Accedi ai servizi con il tuo nome utente e password

Accedi - Registrati

*blog.sinistra21.it*

Pubblicato in La pagina dei Blog

Abbiamo vinto, abbiamo perso

Lunedì, 05 Dicembre 2016 17:38 Scritto da 

Ha vinto il NO.

Non solo perché la Costituzione ci piace così com’è, anche se alcune cose sono da modificare, ma perché non è piaciuta la riforma…

Al netto di quanti hanno votato solo per cacciare Renzi, e sono meno di quanti si creda, anche se fanno più rumore, tanti hanno votato contro il merito della riforma, anche se magari non sapevano spiegarlo, anche se non riuscivano a controbattere al “politichese” che abbondava negli articoli riformati.

Non è piaciuto essere presi in giro da un fantomatico risparmio di 500.000.000 di Euro, quando in realtà si trattava di poche decine di milioni, non è piaciuta l’elezione in seconda istanza dei futuri senatori e, probabilmente, non è piaciuto per nulla il metodo… un metodo così distante da quello della prima Costituente, così divisivo, così “inciucista” (sostituzione dei componenti della commissione, canguri, ghigliottine), non è piaciuta la propaganda ad alzo zero, messa in campo in questi mesi, l’uso di immagini che definire demagogiche è un gentile complimento e non è piaciuto, agli italiani il blocco della nazione per almeno tre mesi… Sono tre mesi che Renzi e il governo si sono occupati quasi solo della riforma.

E il resto?

Ecco, gli italiani hanno detto NO, non ci sta bene.

Oggi, nel variegato mondo del NO, stanno cercando tutti di metterci il cappello su questa vittoria, però mi dispiace, la vittoria non è vostra, esattamente come la Costituzione, la vittoria deve essere di tutti, compresi i sostenitori del SI’, gli unici che devono sentirsi sconfitti sono i promotori di questa riforma: Napolitano, Renzi, Verdini, Boschi e aggiungerei JP Morgan e l’UE.

Domenica sera Renzi, nel suo discorso post-sconfitta, ha più o meno detto anche queste cose, per una volta sono quasi d’accordo con lui, però si è dimenticato di nominare i mandanti e si è accollato solo lui, la responsabilità della mancata approvazione della riforma, da parte del popolo italiano.

Lo ha fatto a denti stretti, la giornalista che commentava diceva che aveva avuto momenti di commozione. Io non li ho visti, ho letto ancora arroganza nel suo discorso: vi passo la patata bollente, salgo al Colle e rimetto il mandato e mo’ son cavoli vostri…

Ed è vero!

Anche se, a ragion di logica, lui ha fatto il casino e sarebbe bello che lui lo aggiustasse, questo non è possibile, se non rimettesse il mandato, il rischio di manifestazioni anche violente è tutt’altro che remoto, per cui il successore a Palazzo Chigi, si troverà una bella grana da risolvere.

E’ per questo che dico anche: Abbiamo perso.

Abbiamo perso, perché siamo divisi, troppo divisi in questo momento, forse JP Morgan un risultato lo ha ottenuto, divide et impera, un motto da non dimenticare MAI.

La nostra mission, adesso, è ricompattare l’unità nazionale, pur nelle differenze, anche abissali, che ci sono tra i sostenitori del NO e coinvolgere anche i sostenitori del SI’, per non ripetere gli errori che hanno permeato questo tentativo di scardinare la nostra Costituzione e con essa la nostra democrazia, guardiamo al futuro tutti insieme, perché la vittoria del NO vuol dire anche questo: non ci sta bene, che la Costituzione venga modificata da UNA PARTE, deve essere un lavoro d’insieme.

Il M5S e la Lega chiedono elezioni immediate (il M5S ha buon gioco ad andare a elezioni con l’Italicum!), ma credo che non sia auspicabile, prima ci vuole una legge elettorale CONSONA al dettato costituzionale, che normi anche l’elezione del Senato, dopo e solo dopo, bisognerebbe tornare alle urne ed eleggere un Parlamento che proponga le sue modifiche alla Costituzione, ma deve essere un Parlamento con un mandato chiaro del popolo italiano, in questa tornata, nessun partito aveva la riforma della Costituzione nel suo programma e deve essere il Parlamento, non il governo, a modificare la Costituzione, devono essere modifiche e non riforme, per quelle ci vuole una costituente eletta con sistema proporzionale puro, visto che deve rappresentare tutti i cittadini.

Ecco in questa parte abbiamo perso, non ho ascoltato né letto tutti i commenti a questo referendum, ma sui commenti a caldo, nessuno, proprio nessuno, ha detto queste cose.

