singoli citati in sé, quanto il gruppo di coloro i quali hanno vissuto la fase passata da un punto di visuale privilegiato) di mantenere in vita la lotta gramsciana per l'egemonia nonché un pensiero forte, capace di contrapporsi ai fenomeni citati.

In secondo luogo, è da considerarsi come, quasi in via inconscia, si siano affermate alcune culture tra le file della sinistra, ritenute secondarie quando un pensiero forte sussisteva, e che in seguito hanno assunto maggior peso, sopperendo ad un'azione politica che progressivamente derubricava la questione socialista. E' il caso dei movimenti per i diritti civili e le libertà individuali, delle nuove tendenze che riguardano la riflessione sui beni comuni, del neoumanesimo – talvolta visto in chiave individualista – come nuovo polo dello sviluppo rispetto al profitto, della lotta per l'ambiente tout court.

Queste istanze erano e sarebbero ancora comprensibili ed integrabili nel socialismo, la cui mancanza come prospettiva concreta di analisi, elaborazione ed azione per molte formazioni della sinistra ha significato la centralità delle singole vertenze, necessarie a rimanere sulla scena politica salvo poi abbandonarle passato il clamore mediatico, senza una consequenzialità di fondo nell'agire politico prospettico, ovvero senza lo sviluppo di una rinnovata teoria generale del socialismo.

La sconfitta delle forze a matrice popolare.

Dinanzi alla caduta del Partito Comunista e in generale delle forze politiche del movimento operaio nonché della Democrazia Cristiana quale partito che si autodefiniva “a ispirazione cristiana”, oggi il quadro è significativamente mutato: venuti meno i referenti politici, socialisti-comunisti e cattolici si ritrovano a retrocedere verso i loro referenti sociali, ovvero la CGIL per i primi e la Chiesa Cattolica per i secondi. Non si vuole negare, per entrambi, che anche questi due soggetti risultino in difficoltà e siano oggetto di progressivi processi di smembramento (tale è l'esperienza del sindacalismo di base da un lato e della distanza tra credenti e professanti dall'altra), tuttavia la grande maggioranza dei due corpi sociali (socialisti e cattolici, i quali peraltro spesso e volentieri si intersecano) hanno un comune riferimento sociale. Eppure, da un punto di vista politico, sia i socialisti che i cattolici vivono nell'angoscia della solitudine individualista ovvero del leit-motiv del trentennio del neoliberismo che sia la CGIL che la Chiesa Cattolica, sebbene da versanti diversi, hanno analizzato, affrontato e fronteggiato (si guardi alla battaglia, sebbene con un profilo reazionario, portata avanti da Benedetto XVI nel suo pontificato sul tema del relativismo e specificamente del relativismo etico).

L'individualismo è il fattore caratterizzante il senso comune costruito nell'ultimo trentennio ed è un fattore che, non solo ha disgregato i riferimenti politici ovvero il riferimento ai partiti “popolari” come il PCI e la DC – cellule di fabbrica e sezioni territoriali da un parte, sezioni territoriali parrocchie rionali dall'altra -, ma addirittura ha prodotto e riproduce continuamente nuovi riferimenti politici. Basti pensare ai partiti azienda del self made man Berlusconi, fondati dalla TV o dal predellino di un auto, al mito delle primarie del centrosinistra e del PD (che sostituiscono la battaglia delle idee congressuali con la battaglia dei volti dei singoli nonché la discussione dei militanti nelle sezioni con il voto dell'elettore, lasciato solo nella sua cabina) così come l'ultimo e più preoccupante esempio di partito individualista, ovvero il Movimento 5 Stelle, in cui si derubrica completamente il versante attivo della militanza comune per sostituirla con una militanza passiva, fatta di riproduzione delle parole del leader che egli trasmette attraverso lo strumento indivualizzante per eccellenza, ovvero internet, che connette tutti eppure tutti lascia soli dietro uno schermo.

La reazione cattocomunista.

Quali reazioni assume l'area di intellettuali che non accetta queste nuove tendenze e parimenti porta avanti il tentativo autoassolutorio di cui sopra?

Tale area reagisce nel tipico modo della sinistra, rinchiudendosi in un nuovo fortino identitario, in un luogo in cui resiste un pensiero forte nella lotta al relativismo, nell'azione di un sistema, dotato di un obiettivo a lunga gittata: l'evangelizzazione e il radicamento del Cattolicesimo e delle sue gerarchie.

Questo atteggiamento porta taluni a sposare anche le posizioni più retrive della Chiesa Cattolica antiabortista e contraria all'estensione dei diritti civili.

