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Dentro e contro Weimar: corporativismo e privatizzazione del conflitto sociale

Domenica, 30 Settembre 2018 10:29 Scritto da 

Dentro e contro Weimar: corporativismo e privatizzazione del conflitto sociale

Nella Costituzione di Weimar si consolida giuridicamente il primo tentativo storico di «uso operaio dello Stato capitalistico» da parte dei socialdemocratici tedeschi, fautori di un’interpretazione economicistica del marxismo secondo la quale il crollo del sistema capitalista sarebbe avvenuto naturaliter una volta che lo sviluppo del capitale avesse superato la soglia critica della «minima remuneratività» identificata dalla legge della caduta tendenziale del saggio di profitto.
Per rendere il capitalismo di stato tedesco «ancor più capitalista», in cambio del voto ai crediti di guerra, si addivenne ad una politica economica di «cogestione tra capitale e sindacati, tra stato borghese e partito socialdemocratico», che prevedeva l’intervento diretto delle rappresentanze del lavoro sulle leve della politica economica nazionale, nella quale era sussunto l'interesse di classe, secondo il modello corporativo previsto dall'art.165.
Esso divenne il paradigma dei successivi corporativismi nazionali (in opposizione al nascente movimento consiliare), a partire da quello fascista, e determinò anche il fallimento del modello pubblicistico di regolazione del conflitto sociale previsto dall'art. 39 della Costituzione Italiana.
Il timore di una riproposizione del modello corporativo indusse i sindacati a promuovere una strategia di «privatizzazione del conflitto sociale», lasciando ai partiti della classe operaia, sul piano della politica nazionale ex art. 49, l'onere di tradurre in legge gli avanzamenti prodotti nel conflitto industriale tra rappresentanze dei lavoratori e dei datori di lavoro.
La scissione tra legge e contratto collettivo (tra lex e foedus secondo il modello giuspubblicistico romano) ha infine condotto alla naturale sconfitta del modello privatistico nella forma di stato-governo repubblicana: prima attraverso la svolta «neocorporatista» del modello concertativo (1993), quindi con la fuoriuscita di FCA dal contratto collettivo nazionale mediante la non adesione alla Confindustria.
Sono dunque maturi i tempi per un ritorno al modello giuspubblicistico, ma conflittuale: cioè dentro, ma anche contro, il modello di Weimar.

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Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, presidente di Sinistra XXI, in passato ha militato in alcune formazioni politiche della sinistra, anche assumendo ruoli dirigenziali. Nel 2008 è stato uno dei fondatori dell'allora più grande sindacato studentesco d'Italia, la Rete degli Studenti Medi.

Laureato con lode all'Università di Sassari con una tesi in diritto costituzionale sul principio di sovranità popolare, ha conseguito un diploma in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze e attualmente è dottorando di ricerca in Diritto dell'Unione europea e ordinamenti nazionali presso l'Università di Ferrara.

Sito web: www.avvocatoalessandrotedde.it
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