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Affinità-divergenze tra il compagno Fratoianni e noi. Dall'alternativa a "liberi e uguali"

Giovedì, 02 Marzo 2017 09:43 Scritto da 
Speranza, Grasso e Fratoianni, cioè "Liberi e uguali". Speranza, Grasso e Fratoianni, cioè "Liberi e uguali". Il fogliettone

1. La fallacia autodistruttiva del posizionamento tattico costruito sul concetto generico di "alternativa".

A partire dallo stesso titolo ("C'è Alternativa"), il congresso fondativo di Sinistra Italiana ruotava tutto attorno ad una non precisata "alternativa", di cui la sinistra "non liberale" ("radicale" sarebbe un eufemismo) discute da anni. Si trattava di un fatto anche positivo, dopo anni di subalternità culturale a quell'idea di "alternanza" che aveva legittimato un unitarismo difensivista - "antiberlusconiano" o "antirenziano" - privo di analisi generale della società e di profondità programmatica.

La confusione terminologica ha origine nel dibattito di un partito da cui buona parte del gruppo dirigente di maggioranza di Sinistra Italiana ha mututato la propria cultura politica: Democrazia Proletaria, che proprio su questo concetto, mai chiarito, finì per avvitarsi su se stessa al suo terzo congresso ("Per un'alternativa sociale e politica, per il diritto all'occupazione, per la pace, per l'uguaglianza"), nel 1982 a Milano:

"Appena respirata la boccata d'aria necessaria per non morire asfissiati, Dp tornò a dividersi platealmente in due.

Tra l'altro senza nemmeno troppa fantasia 'nominale': quelli per l'alternativa di sinistra di qua, quelli per la sinistra di alternativa di là, la tesi A contro la tesi B. La prima tesi riconosceva un ruolo preminente al partito, che doveva essere aperto alle nuove istanze ma mantenendo una propria autonomia; la seconda puntava di più sulla contaminazione con i movimenti. Vinsero i primi, con 216 voti. Un voto contrario e gli altri 131 astenuti. Non fu quindi uno scontro frontale, ci si provò a venire incontro. E difatti il documento conclusivo che mediava le due posizioni si reggeva su un gioco di parole degno del miglior metapoliticismo: una sinistra alternativa per la realizzazione dell'alternativa di sinistra. Tutti contenti, tutti legittimati. Di fondo la verità è che le due tesi dicevano praticamente le stesse cose. Le differenze stavano più che altro a monte, tra le diverse formazioni culturali delle anime di Dp" (Pucciarelli:2011, 145-146).

Il resoconto del congresso di DP del 1982 potrebbe essere adattato a quello di SI del 2017, spostando a destra il baricentro politico-culturale del partito.

Attorno alla definizione di una mistica ovvero mitologica Alternativa, cui tutti facevano riferimento, si è giocata la partita tra i sostenitori di una "sinistra di governo" (Scotto e D'Attorre) e quelli di un "governo di sinistra" (Fratoianni), i quali non mostravano una differenza di proposta quanto di culture politiche. Una differenza che nessuno provò concretamente a portare ad una sintesi dialettica e che venne valorizzata come dirimente nella decisione di rimanere nel partito (Scotto-D'Attorre) ovvero di essere accogliente (Fratoianni).

2. Alternativi al PD o alternativi a Renzi? Per l'alternativa di società.

L'aria dei corridoi del congresso, che ospitavano i capannelli dei "negoziatori", si riempivano delle reciproche accuse: gli uni affermavano che essere "alternativi al PD di Renzi" significa non chiudere ad un accordo con il PD (accusa dei sostenitori di Fratoianni a quelli di Scotto-D'Attorre), gli altri che essere "alternativi al PD" escludeva qualsiasi alleanza, anche avanzata, con i fuoriusciti dal PD (accusa dei sostenitori di Scotto-D'Attore a quelli di Fratoianni).