La dottrina sociale della Chiesa è assunta, in modo acritico, come ultima dottrina a spinta antiliberista o, meglio ancora, antineoliberista: poco importa poi se questo postula l'interclassismo, la reazione e, in ultima analisi, la strumentalità agli interessi borghesi, che rimangono intatti negli intenti delle gerarchie cattoliche. Quest'area tende a derubricare tali incoerenze dal proprio percorso logico, pur di contrastare il postmoderno, il relativismo ed il liberalismo economico, finendo per contrapporsi alla stessa cultura liberale dei diritti dell'individuo, in quanto incapaci di sviluppare una critica autonoma al liberismo come modello economico strumentale al dominio della borghesia.

Certo non mancano gli artifizi intellettuali, specie dei più politicamente strutturati, nel citare il rapporto di Gramsci o Togliatti con il cattolicesimo o la Chiesa. Si dimentica, tuttavia, che il profilo della lotta per l'egemonia ed il lavoro contenustico nelle e sulle masse cattoliche non fossero mai svincolati dalla presenza del socialismo come pensiero forte e centripeta dell'agire politico, tutto proteso al suo raggiungimento.

L'aspirazione al socialismo può scaturire da una sofferta coscienza religiosa? Un terreno di ricerca-azione.

Tuttavia, nella sinistra e nello stesso cattolicesimo esiste anche un'area, seppure attualmente minoritaria, vicina a movimenti quali la teologia della liberazione, all'esperienza dei preti di strada come è stato Don Gallo ed al cristianesimo di base.

Il filone catto-marxiano di cui abbiamo parlato si interfaccia con questi ambiti innovativi sempre con interesse, operando però in una direzione pressoché votata al fallimento: l'idea è di fare da ponte tra posizioni inconciliabili già nell'alveo della Chiesa. Una volta verificata la palese inconciliabilità, aderire alla posizione più conservatrice, quella ratzingeriana, poiché a loro modo più capace di sostenere l'ostilità al capitalismo-liberismo (i cui confini restano sempre da chiarire), mostrando una fascinazione mistica per le encicliche del Papa Emerito, in cui si coglie il richiamo “addirittura a Marx” nel suo attacco al capitalismo della postmodernità, reo di non essersi reso completamente prono alle esigenze dell'Ancien Régime ecclesiastico e dunque da sostituire con una, peraltro tutta ipotetica, dottrina sociale depurata dagli accenti anche vagamente “radicali” (con buona pace del rivoluzionario Murri e del riformista Labor, nonché del socialismo cristiano in genere), cui si sostiuisce una vulgata sulla piena compatibilità tra gli interessi borghesi e quelli dell'ecumene cristiano.

Quei preti – mosche bianche per la verità – i quali si avvicinano ai temi sensibili, quali i diritti civili, o che attaccano “da sinistra” le gerarchie vengono visti come possibili dissolutori di un esistente che non sarà il paradiso ma intanto è, appunto, esistente (in questo senso, sembra di rivedere un certo atteggiamento del PCI con i gruppi alla sua sinistra, salvo che allora si parlava della difesa del più grande partito della classe operaia in occidente, mentre oggi si difende una struttura interclassista e certo non attualmente schierata in via univoca per gli interessi degli sfruttati).

Conclusioni.

Come si risponde a questa situazione? Noi non abbiamo la pretesa di farlo, né qui né altrove, giacché probabilmente ricetta univoca e assolutamente corretta non esiste.

Tuttavia, assumiamo come ormai chiaro che il compito di una moderna sinistra di classe sia quello di porsi l'obbiettivo di tornare ad agire politicamente per il socialismo, di riproporre il socialismo come pensiero forte del ventunesimo secolo, non astraendosi dal rapporto con le masse credenti che, comunque, costituiscono anch'esse una minoranza della nuova massa postmoderna. Riprendere lo spirito dell'azione che fu di Gramsci e di Togliatti, studiando la materia dei rapporti con i cattolici e con la Chiesa Cattolica, ma soprattutto verificare la possibilità di creare dei fronti anticapitalisti sfidando le parti più avanzate del cristianesimo e della Chiesa a sviluppare la rivoluzionaria rottura di una spiritualità vissuta, qui e ora, anche come lotta per il socialismo.


 1 "Al marxismo si può giungere per diverse vie. [Anche] (perché no?) da una fede religiosa". Da un articolo di Palmiro Togliatti (firmato p.t.), apparso su L'Unità nel 1925, nel corso del dibattito precedente il III Congresso del PCI che si tenne a Lione, riportato in P. Togliatti, Il partito, Editori Riuniti, Roma, 1972 (I ed. 1964).

Ultima modifica il Domenica, 26 Febbraio 2017 15:27

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Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, Presidente Nazionale di Sinistra XXI e componente della Direzione Nazionale di Sinistra Italiana.
Laurea con lode in diritto costituzionale all'Università di Sassari, diploma post-laurea in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze. Ho fondato la Rete degli Studenti Medi (2008) e Sinistra XXI (2012).
Mi occupo di ricerca sui seguenti temi del diritto pubblico: sovranità, globalizzazione, socialismo costituzionale, forme di stato-governo, partiti

Sito web: www.avvocatoalessandrotedde.it

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