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*la Sinistra del XXI secolo*

Centro Studi (18)

La ricerca teorica è fondamentale per costruire un progetto di società. Sempre più nelle università e nei centri culturali, il pensiero critico è messo ai margini. Il Centro Studi e Ricerche di Sinistra XXI è un luogo in cui studiosi e ricercatori, giovani e non, affermati e non, possono trovare uno spazio di libertà per contribuire, attraverso il loro apporto teorico, alla definizione di un progetto per l'alternativa di società.

Attualmente non esiste un compendio scientifico che analizzi la crisi di impresa secondo una prospettiva labor-oriented, cioè secondo il punto di vista dei lavoratori coinvolti nella crisi.

Come Sinistra XXI, in un'ottica di ricerca-azione partecipativa e di conricerca sui luoghi di lavoro, sarebbe auspicabile affrontare la tematica, tanto sul piano teorico quanto su quello pratico. Ritengo che questo filone potrebbe consentirci un interessante intervento, non meramente solidaristico, all'interno dei luoghi di lavoro e specialmente del lavoro produttivo.

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Venerdì, 28 Aprile 2017 11:35

Alessandro Tedde - CV e pubblicazioni

Scritto da in Centro Studi
  1. A. Tedde, Conflitto di classe e forma istituzionale repubblicana: il lavoro come forma e limite della sovranità popolare in "DEMOCRAZIA E DIRITTO" 4/2016, pp. 107-122, DOI:10.3280/DED2016-004005

  2. A. Tedde, Squilibrio o equilibrio, legale o extra-legale? Gli interrogativi sul ruolo dei giuristi nella crisi della sovranità del mondo globalizzato, III Congreso Internacional "Soberania y representaciòn: el constitucionalismo en la era de la globalizaciòn, Catania, Italia, 5-7 Dicembre, 2016

La ricerca "Squilibrio - equilibrio, legale - extralegale? Gli interrogativi sul ruolo dei giuristi nella crisi della sovranità del mondo globalizzato" di Alessandro Tedde è stata selezionata per il III Convegno Internazionale del Seminario italo-spagnolo di studi costituzionali su «Sovranità e rappresentanza: il costituzionalismo nell’era della globalizzazione».

L’incontro si terrà a Catania nei giorni 5, 6 e 7 dicembre 2016 presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania, in co-tutela con il Dipartimento in Scienze giuridiche dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, e con il patrocinio dell’Associazione di Diritto pubblico comparato ed europeo.

Nato nel 2011 su iniziativa di dottorandi in Diritto costituzionale dell’Università di Bologna e collegiali del Reale Collegio di Spagna, il Seminario italospagnolo ha già promosso due ricerche, principalmente rivolte a giovani studiosi: la prima edizione, dedicata ai nuovi diritti «Desafí os para los derechos de la persona ante el siglo XXI», si è conclusa nel 2012 con un Convegno internazionale a Bologna, nella sede del Reale Collegio di Spagna, i cui risultati sono stati pubblicati da Thomson Reuters Aranzadi nel 2013; la seconda, sul processo di integrazione europea «Desafí os del constitucionalismo ante la integración europea», è stata presentata nel 2014 a Madrid, in un Convegno internazionale presso l’ICADE, Università Pontifi cia Comillas, e i risultati sono stati pubblicati nel 2016 dall’editore Dykinson.

Entrambe le edizioni del Seminario italo-spagnolo si sono distinte per il successo derivante dall’ampia partecipazione, per ciascuna edizione, di circa 150 studiosi dei principali Atenei italiani e spagnoli, diventando ormai un appuntamento fi sso di confronto tra i giuspubblicisti dei due Paesi. Un appuntamento che altresì ha dato vita a una stabile connessione tra i partecipanti, da cui sono nate ulteriori collaborazioni scientifiche.

E' possibile fuoriuscire dalla crisi della sovranità in via non extra-legale?

Lo squilibrio tra libertà ed uguaglianza è una costante della storia delle costituzioni, ma negli ultimi tempi lo sbilanciamento a favore del primo termine è stato ancor più accentuato dalla fuga della componente economica dei diritti liberali dal controllo democratico del circuito politico – rappresentativo.

Oggi, l’intero sistema democratico nazionale è costretto a muoversi entro compatibilità economiche e giuridiche esterne a quel circuito e lontane dal conflitto sociale, che restringono i margini delle politiche di redistribuzione e garantiscono alla proprietà di sottrarsi dal perimetro della sovranità nazionale.

Ormai da tempo il mercato reclama per sé alcune funzioni secolari delle istituzioni politiche e statali.

La dottrina prevalente, ancora legata al punto di vista statocentrico ereditato dal cd. modello di Westfalia e fondato sui dogmi dell’unicità della sovranità e dell’indivisibilità dei requisiti dell’indipendenza e dell’effettività dell’ordinamento sovrano, ha finora letto il fenomeno secondo lo schema dell’erosione delle sovranità statali da parte della Ue e, in subordine, della sovranità della Ue da parte del mercato.

In realtà, la vicenda dello sviluppo dell’Unione Europea mostra una duplicazione della sovranità conseguente alla duplicazione delle constituencies: l’UE, infatti, si presenta come un iperstato che assume i connotati di sovranità e statualità secondo modalità compatibili con un ordinamento sovranazionale, che cioè si pone al di sopra della comunità degli stati nazionali (dai quali sussume i caratteri fondamentali della statualità), ma al di sotto dell’iperspazio pubblico globale, dominato dal sentiment dei mercati finanziari.

