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Pubblicato in La pagina dei Blog

#Referendum: cosa succede dopo il 4 dicembre

Giovedì, 01 Dicembre 2016 15:46 Scritto da 

Dopo il 4 dicembre

Il referendum che verrà sarà importantissimo; ha la stessa dignità di quello del 2 Giugno 1946, perché si tratta di tracciare uno spartiacque tra quello che siamo e quello che saremo.

Saremo una repubblica nominalmente parlamentare, ma con ampi poteri all’esecutivo? Saremo una repubblica parlamentare in cui i contrappesi tra i poteri verranno rafforzati? Ovviamente non posso fare previsioni, ma spero che la seconda opzione sia quella che uscirà dalle urne. Poi si potrà discutere nuovamente e con nuove basi di riforme o meglio di modifiche alla Carta Costituzionale

Perché in Italia non si riesce a fare una riforma costituzionale, invocata da più di trent’anni?

Beh, non è difficile dare una risposta a questa domanda: “forse perché non è il popolo che la invoca, ma sono i politici e la finanza che li dirige”. La finanza, la grande finanza, quella del FMI, quella del WTO, della troika europea, vuole un percorso più facile per introdurre leggi che favoriscano il “libero” scambio di beni e soprattutto di denaro. Ho messo le virgolette a libero, in quanto sappiamo bene che di libero c’è solo la possibilità per i grandi squali di continuare con il loro massacro, per impinguare sempre più portafogli e potere, non esiste libero scambio, quando un’élite possiede i mezzi per dirigere il mercato e tutti gli altri devono sottostare.

La crisi economica che stiamo attraversando è stata costruita a tavolino da questa élite, che sperava, e forse spera tuttora, di cogliere l’occasione per rottamare tutti i lacci che ancora esistono, nei diversi paesi del mondo, al capitalismo sfrenato, quello della giungla, in cui i deboli soccombono e i forti primeggiano.

Il problema è che i deboli siamo noi, noi gente del popolo, che non abbiamo abbastanza soldi e potere per difenderci dalla prevaricazione dei più forti e, badate bene, siamo la stragrande maggioranza, noi siamo il famoso 99%, forse anche qualcosina in più.

Ed è questa la nostra forza, il numero.

Han voglia a cercare di far credere di avere il consenso della maggioranza. Intanto sono riusciti a dividere la cittadinanza come mai era successo nel nostro paese: ammesso che davvero chi ci governa abbia il 40% dei consensi, rimane un 60% che non è d’accordo e stiamo parlando solo di chi si è espresso con il voto. E, comunque, è un’Italia spaccata in due.

Se non passa questa riforma, forse e se i politici vorranno, si può ripartire da qui: facciamo le riforme (modifiche, non stravolgimenti) tenendo in considerazione la sovranità popolare.

Credo si possa fare, ma temo che invece avranno buon gioco a dire che la "colpa" è del popolo ignorante che non sa e non vuole cambiare, cercheranno di togliere ancora più sovranità al popolo, ne stanno già parlando, cominciando a dire che il suffragio universale sia contro il bene della nazione. La nazione è formata dagli individui ed è dovere dei politici, deputati a governare, fare in modo che questi individui siano protetti dalle grinfie degli squali.

Invece sta succedendo l’esatto contrario. Ci vuole istruzione e hanno abbattuto la scuola pubblica, ci vuole salute e stanno asfaltando la sanità, ci vuole serenità e tranquillità sul proprio futuro e hanno precarizzato tutto il possibile.

I nostri politici (e non solo i nostri) devono ridiscendere al piano di sotto, guardare quello che succede nella vita dei cittadini.

Sono ormai due lustri che ce la menano con le riforme "che nel breve periodo eccetera..." e finora è successo solo che la forbice tra ricchi e poveri si è ulteriormente allargata, anzi i poveri sono aumentati in maniera consistente. Forse dieci anni sono un "breve periodo", ma per chi deve mettere insieme il pranzo con la cena e arrivare a fine mese è un tempo lunghissimo. Ed è questo che devono capire: noi, popolo, fatichiamo a mettere insieme il pranzo con la cena.

Cosa state aspettando a mettere rimedio a questa cosa? Aspettiamo che scoppino disordini o peggio? Non voglio credere che siate tanto privi di scrupoli da volerlo fare, per poi invocare una stretta alla libertà: è un film già visto, ma in altri lidi, non vorrei vederlo a casa mia.

Se invece passasse la riforma costituzionale, si apriranno scenari inediti per gli italiani. Molti di noi sono cresciuti in una nazione tipicamente socialdemocratica, in cui lo Stato provvede a fornire i servizi necessari, finanziandoli con i proventi delle tasse (tutto molto teorico, in realtà, perché i proventi provengono perlopiù dalle solite tasche), siamo abituati a pensare che gli ospedali debbano funzionare bene e debbano darci ciò di cui necessitiamo per la nostra salute. Badate bene che non è già più così, la sanità pubblica arranca, ma in genere la “colpa” viene data a noi operatori, perché nella nostra storia, la sanità è un nostro diritto, invece la stanno privatizzando e non sarà più un diritto di tutti, ma dovremo comprarcela.

La stessa cosa si può dire della scuola, dei trasporti, di tutto quello che in una società socialdemocratica è definito bene comune. Già ora, che ancora non è passata la riforma, fanno carta straccia dell’esito del referendum sull’acqua pubblica, asserendo con candore che l’acqua non sia un bene pubblico (!) (Cristina Bargero, deputata PD, ad aprile 2016) e inserendo una serie di norme, spesso difficili da interpretare, ma che nel loro combinato disposto vanno a favorire la privatizzazione dell’acqua. Troviamo norme che vanno in questa direzione nel decreto “Sblocca Italia”, nella Legge di stabilità e nel disegno di legge “Madia” sulla riforma della pubblica amministrazione. (http://www.rinnovabili.it/ambiente/...)

Temo che lo scontro frontale con la realtà che andrà a delinearsi, se dovesse vincere il sì, sia foriero di un ulteriore aggravamento della situazione di divisione, d’altra parte è ciò che vuole l’establishment: quanto di più classico? Divide et impera.

Naturalmente e come sempre questi sono solo i pensieri di una comune cittadina, che cerca di capire il mondo in cui si è trovata a vivere. Speriamo che le cose vadano bene, speriamo che non ci si debba preoccupare troppo del nostro futuro e di quello dei nostri figli. Speriamo.

Ultima modifica il Giovedì, 22 Dicembre 2016 21:59

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Orietta Basso

(Svizzera 1961)

Infermiera presso l'ospedale di Mondovì, città in cui vivo

Ho sempre pensato che se non ci si occupa di politica, la politica comunque si occupa di noi, perciò ho preferito cercare di capire cosa mi succedeva intorno.

Sono sempre stata attenta alle questioni sociali e ritengo che la scelta di organizzarsi come stati dovrebbe essere vista come una tutela nei confronti dei più fragili, perciò il mio impegno politico è stato sempre rivolto a sinistra e teso alla solidarietà sociale.

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