Questo siparietto grottesco, quando non ridicolo, in cui i "non detti" contavano più dei documenti scritti ed approvati fu l'ennesimo scadimento politico e culturale, a cui i compagni di Act! (l'area di Claudio Riccio) provarono a rimediare, chiedendo di modificare il nome del partito da "Sinistra Italiana" ad "Alternativa Popolare": l'ipotesi fu bocciata, anche per l'eccessiva affinità con l'area cattolica.

La parola "Alternativa" è un mantra della formazione politica e culturale del segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, che nel congresso di Rifondazione comunista del marzo 2005 a Venezia, sostenne proprio il documento "L'alternativa di società" di Fausto Bertinotti, che vinse con la maggioranza del 56%.

Nella storia del movimento operaio, la locuzione "alternativa di società" è un sinonimo di "abolizione dello stato di cose presente": un concetto dalla portata "rivoluzionaria", che Bertinotti utilizzò per traghettare il PRC nell'adesione organica al centro-sinistra di Prodi, Dini e Mastella, mediante la quale giunse al ruolo di "Presidente della Camera dei Deputati", che è tanto prestigioso quanto inutile per un partito che vuole dare battaglia sul piano programmatico.

La meno roboante Alternativa di Fratoianni non sta avendo esiti più radicali della rivoluzionaria Alternativa di Società di Bertinotti: d'altronde questo era evidente già nei giorni precedenti al congresso, quando con estrema disinvoltura Fratoianni incontrò privatamente, insieme a Vendola, D'Alema, all'indomani della nascita dei suoi comitati ConSenso per un nuovo centrosinistra.

L'assemblea del 3 dicembre dimostra quanto abbiamo sempre sostenuto: "alternativi al Pd" oppure "alternativi a Renzi" erano affermazioni intimamente fallaci, incapaci di definire una posizione politica concreta. I Renzi e i Berlusconi, prima o poi, passeranno, come i loro partiti, mentre il capitalismo resta. Per questo è necessaria una radicale "alternativa al capitalismo", cioè una "alternativa di società", di cui nei documenti di SI e nelle affermazioni dei suoi capi, oggettivamente non vi è mai stata traccia.


Riferimenti bibliografici

M. Pucciarelli, Gli ultimi mohicani. Una storia di Democrazia Proletaria, Alegre, Roma, 2011

Di ogni libro o documento citato è possibile chiedere una copia a prezzo agevolato attraverso il modulo "Contattaci" in alto a destra del sito.

Ultima modifica il Lunedì, 04 Dicembre 2017 11:18
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Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, presidente di Sinistra XXI, in passato ha militato in alcune formazioni politiche della sinistra, anche assumendo ruoli dirigenziali. Nel 2008 è stato uno dei fondatori dell'allora più grande sindacato studentesco d'Italia, la Rete degli Studenti Medi.

Laureato con lode all'Università di Sassari con una tesi in diritto costituzionale sul principio di sovranità popolare, ha conseguito un diploma in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze e attualmente è dottorando di ricerca in Diritto dell'Unione europea e ordinamenti nazionali presso l'Università di Ferrara.

Sito web: www.avvocatoalessandrotedde.it

1 commento

  • Stefano Bergonzoni inviato da Stefano Bergonzoni
    Mercoledì, 27 Dicembre 2017 19:41

    Per fortuna, perchè pensare ad un movimento che si presenti come anti-capitalista "tout- court" , tanto più ad un partito che nascendo sotto elezioni dovrà guadagnarsi alcuni strumenti , che almeno che ne facilitino la propaganda nel futuro (dubito che qualcuno pensi di andare a governare) in mezzo ad una società dove anche poveretti e sfigati (la parola proletari ormai fa venire l'orticaria) vedono attualmente come unica alternativa possibile i 5s o Salvini... è suicida e stupidamente, esclusivamente autoreferenziale. Anzi, non significa nulla...forse tornerà a significare qualcosa tra un secolo! (..."ma noi non ci saremo" =D )

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