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Pubblicato in La pagina dei Blog

Profughi, migranti, rifugiati, clandestini... PERSONE

Martedì, 24 Gennaio 2017 17:58 Scritto da 

Prima situazione, ambulatorio oculistico:

Giovane africano (la provenienza è indifferente, comunque proviene da una zona di guerra), 24 anni, arrivato da poche settimane in Italia è accolto in una struttura dei dintorni. Viene accompagnato a visita perché ha problemi di vista ad un occhio... e te ce credo, sull'occhio, sulla cornea dell'occhio, è presente una cicatrice ampia quasi quanto la cornea stessa, avete presente quando gli occhi sono bianchi invece che neri, castani o azzurri, no, bianchi. Faticosamente si raccoglie un minimo di anamnesi e si scopre che fino all'anno scorso quell'occhio era perfettamente sano, poi il ragazzo è arrivato in Libia, rinchiuso in un centro (sì, quelli che stiamo finanziando noi dell'UE) e fracassato di botte, uno o più colpi arrivano sull'occhio e il giovane perde la vista.

Seconda situazione, ambulatorio ginecologico:

Giovane africana accolta in un altro centro della nostra provincia, viene accompagnata a visita perché lamenta dolori al basso ventre. Durante la raccolta dell’anamnesi si viene a conoscenza (dal vero... perché lo sappiamo tutti, ma un conto è dircelo tra noi e un conto è sentirlo dalla viva voce della vittima) che la figliola, adesso 19enne, è regolarmente sottoposta ad abusi e violenze sessuali dall’età di 12 anni, anche con svariati oggetti (canna del fucile, per esempio), fuggita con l’aiuto dei familiari dal campo profughi in cui viveva, percorre mezza Africa verso nord, fino a giungere in Libia, sempre subendo violenze di ogni genere. Anche sul barcone che l’ha condotta in Italia è stata sottoposta più volte a stupro, sia da parte dei compagni di viaggio che degli scafisti. Ovviamente presenta uno stato infiammatorio abbastanza grave e speriamo solo quello.

Terza situazione, sempre ambulatorio ginecologico:

Arriva una signora un po’ più grande (sui 40 anni), anch’essa è fuggita dal suo paese dove ha lasciato i figli piccoli alla madre, per cercare di trovare una soluzione vivibile altrove e poi ricongiungersi con i bambini, visto che nel suo paese di origine per lei che è vedova, è pressoché impossibile non solo allevare dignitosamente i figli, ma riuscire a scampare a continue violenze. Durante il viaggio ha subito le stesse violenze dell’altra ragazza e si è beccata l’HIV... I figli sono ancora in Africa e speriamo che riesca a sopravvivere abbastanza da rivederli ancora.

Quarta situazione, ambulatorio otorinolaringoiatrico:

Si presenta un giovane centrafricano, anche lui ha alle spalle un lungo viaggio cosparso di botte e violenze, in uno dei tanti pestaggi ha ricevuto un forte calcio sulla testa e dopo non ha più sentito da quell’orecchio. Presumibilmente avrà il timpano lacerato e speriamo non ci siano anche lesioni neurologiche.

Quinta situazione, ambulatorio urologico:

Viene a visita un ragazzo afghano, lamenta dolore testicolare... Il racconto che fa dei suoi trascorsi sono talmente crudi che non si riesce a rimanere ad ascoltare, il ragazzo ha ricevuto talmente tanti calci nei testicoli che questi sono praticamente fracassati. Difficilmente si potra fare qualcosa.

Potrei continuare per ore... ma mi fermo qui, credo che gli esempi bastino.

Adesso vi chiedo:

come potete pensare che queste persone affrontino un calvario del genere per venire qui a sottrarci qualcosa? Provate a immaginare di trovarvi in un posto dove voi o i vostri figli siano sottoposti giornalmente a violenze inenarrabili, MA NON FARESTE IN MODO DI FUGGIRE IL PIU’ LONTANO POSSIBILE?

Quando sento qualcuno dire una frase anche solo lontanamente razzista (e lo sono tutte quelle che sono contro l’accoglienza di queste anime, di queste persone che hanno lo stesso diritto di stare al mondo di tutti noi), mi vengono in mente queste storie, che mi trovo ad affrontare senza averne più la forza, IO che sono con il culo al caldo, come si dice, ma che fatico tanto a reggere psicologicamente.

Mi sento tanto impotente e in colpa per esserlo.

Ultima modifica il Martedì, 24 Gennaio 2017 23:14

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Orietta Basso

(Svizzera 1961)

Infermiera presso l'ospedale di Mondovì, città in cui vivo

Ho sempre pensato che se non ci si occupa di politica, la politica comunque si occupa di noi, perciò ho preferito cercare di capire cosa mi succedeva intorno.

Sono sempre stata attenta alle questioni sociali e ritengo che la scelta di organizzarsi come stati dovrebbe essere vista come una tutela nei confronti dei più fragili, perciò il mio impegno politico è stato sempre rivolto a sinistra e teso alla solidarietà sociale.

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