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Una Patria senza Matria: la Costituzione repubblicana e il problema dello Stato senza nazione

Mercoledì, 19 Settembre 2018 18:59 Scritto da 

Una Patria senza Matria.

La Costituzione repubblicana e il problema dello Stato senza nazione

La peculiarità del Risorgimento è stata di aver costruito uno Stato senza una nazione: l'Italia, dunque, è una «Patria» senza «Matria», (per riprendere un'antica distinzione di Sergio Salvi).

«Fatta l'Italia, bisogna fare gli Italiani» affermava d’Azeglio, il quale, per «fare gli italiani» intendeva il liberarli dai vizi della indisciplina, irresponsabilità, pusillanimità e disonestà ed instillare in loro ciò che egli chiamava «doti virili».

È, infatti, in questi termini che il principio di nazionalità è diventato un fattore qualificante degli ordinamenti statali moderni, prima nel senso etnocentrico di «blut und boden» (terra e sangue) e come «fattore di esclusione e ripudio del riconoscimento di altre e differenti identità culturali» presenti nella Penisola, poi, dopo l'Unità, trovando «nella cultura in senso largo il sinonimo della civiltà peculiare del nostro Paese» secondo il paradigma evidenziato da d'Azeglio.

Il problema della inesistenza originaria di una nazione italiana ha iniziato a risolversi, in termini inclusivi e progressivi, solo con l'approvazione della Costituzione repubblicana, che ha posto fine alla millenaria lotta lessicale sul concetto di popolo, per molti secoli identificato nel significato di ‘discendenza’ in senso etnico ovvero culturale.

Mediante una scissione del concetto di popolo da quello di nazione, che ha portato a riconfigurare il primo nei termini di una «’assemblea che decide’ compiendo un’attività, specie se di rilievo costituzionale, non neutrale, ma sempre orientata», la Costituzione ha adottato quale «Matria» della Repubblica la peculiare forma di cultura che accomuna il genere umano, rappresentata dalla civiltà del lavoro, così finalmente consentendo di fondare la res publica come res populi.

Ultima modifica il Lunedì, 01 Ottobre 2018 11:39
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Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, presidente di Sinistra XXI, in passato ha militato in alcune formazioni politiche della sinistra, anche assumendo ruoli dirigenziali. Nel 2008 è stato uno dei fondatori dell'allora più grande sindacato studentesco d'Italia, la Rete degli Studenti Medi.

Laureato con lode all'Università di Sassari con una tesi in diritto costituzionale sul principio di sovranità popolare, ha conseguito un diploma in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze e attualmente è dottorando di ricerca in Diritto dell'Unione europea e ordinamenti nazionali presso l'Università di Ferrara.

Sito web: www.avvocatoalessandrotedde.it
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