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L'ALBANIA VERSO LA QUARTA REPUBBLICA. Tra determinazione del Premier Rama e fariseismo dell’opposizione

Mercoledì, 04 Settembre 2019 11:15 Scritto da 

È evidente che la situazione politica in Albania non è più in linea con quel misto di tribalismo politico e semidemocrazia, che hanno caratterizzato gli ultimi trent’anni. Siamo di fronte ad una situazione completamente nuova, che potremo identificare come la vigilia della quarta repubblica. Gli avvenimenti politici dell’ultimo anno fanno presagire davvero che siamo alle soglie di una nuova epoca politica, sociale e culturale.

Dopo l’indipendenza dall’Impero Ottomano, l’Albania conobbe un periodo totalmente rocambolesco. Dopo una totale confusione politica, seguita dall’indipendenza, nel 1925 l’Albania fu proclamata repubblica per la prima volta nella sua storia. Questa repubblica durò per tre anni, finché il famigerato re Zog decise di inventarsi “Il Regno dell’Albania” nel 1928.  Dopo questo evento ci fu un’influenza politica sempre maggiore dell’Italia fascista, il che diede all’Albania una certa tranquillità e un modesto sviluppo economico fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Dopo la guerra l’Albania si è proclamata per la seconda volta “Repubblica Popolare d’Albania”, che più tardi prenderà anche l’aggettivo “socialista”. Dopo la caduta del comunismo, con le elezioni libere del marzo 1992 nasce la terza repubblica. È in quest’ottica storica, data la situazione politica eccezionale, che l’Albania d’oggi sembra un paese alle soglie della quarta repubblica.

È la riforma della giustizia in atto, supervisionata dall’UE e dagli USA, che sta rovesciando completamente la terza repubblica albanese. Questa riforma è l’unico evento, che potrebbe spiegare ogni dinamica politica dell’ultimo anno: l’abbandono del parlamento dall’opposizione, le sue manifestazioni tendenzialmente violente, il boicottaggio delle ultime elezioni amministrative e il conflitto tra il governo e la presidenza della repubblica. I pretesti di queste azioni intrapresi dall’opposizione sono tra i più svariati ma il motivo vero è sempre e immancabilmente la riforma della giustizia. 

Il premier albanese, Edi Rama, ha trovato in questa riforma la sua leva d’Archimede per fare il passo qualitativo, che ha da sempre cercato: andare oltre le ideologie sbiadite, che si sono professate in Albania nell’era post-comunista. Le decisioni che lui a preso a malincuore, come quella di partecipare alle elezioni amministrative anche in assenza dell’opposizione, vanno lette in quest’ottica. Negli ultimi anni, su pressione di Berisha – uomo politico simbolo della “politica vecchia” – stava prendendo piede un’idea assai bizzarra dell’opposizione di boicottare le elezioni politiche ogni volta che s’inventava un pretesto sul malfunzionamento della democrazia nel paese. Difatti nelle elezioni politiche del 2017, l’opposizione riuscì a creare una crisi artificiale coinvolgendo i più alti rappresentanti dell’UE e degli USA per poterla risolvere. Allora, su pressione dei rappresentanti dell’UE, si andò verso un governo tecnico, garante delle elezioni e tutto andò per il meglio. Però anche quest’anno i partiti dell’opposizione scelsero la via del boicottaggio e pretesero di creare la stessa situazione di due anni fa. Ma questa volta anche i rappresentanti dell’UE e degli USA capirono, che è tutta una messa in scena di Berisha e di Meta (presidente attuale dell’Albania) per creare un disagio politico, che avrebbe complicato i risultati della riforma della giustizia.

L’antropologia culturale ci insegna che l’osservazione partecipante è una regola d’oro per lo studio delle società complesse. La realtà complicata della politica albanese non si capisce attraverso i libri e tantomeno solo attraverso i media. Dunque, è per questo che ho trovato fuorviante un articolo apparso sul Manifesto il 2 luglio scorso dal titolo: “Albania al voto amministrativo col trucco e vince di nuovo Rama”! Le conclusioni che l’articolo trae sono sbagliate! Innanzitutto perché non c’è stato alcun trucco ma profonda trasparenza, benché la decisione presa da Rama fosse stata sofferta e il male minore in un tale scenario politico. Rama ha insistito pubblicamente scrivendo anche sette lettere aperte al capo dell’opposizione, supplicandolo di partecipare alle elezioni, ma non c’è stato alcun verso di fargli cambiare idea, perché a monte stava l’ombra di Berisha che aveva già deciso tutto. I più alti rappresentati delle organizzazioni internazionali hanno supportato l’idea di Rama di andare avanti con le elezioni anche senza l’opposizione, perché capivano benissimo, che le ragioni dell’opposizione non erano serie e avevano altri scopi, che presagivano la creazione del caos e del disordine civile. A quanto si evince non c’è stato nessun trucco nelle elezioni, anche se esse non sono considerabili normali in una democrazia solida. La nostra democrazia non è solida infatti e sta prendendo un cammino serio con la riforma della giustizia.

Un altro elemento fuorviante dell’articolo del manifesto è anche l’affermazione che le elezioni sono state falsate dal boicottaggio dell’opposizione. La democrazia è una procedura e, poiché tale, nessun atto corretto burocraticamente può essere falsato dalla volontà politica di un partito. Se l’opposizione non compie il suo dovere nel panorama politico e istituzionale, non si rende falso ogni atto intrapreso dal governo. Se così fosse, l’opposizione avrebbe il potere di rovinare qualsiasi democrazia. Questo sarebbe il sogno dell’opposizione attuale albanese!

Se da una parte abbiamo la determinazione del governo di sostenere coraggiosamente la riforma della giustizia, dall’altra parte i partiti dell’opposizione stanno mostrando un atteggiamento farisaico. Nelle loro pubbliche dichiarazioni i rappresentati del Partito Democratico – partito guida dell’opposizione – manifestano la loro “preoccupazione” per la mancanza di applicazione della legge nei casi di corruzione, mentre sono stati soprattutto loro a creare un sistema di impunità assai diffuso nella cultura politica albanese. Non solo, il Partito Democratico non ha mai rispettato nella sua storia politica, né lo statuto, né i regolamenti interni e tantomeno una democrazia interna del partito. Tutto è stato deciso da Berisha che si è sempre comportato come un capo tribù. Gli sforzi per il rafforzamento della democrazia passano inevitabilmente attraverso la democratizzazione degli stessi partiti, pertanto un partito come il PD non può dare lezione di democrazia, se non la conosce in primis all’interno del partito.

Ho voluto scrivere quest’articolo a onor di verità, ma anche perché l’Albania è molto legata all’Italia per tanti motivi storici e per la presenza di una grande comunità d’immigrati albanesi e sarebbe bene che gli italiani fossero correttamente informati sugli avvenimenti del loro piccolo paese vicino di casa.

Ultima modifica il Mercoledì, 04 Settembre 2019 11:32

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Albert P. Nikolla

Albert Nikolla (Lezhe, 1969), dottore di ricerca in Scienze Antropologiche, è professore associato dell'Università di Tirana, nonché autore di libri e pubblicazioni in Albania e in Italia.

Già direttore nazionale della Caritas e portavoce della Conferenza Episcopale albanese, è corrispondente per Sinistra XXI dall'Albania.

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