La sovranità dell’Ue è dunque duplice e derivata: essa attinge la propria autorità dalla sfera globale del mercato e la esercita mediante la rara prerogativa di poter “bucare” la sovranità degli Stati membri con norme direttamente applicabili ai loro cittadini. Il requisito statuale dell’indipendenza le è garantito dalla dipendenza dalla constituency economica del mercato (che superiorem non recognoscens), mentre quello dell’effettività è integrato direttamente dalla constituency politica rappresentata dalla recognitional community degli stati membri che le hanno trasferito parte della loro sovranità.

Questa configurazione corrisponde al nucleo fondamentale dell’ipotesi teorica della postdemocrazia, cioè di una forma statuale postmoderna in cui ai profili esterno ed interno della sovranità corrispondono due constituencies differenti (e non più una sola come nel modello moderno, democratico e nazionale), secondo un paradigma precedente all’affermazione degli ordinamenti fondati sul principio di sovranità popolare.

  1. Basta con la fondazione di nuovi partiti. Nella sinistra esiste quasi un partito per ciascuna sfumatura di pensiero del movimento dei lavoratori. Il nostro obiettivo è che si giunga a fondare l'unico partito che non esiste: il partito dei lavoratori come classe;

  2. Il "Partito Sociale" non è un nuovo partito, ma un nuovo modo di concepire l'organizzazione politica per "favorire la politicizzazione dei movimenti e la socializzazione dei partiti

  3. Ciascun dirigente è, innanzitutto, un militante. Ciascun militante è, potenzialmente, un dirigente. Per questo, ci riferiamo ai componenti della Sinistra del XXI secolo in termini di quadri "militanti-dirigenti": obiettivo di ognuno è accrescere la propria conoscenza e consapevolezza per giungere ad un livello di elaborazione autonoma della propria linea politica che, in rapporto con quella degli altri, sviluppi la linea politica comune. Senza lo studio, esistono sono militanti senza testa. Senza l'attività militante concreta, esistono solo dirigenti pigri e distaccati.

  4. Il futuro partito del Lavoro si costruisce oggi con la formazione dei suoi quadri che, innanzitutto, siano militanti: per questo è necessario partecipare a tutti i momenti e luoghi in cui emerge la parte più vitale della società che si autorganizza. E' inutile che un quadro o un dirigente sappia parlare se, prima di tutto, non sa ascoltare: la direzione politica è un processo che parte dalla spontaneità della classe e alla classe ritorna con un surplus di consapevolezza cosciente;

  5. Il rapporto di una direzione consapevole con i movimenti spontanei dev'essere dialettico. L'azione politica reale delle classi subalterne è, pertanto, politica di massa e non deve essere la semplice avventura di gruppi che si richiamano alla massa (Gramsci, Ordine Nuovo);Deve essere sempre possibile passare dalla spontaneità delle masse all'elemento di coscienza del Partito e dall'elemento di coscienza del Partito passare ad incontrare lo stato d'animo delle masse.Rinunciare a dare ai movimenti "spontanei" una direzione consapevole, ad elevarli ad un piano superiore inserendolli nella politica, può causa re conseguenze gravi. Quasi sempre ad un movimento spontaneto delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominanete. Larinuncia dei gruppi responsabili a dare una direzione consapevole ai moti spontanei e a farli diventare un fattore politico positivo.

I marxisti ratzingeriani.

Da qualche tempo è in atto una proposta di ridefinizione dei rapporti tra la sinistra e la Chiesa Cattolica, ad opera di un gruppo di intellettuali di estrazione marxista, orfani del PCI, che ha finito per configurare un fenomeno nuovo nel rapporto tra marxismo e cattolicesimo.

I maggiori sostenitori di questo orientamento sono Pietro Barcellona e Mario Tronti, ai quali è stata attribuita la qualifica di fondatori, non da soli peraltro, di una corrente di pensiero etichettata dai commentatori, mai peraltro smentiti, come “marxismo ratzingeriano”.

Quello che è successo è una catastrofe per la sinistra.
Ma perchè è una catastrofe? Nietzsche diceva che difendere una tesi giusta con argomenti sbagliati è il modo migliore per nuocerle. E paradossalmente ora non solo avviene questo, ma anche l’opposto, ovvero che si impieghino argomenti giusti in linea di principio, che però diventano sbagliati se calati nella situazione presente.

Pubblichiamo un intervento di Andrea Musacci, che indaga la crisi delle strutture intermedie, nel rapporto tra politica e società civile. Vi chiediamo di leggerlo senza pregiudizi e con uno spirito di ragionevole critica. Dite pure la vostra, commentando sul forum.

PARTITO E COMUNITÀ contro L'IDEOLOGIA LAICISTA.

Ristrutturare la Sinistra riscoprendo la sacralità della politica.

Vorrei porre alcuni temi di discussione a mio parere fondamentali e urgenti per la Sinistra italiana. Partirò dall’ambito politico per andare oltre, a dimostrazione della complementarietà delle sfere del reale. Oramai è lampante come la crisi del neoliberismo stia portando, oltre a conseguenze negative a livello socio-economico, anche ad una crisi dei sistemi democratici e delle strutture della Prima Repubblica: i partiti politici in primis, ma anche i sindacati, le associazioni dei lavoratori, quelle culturali-ricreative, i centri studi, i gangli della Chiesa. La gravità della situazione economica e sociale dimostra l’inadeguatezza e la pericolosità di un’ideologia trentennale intrisa di un individualismo classista e nichilista, distruttivo e anti-umanista.

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