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*la Sinistra del XXI secolo*

Pubblicato in Analisi politiche

PARTITO E COMUNITÀ contro L’IDEOLOGIA LAICISTA.

Mercoledì, 03 Aprile 2013 10:20 Scritto da  Andrea Musacci

In una situazione del genere è ancora più evidente come la mancanza o la debolezza di strutture partitiche forti, anti-elitarie e democratiche sia non solo assolutamente funzionale all’aggravamento di questa distruzione, ma renda sempre più difficile la rinascita di una Sinistra degna di questo nome. Rientra in questo discorso l’ossessione di parte della sinistra nell’insistere sulla difesa ad oltranza di piccoli feticci privi, ormai, di un’efficacia sulla realtà. Oltre a ciò è sintomatico lo spettro della fine della svolta data dalla segreteria Bersani nel PD, svolta a sinistra sul piano politico-programmatico, e  tentativo di ricostruzione di un solido partito poggiante su un umanesimo condiviso [http://www.sussidiarieta.net/files/Nuova%20alleanza%20per%20l'emergenza%20antropologica_Avvenire_161011.pdf], col conseguente rischio di tornare alla “liquidità” veltroniana nella nuova versione renziana.  Terzo, anche la debolezza del progetto di SEL è un sintomo non secondario. È un partito che rischia di rimanere inchiodato alla figura – a mio parere, comunque, di spessore – del proprio leader, e invischiato nella vulgata laicista. E di non riuscire, così, a costruire un partito che formi una seria classe dirigente e dia il proprio contributo alla ricostruzione di un senso comune democratico e di un grande partito della sinistra imperniato sul socialismo e sull’umanesimo cattolico.

La questione organizzativa, dunque, è oggi più che mai prioritaria. Tornare a interrogarsi sul ruolo del partito come corpo intermedio fondamentale è questione necessaria per la democrazia. La politica come livello superiore, come sintesi e superamento della contingenza e delle parzialità della società civile è il principio cardine dal quale ripartite. L’idea di partito come luogo di costruzione di una nuova egemonia rientra pienamente in questo discorso sul ruolo della politica in una democrazia viziata dagli effetti nocivi del neoliberismo e di una cultura relativista, anarcoide e anti-comunitaria. Tutti effetti che han portato alla delegittimazione delle grandi visioni del mondo novecentesche, e al conseguente abbandono di intere masse, ipnotizzate dalla simbologia del consumo, dall’idolatria del feticcio. Con la scusa dell’ “innovazione”, ci troviamo in una crisi culturale e antropologica epocale.

E la debolezza della forma-partito e delle nostre casematte repubblicane ne è una rappresentazione plastica. Il partito è il corpo intermedio, l’organizzazione fondamentale, l’infrastruttura principale nella totalità dialettica di società civile e società politica. Esso è l’anticamera dell’egemonia superiore rappresentata dallo Stato e dalle istituzioni repubblicane nate dalla Resistenza. Questi luoghi han simboleggiato per alcuni decenni la sintesi delle culture, delle comunità del nostro Paese: il cattolicesimo democratico e quello liberale, il comunismo, il socialismo, il conservatorismo nazionale, solo per citare le maggiori.

Questa desacralizzazione totale non riguarda solo l’ambito politico-organizzativo ma permea di sé la realtà nella sua totalità. Riguarda soprattutto la religione e ciò che essa rappresenta, i suoi simboli, i suoi riti, i suoi valori, il suo essere antitetica a ogni forma di mercificazione, nelle sue diverse declinazioni - positivista, consumistica, relativista, nuovista, libertaria.

Una desacralizzazione della politica e delle istituzioni significa snaturamento di quei luoghi creati per rendere gli uomini un po’ meno soli nel Getsemani dell’esistenza, di quelle comunità creatrici di un senso comune condiviso, superiore. Comunità all’interno della più grande comunità nazionale, luoghi dove la singolarità non è solitudine, non è sinonimo di un fanatismo triviale e competitivista, o di un’astratta idea di individualismo. La libertà tout court, assoluta, purista, cinica e manipolatoria, non fa che scandalizzarsi e inveire di fronte ad ogni tentativo di costruzione di un’etica condivisa che parta dalla sacralità della vita e dall’idea di un progresso autenticamente umanista, e si fondi su strutture comunitarie, autorevoli, organizzate, come la Chiesa o come i grandi partiti di massa.

O si riparte da queste casematte o questo delirio neoliberista ci spazzerà via.

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