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Una sinistra di base e popolare per l'attuazione dell’art. 1 della Costituzione

Domenica, 26 Novembre 2017 09:28 Scritto da  Agg. di Alessandro Tedde di un post di Alessandro Risi
Una sinistra di base e popolare per l'attuazione dell’art. 1 della Costituzione Alessandro Risi

Molte compagne e compagni hanno creduto che il percorso avviato con l'assemblea del Teatro Brancaccio del 18 giugno avrebbe portato alla costituzione di una lista per le elezioni politiche di marzo 2018, che avrebbe consentito di riprendere lo sforzo referendario del 4 dicembre 2016.

Per questo motivo, in buona fede hanno sostenuto il progetto fino al momento di grave difficoltà del novembre 2017, che si è rivelato esiziale anche per l'obiettivo di unire le forze di sinistra del "fronte del No" in alternativa al Partito democratico, promotore della Legge Renzi-Boschi da cui è scaturito il referendum, di una legge elettorale incostituzionale (Rosatellum bis) e di altre iniziative deprecabili: eliminazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (L.300/1970); la riforma cd."Buona Scuola"; la legge Minniti-Orlando sull'immigrazione.

La Costituzione come programma di fase e fondamento unitario di una sinistra popolare, per l'attuazione democratico-progressiva della Carta secondo i suoi principi fondamentali, possono fornire un nuovo inizio.

L'inseguimento di suggestioni identitarie attraverso l'esclusione di altri soggetti, volta ad affermare la propria egemonia anche a costo di prospettare altre liste è un errore molto grave, eppure ciclico, che ha finora consegnato l'intera Sinistra all'irrilevanza politica. Le difficoltà di un percorso unitario di ricomposizione politica sono anche dovute all'articolata composizione delle forze, ma anche alla loro incapacità di "mediazione qualificata", cioè di comprensione delle reciproche prospettive (come Luigi Vinci notava già nel 2007, ma anche recentemente Mario Dogliani in un intervento sul processo costituente di Leu).

Cionondimeno un fondamento unitario esisteva ed esiste ancora: è l'attuazione della Costituzione in un senso qualitativamente superiore della pur necessaria difesa contro i tentativi di "riforma". Stiamo parlando dell'affermazione del principio di sovranità popolare nel senso affermato in particolare dall'art. 1 della Carta, cioè avulso da una prospettiva elitistica e orientato ad una popolare, particolarmente vicina alle istanze dei ceti sociali più deboli (lavoro, salute, istruzione, casa), che escluda una contrapposizione tra democrazia diretta e rappresentativa, puntando a valorizzare in senso progressivo il riferimento all'esercizio della sovranità popolare "nelle forme e nei limiti della Costituzione".

Senza scadere nell'assemblearismo, è necessario procedere in modo ordinato alla definizione di un nuovo modello di rappresentanza, definito secondo un sistema di assemblee territoriali dirette all'elaborazione di un programma di fase e alla elezione di rappresentanti dei partecipanti, in connessione sentimentale con ideali e valori delle classi popolari, che dunque superi la tendenza all’autoreferenzialità delle forze politiche della Sinistra.

Il principio della sovranità popolare è, in concreto, un progetto di trasformazione istituzionale in armonia con i principi costituzionali, al fine di implementare le forme della democrazia diretta, dell'autonomia e del decentramento all'interno di un sistema democratico-rappresentativo fondato sulla legge elettorale pienamente proporzionale. La riforma delle istituzioni deve essere condotta nel senso della trasformazione delle condizioni materiali di vita dei cittadini e dei lavoratori, al fine di eliminare l'isolamento dei settori più deboli della società, non rappresentati, e di imporre una trasformazione reale dell'Italia.

Rielaborazione di Alessandro Tedde in data 06/09/2018 di un post scritto da Alessandro Risi il 26/11/2017

Ultima modifica il Venerdì, 07 Settembre 2018 11:05

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