Accedi ai servizi con il tuo nome utente e password

Accedi - Registrati

*la Sinistra del XXI secolo*

Pubblicato in Analisi politiche

Contributo di Sinistra XXI agli Stati Generali del Socialismo. Roma, 1 dicembre 2012

Sabato, 01 Dicembre 2012 09:28 Scritto da  Alessandro Tedde, Antonino Martino
La nostra associazione ha scelto il numero 21 per simboleggiare tre ragioni fondative che si basano sul nostro passato, sul nostro presente e sul nostro futuro.
Il '21, innanzitutto, come l'anno della scissione tra comunisti e socialisti in Italia: quella scissione che fu la prima divisione consistente del movimento operaio nel nostro Paese e da cui non si può prescindere per trovare le cause che ci vedono oggi in una situazione difensiva di fronte alla barbarie del sistema capitalista.
21” come gli anni che un tempo sancivano il passaggio dall'adolescenza alla maturità. Quella maturità che oggi noi, giovani quadri di una sinistra dispersa e frastagliata, vogliamo raggiungere assumendoci le nostre responsabilità. Motivo per cui la nostra associazione esplica la propria azione a partire dall'impegno dei giovani militanti e si rivolge ad essi con l'intento di aprire un percorso di rinnovamento della classe dirigente della sinistra italiana, seppur tenendo ben fermi i riferimenti ideologici, politici e culturali del nostro passato.
Il “XXI” come futuro: quel ventunesimo secolo di cui abbiamo appena superato il primo decennio e che è l'orizzonte entro il quale la sinistra di classe italiana deve ricostruire il proprio progetto di società, uscendo dalla ripetizione, dogmatica ed avulsa dal proprio contesto, degli schematismi dell'Ottocento e del Novecento, per mettersi in relazione ed agire assumendo una pratica coerente con quello che è la classe oggi e per come si modificherà per l'incidere delle trasformazioni economiche e sociali.
Facendo nostra la celebre massima di Nenni “riformisti perché rivoluzionari, rivoluzionari perché riformisti", pensiamo che sia necessario ripartire da un'analisi su ciò che significhi oggi, anche alla luce di quanto succede nei sud del mondo, “essere rivoluzionari” ed altresì da un giudizio su ciò che abbia significato finora “essere riformisti” nel mondo occidentale.
Se questa riflessione avrà cittadinanza, la nostra organizzazione, che non abdica alla sua convinzione sulla necessità di un “processo rivoluzionario”, riuscirà a sentirsi non estranea all'eventuale processo riorganizzativo che dovesse emergere da questi Stati Generali del Socialismo.
Un processo rivoluzionario che noi riteniamo si articoli sempre in due fasi, che si alternano secondo gli equilibri oggettivi e le pulsioni soggettive: la riforma sociale da un lato e la rivolta sociale dall'altro. Un processo bifasico incarnato anche nella massima “il guerrigliero è, innanzitutto, un riformatore sociale”, di origine guevariana.
Per questo, consapevoli della complessità del nostro discorso, pensiamo che sia oggi inadeguato riprodurre meccanicamente una divisione tra chi concepisce e pratica solo un'azione di riforma sociale (finendo col cedere all'idea dell'inevitabilità del capitalismo) e tra chi predica (ma più spesso non pratica) solo la rivolta antisistemica, espungendo l'azione riformatrice dal proprio bagaglio politico.
Oggi, una forte azione rivoluzionaria passa da una forte riforma della società che porti in maniera democratica e fortemente partecipata verso l'obbiettivo comune: il socialismo.
Oggi tutti possiamo definirci socialisti, partendo dall'assunto che ciò significhi innanzitutto ripartire dall'analisi marxiana e dalla progettualità marxista. E' per questo che pensiamo che, anche di fronte ad un mondo plurale di forze socialiste che sono al governo della transizione dei loro Paesi, non si possa rinchiudere il tema della ricostruzione della prospettiva della trasformazione socialista nel recinto politicista dell'adesione o meno a quanto rimasto delle vecchie (e a tratti logore) organizzazioni di un tempo (quali l'Internazionale Socialista o il PSE).
Perché se un campo d'azione per il socialismo deve esserci, questo si staglia non nel passato, ma nel futuro: in quel XXI secolo, ricco di contraddizioni, che interroga la sinistra tutta. Riusciremo a ricostruire una proposta di socialismo basato sulla libertà e la partecipazione e dunque realmente inclusivo perché fondato sulla pari dignità ed il rispetto reciproco tra tutte le culture originate dal movimento operaio e che si pongono l'obbiettivo del superamento della società capitalista in senso socialista?
Ultima modifica il Sabato, 01 Dicembre 2012 09:29

Ti è piaciuto l'articolo? Allora, condividilo con i tuoi amici!

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter
Letto 672 volte
Vota questo articolo
(0 Voti)

Lascia un commento

I commenti lesivi della dignità altrui o che incitano a comportamenti violenti e/o illeciti saranno cancellati

Autori