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Pubblicato in La pagina dei Blog

PARTÌ A CAVALLO, TORNÒ A PIEDI. Storia di un furbetto che voleva "pieni poteri"

Mercoledì, 21 Agosto 2019 15:34 Scritto da 

Sei al Governo in una posizione di estrema forza. A un certo punto, senza apparente motivo, dopo aver ottenuto per l'ennesima volta ciò che volevi su un tema identitario per il tuo alleato di governo (la TAV) e su un tema identitario per te (il discutibilissimo decreto "sicurezza"), tra un mojito e un ballo di gruppo, presenti una mozione di sfiducia al Governo di cui tu stesso fai parte.

Lo fai perché pensi di cogliere, con un blitz, l'occasione buona per prenderti tutto, per reclamare "pieni poteri", per diventare il padrone assoluto dell'Italia. Lo fai fregandotene del rischio di mandare il Paese in esercizio provvisorio dal 1 gennaio e di fare aumentare l'IVA con tutto ciò che questo comporta. Lo fai chiedendo che la mozione di sfiducia venga calendarizzata con somma urgenza, addirittura pretendendo ciò che in un'assemblea democratica è assurdo (discutere la tua mozione prima delle comunicazioni del Presidente del Consiglio; votare una riforma costituzionale per poi "congelarla" etc.). Lo fai anche, però, senza ritirare dal Governo la delegazione dei tuoi Ministri e senza dimetterti tu stesso.

A un certo punto ti rendi conto che non è detto che otterrai le elezioni-trappola che avevi sognato. Ti rendi conto che c'è una Costituzione, che ci sono delle regole, che c'è un Parlamento depositario della volontà popolare, che c'è un Presidente della Repubblica che ha il dovere costituzionale di verificare se in quel Parlamento esiste un'altra maggioranza possibile. Esattamente come fece quando, l’anno scorso, verificò l’esistenza della maggioranza grazie alla quale sei diventato Ministro.

I colonnelli del tuo partito cominciano a capire che hai fatto una cazzata, che la tua personale brama di potere rischia di costare loro il potere che già avevano come ministri, sottosegretari, presidenti di commissione o semplici parlamentari di maggioranza. Allora, temendo che quelli inizino a progettare di farti la pelle, cominci a dire che vuoi andare avanti, che il tuo obiettivo è continuare a fare il Ministro, che il telefono tuo è sempre acceso. La mozione di sfiducia però non la ritiri. E neanche però ritiri i ministri dal Governo, né tantomeno ti dimetti tu.

Mentre cominci a vedere il muro contro il quale stai andando a schiantarti, inizi a prendere schiaffi: perché quelli che pensavi di fregare e far passare per fessi ovviamente reagiscono. Conte si riscopre uomo dotato di una spina dorsale e ti umilia prima in pubblica piazza (le due lettere aperte sui temi dell'immigrazione, gli interventi sui social network, laddove credevi di giocare in casa) e poi nel luogo sacro di ogni politica democratica, il Parlamento.

Tu prima rispondi con la solita, stanca, trita e ritrita retorica demagogica da comiziante mediocre. Poi concludi il tuo intervento con una disperata supplica per rimanere ancorato al potere che vedi sfuggirti di mano, mentre già ti immagini i tuoi colonnelli che ti guardano con occhi cattivi mentre accarezzano i coltelli.

Ma la mozione di sfiducia è sempre lì e Conte e i 5stelle tirano dritto, il governo cade comunque, perché nessuno ormai ti ritiene un interlocutore credibile. Tu, per tutta risposta, a conferma della nomina di politicante cialtrone e goffo che ormai ti sei abbondantemente guadagnato, come ultima disperata mossa, ritiri all'ultimo momento la mozione di sfiducia.

Troppo tardi, il gioco non lo fai più tu. Oggi inizia il processo democratico delle consultazioni presso il Presidente della Repubblica. Sovrana è a questo punto la Costituzione. Comanda lei. E la Costituzione repubblicana ai furbetti che vogliono "pieni poteri" gli ride in faccia.

È la democrazia, asino.

Ultima modifica il Mercoledì, 21 Agosto 2019 15:50

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Marco Montelisciani

Marco Montelisciani, abruzzese, classe 1991, filosofo o aspirante tale.

Di formazione marxista, si è occupato del rapporto tra populismi e conflitto di classe, oltre che dello studio delle radici teoriche dell’operaismo italiano degli anni Sessanta. Ha ricoperto ruoli di dirigente locale e regionale nei partiti della sinistra, ha partecipato alla costruzione di esperienze civiche e  amministrative a livello territoriale. Si è occupato di formazione politica per il Centro studi e iniziative per la Riforma dello Stato.

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