Eppure la richiesta del popolo italiano è questa: chiarezza, rappresentatività, meno marketing e più vicinanza. Loro sono troppo lontani, ancora persi nei corridoi della politica ad alto livello, peccato che poi ci si debba confrontare con quella a basso livello che facciamo noi, qui dabbasso.

Renzi e il suo governo ci hanno dato una bella facciata, speriamo che anche gli altri capiscano.

Ultima modifica il Martedì, 23 Gennaio 2018 17:33

Ti è piaciuto l'articolo? Allora, condividilo con i tuoi amici!

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter
Letto 647 volte
Vota questo articolo
(0 Voti)
Orietta Basso

(Svizzera 1961)

Infermiera presso l'ospedale di Mondovì, città in cui vivo

Ho sempre pensato che se non ci si occupa di politica, la politica comunque si occupa di noi, perciò ho preferito cercare di capire cosa mi succedeva intorno.

Sono sempre stata attenta alle questioni sociali e ritengo che la scelta di organizzarsi come stati dovrebbe essere vista come una tutela nei confronti dei più fragili, perciò il mio impegno politico è stato sempre rivolto a sinistra e teso alla solidarietà sociale.

Lascia un commento

I commenti lesivi della dignità altrui o che incitano a comportamenti violenti e/o illeciti saranno cancellati

4 commenti

  • Alessandro Tedde inviato da Alessandro Tedde
    Giovedì, 08 Dicembre 2016 22:29

    Sui toni deprecabili, non c'è dubbio e condivido in toto.
    Tuttavia non sottovalutiamo che il forte risultato popolare (affluenza + forte vittoria del no con connotati classisti) è anche il prodotto dell'innalzamento dello scontro portato da chi ha tentato di attentare all'ultimo motivo di unità di questo Paese: la sua Costituzione.
    Grazie Orietta

  • Claudia inviato da Claudia
    Giovedì, 08 Dicembre 2016 21:32

    Grazie Orietta.

  • Orietta Basso inviato da Orietta Basso
    Giovedì, 08 Dicembre 2016 18:13

    Il messaggio dato dall'esito di questo referendum, per me, è chiarissimo.
    Al di là di tutte le differenze che esistono all'interno del fronte del NO, gli italiani non vogliono un esecutivo troppo forte, in particolare gli italiani che non hanno sponde economiche (come dice Alessandro Tedde, il voto è stato chiaramente di classe e già durante la campagna referendaria si era notata questa divisione).
    E' chiaro che con "nazione divisa, da ricompattare" non intendevo parlare del romantico concetto ottocentesco, mi riferivo più che altro alle modalità di confronto che sono decisamente scadute a livelli poco costruttivi, oltre che poco eleganti, diciamo.
    Penso che quando il confronto tra diverse opinioni diventa così becero, non ne soffrono solo i "dialoganti", ma tutto l'insieme, perché si rimane bloccati.

  • Alessandro Tedde inviato da Alessandro Tedde
    Giovedì, 08 Dicembre 2016 00:55

    Anche stamattina, al convegno di Catania, si discuteva di un referendum che ha spaccato il Paese: una preoccupazione che riecheggia nelle parole di Orietta quando afferma che "la nostra mission è ricompattare l'unità nazionale".
    Ecco, ripropongo qui la provocazione che ho fatto stamattina: è chiaro che una scelta del tipo SI/NO determini una frattura (ma siamo sicuri che sia così profonda?), ma bisogna anche pensare che, in realtà, produce pure un ricompattamento. A fronte di una realtà sociale e politica fortemente frammentata, l'Italia che ha deciso di partecipare delle sue sorti si è divisa solo in due, meglio: si è aggregata in due poli. Purtroppo non si tratta di poli politicamente omogenei, ma, in nuce, se si leggono i flussi elettorali e si analizzano i voti disaggregati per categoria e classe sociale, si può notare una forte componente di voto di classe nel NO, che è stato il polo in cui si è aggregata la maggioranza degli oppressi (vecchi e nuovi), per usare un'espressione marxiana. A partire dal ricompattamento sociale interno a quel blocco politico che ha salvaguardato la Costituzione possono rintracciarsi le ragioni di ricostruzione di un partito (nel senso di parte) della Costituzione: pertanto, non mi preoccuperei troppo di riunificare la nazione (una chimera ottocentesca) quanto di portare alla nascita, e quindi alla vittoria, il partito degli oppressi (che continuano ad essere la maggioranza del popolo).

Blogger più seguiti

div.tagItemImageBlock {float:none;} div.tagItemView {text-align: center;}