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Regionalismo europeo: da un’Europa federale a un’Europa confederale

Giovedì, 12 Ottobre 2017 20:41 Scritto da 

Le immagini drammatiche che ci giungono da Barcellona e dalla Catalogna non possono essere semplicemente “derubricate” come faccende interne della Spagna, come del resto avviene per quelle non certo meno drammatiche dei migranti che provano a attraversare il Mediterraneo che non sono certo soltanto questioni interne dell’Italia o dei paesi mediterranei dell’Europa.

Al contrario queste vicende devono interpellare direttamente in primo luogo le nostre coscienze di europei e non fermarsi però soltanto a questo primo livello, ma la semplice mobilitazione delle coscienze deve portare a sviluppare un progetto e un’idea di Europa e in prospettiva di Mondo dove queste cose non possano più accadere.

I fatti di Catalogna non sono semplici questioni interne alla Spagna, ma riguardano tutto il resto d’Europa anche perché movimenti autonomisti e indipendentisti di popoli differenti riguardano in diverso modo e misura tutti i principali paesi europei e dimostrano come gli stati hanno sempre più difficoltà a gestire le questioni legate a questo tipo di movimenti.

Certo l’Europa odierna nel suo assetto non ha uno statuto che riguarda i movimenti autonomisti e indipendentisti, ma del resto i fatti di Catalogna hanno in particolare turbato tanto le nostre coscienze perché per la prima volta ci fanno misurare appieno la distanza che intercorre tra l’Europa degli Stati e l’Europa dei Popoli.

La questione del regionalismo è un po’ la cartina di tornasole che ci permette di comprendere questo aspetto fondamentale per la costruzione di un’Europa davvero unita. Gli Stati europei sono frutto di processi politici e storici prossimali legati a trasformazioni sociali, economici, culturali rapidi che hanno permesso tra l’Ottocento e il Novecento l’emergere di aree forti dell’Europa, quelle settentrionali in particolare rispetto soprattutto a quelle meridionali, che hanno di fatto guidato i processi della Rivoluzione della formazione degli stati nazionali.

Questa carta recente dell’Europa però deve misurarsi con una precedente mappa, quella delle grandi regioni e dei popoli europei, mappa che si venne costruendo nel corso del Medio Evo. Per esempio il primo nucleo dell’indipendenza catalana risale all’età Carolingia per cui già Carlo Magno istituì la contea di Barcellona e questa regione godette di un parlamento autonomo fino al Settecento fino a quando fu soppresso dal centralismo dei Borboni.

La situazione che si è venuta a determinare è ormai uno stallo tra la richiesta della Catalogna di emergere come regione autonoma e indipendente che chiede all’Europa aiuto e sostegno per realizzare questa aspirazione in un quadro europeo che però non prevede questa possibilità e l’evidente difficoltà della Spagna che pur ha avviato un percorso di regionalismo a gestire questo tipo di richieste.

Per superare questo stallo che non è solo una situazione di difficoltà della Spagna e delle sue regioni, non solo la Catalogna, ma anche dell’Europa, ritengo che l’Europa deve fare tutta un passo avanti.

Intanto c’è bisogno di una carta delle autonomie che regoli in modo generale la costituzione delle regioni presenti all’interno dei diversi Stati europei, indicando con chiarezza i diritti e i limiti che questo statuto comporta. Questo passaggio della promulgazione di questa carta dell’autonomia non può né deve però essere semplicemente un passaggio burocratico amministrativo, ma comporta una profonda revisione del progetto politico e istituzionale europeo.

Fino ad ora il processo di integrazione europea si è svolto fondamentalmente in direzione della costituzione di un Super Stato unico e unitario a livello europeo secondo un un’ipotesi federalista animata dagli Stati che si sono associati tra di loro e che costituiscono il nerbo della Commissione Europea, il luogo dove si prendono le decisioni fondamentali per l’Europa. Questo processo che non è ancora completo, si amplia sempre di più a nuovi argomenti e capitoli, come per esempio quello riguardante l’immigrazione e deve anzi accelerare venendo a configurare l’assetto di questo nuovo stato che è l’Europa.

Questo modello federalista di Europa pur nella sua incompletezza dovrebbe però essere integrato e anche corretto da un altro modello che è ancora assente quello confederale come processo di costituzione di un’Europa unita dal basso a partire dai territori e dalle regioni e dei popoli che costituiscono queste realtà. Le grandi regioni dell’Europa, e i popoli che le costituiscono, non dovrebbero e ssere marginali ai processi di costituzione dello Stato federale promosso dagli Stati, ma farne parte come motore attivo e la loro autonomia e indipendenza semplicemente oggetto di regolamentazione europea per cui esse debbono essere almeno soggetto di consultazione per le principali decisioni che si prendono a livello europeo e non semplici esecutrice dietro impulso degli Stati centrali.

Affinché le regioni possano essere soggetti di questo processo consultivo proponiamo perciò che accanto al presente parlamento europeo che permette la libera espressione della volontà dei cittadini nasca anche un parlamento delle regioni e dei popoli europei in cui siedano i rappresentanti delle varie regioni e popoli riconosciuti dall’Europa, struttura che incarni il modello confederale di Europa che possa affiancarsi al progetto federalista. Questa struttura permetterebbe alle regioni di avere un riconoscimento internazionale come alcune di esse richiedono come per esempio, la Catalogna, e aiuterebb e dall’altra gli Stati nazionali a meglio gestire le richieste di autonomie che vengono dai popoli.

Ultima modifica il Sabato, 14 Ottobre 2017 16:38

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