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Pubblicato in La pagina dei Blog

Perché il nostro ronzio si tramuti in un ruggito.

Mercoledì, 25 Luglio 2012 10:04 Scritto da 

Quando mi è stato chiesto di entrare a far parte del comitato editoriale, mai avrei pensato di rispondere alla richiesta in maniera positiva. 

Anzitutto perché io sono nessuno: e per nessuno intendo uno tra i tanti che possiedono un proprio pensiero, benché abbia pochi problemi ad esprimerlo. Non sono uno di quelli che calibra le parole in base a ciò che pensa la gente e, se viene richiesta la mia opinione, la esprimo senza paura di giudizio (e questo non è sempre un bene, me ne rendo conto).

In secondo luogo non sono uno scrittore, né un giornalista, né una mente illustre: non ritengo di avere le carte necessarie per potervi informare di ciò che accade nel mondo, né per illustrarvi la strada per la retta via. Ogni mio pensiero è personale e come tale non deve essere preso necessariamente come fonte di ispirazione. Inoltre non sono laureato. Faccio politica perché ci credo, non per mestiere. E non sempre credere in qualcosa significa conoscerla a fondo.

Perciò non avrei mai creduto di poter scrivere un qualsiasi articolo: perché penso che ci siano persone che già mi superino per intelligenza, preparazione e spirito. Facendo un giro sul sito, però, mi sono reso conto di quanta energia e di quanto sentimento muova le menti di chi ne fa parte. Insomma: è una cosa piccola, ancora, ma è un piccolo passo verso qualcosa di grande. E noi sappiamo che sono i piccoli passi a muovere le grandi cose, non quelli enormi e frettolosi.

Banalità su banalità, certo, ma è quello che ho pensato subito.

Inizio quindi a dare il mio contributo per sviluppare una riflessione sui modi con cui il nostro Stato cerca di rimediare ad una crisi che, volenti o nolenti, ci siamo ritrovati addosso come un macigno: una riflessione per provare a capire di chi siano le colpe e per sperare di non ripetere noi stessi gli errori del passato.

L'operato di Monti e dei suoi “intelligentissimi tecnici” è giustamente al centro di un continuo attacco su siti web e social network, che si occupino o meno di politica. Ma non dobbiamo dimenticare che chi per mesi ha nascosto la crisi, contribuendo ad aggravarla e ponendo le condizioni per cui oggi siamo in balia di un governo tecnico (“d'emergenza” come nelle dittature) - è il governo di coalizione di centrodestra democraticamente eletto alle ultime elezioni e presieduto dall'omino Silvio Berlusconi.

Certo: il nuovo e tecnicissimo governo - che sembrava inizialmente più “umano”, con quei ministri che non erano politici e che piangevano nel chiedere sacrifici al popolo e grandi promesse di equità e riforme - non sta facendo granché di utile per gli Italiani.

Sappiamo tutti come è proseguita la sua storia: i soldi prestati alle banche non sono stati immessi sul mercato né è stata predisposta una legge per farlo. E' stata aumentata l'età pensionabile ed incrementate l’Iva e le tasse, eventualmente inserendo anche il canone RAI nel conto della luce.

Il nostro Paese mantiene un rapporto ministri/cittadini superiore al resto del mondo ed un ministro qualsiasi - magari in contrasto con la Costituzione, eppure difeso dal suo garante - può percepire uno stipendio maggiore di quello del presidente USA: siamo l’unico Paese che per uscire dalla crisi diminuisce gli stipendi ed i diritti degli operai, ma non di chi comanda e ha le sue responsabilità per questa crisi. E' in questo contesto che un comico può apparire al popolo più saggio, preparato e credibile di un politico di qualsiasi schieramento: abbiamo paura di cadere in miseria, ma rimaniamo chiusi in quelle quattro mura di pietra e cemento che chiamamo “casa” a lamentarci di ciò che accade.

Ed è ironico notare quante persone abbiano la soluzione (semplicissima!) a portata di mano e che tutte queste non solo non abbiano voglia e coraggio di ribellarsi, ma anzi a volte arrivino a denunciare il comportamento di quanti assistono ad una manifestazione e provano a far sentire la propria voce. Questo è strano. Così come ancora ancora di più lo è che, nel marasma generale, quell'omino di prima dichiari di volersi ricandidare alla guida dell'Italia, sempre più in fondo al baratro in cui lui stesso l’ha portata.

Sconcerta che già, tra la gente, si innalzi nuovamente quel ronzio, che si tramuta in voce disperata (ma non di ribellione). Una voce che inneggia ancora a quell’uomo: “l’unico in grado di cambiare le cose”, come se tutto dipendesse da lui. E dentro ai cuori ed alle menti di chi non gli crede si risveglia la paura che tutto possa peggiorare e quell’uomo possa tornare a comandare, perché quel ronzio si fa sempre più insistente e, presto o tardi, si tramuterà in un ruggito. Ed allora sarà impossibile fermarlo.

Quelle persone continueranno a vivere di false speranze e lui continuerà a far risuonare il suo nome, alla moda dei dittatori, ma lasciandoci nella convinzione che tutto ciò sia fatto in nome della democrazia. E vent'anni di questa "democrazia che pare dittatura" sono il peggior nemico della rivoluzione. 

Perché in dittatura sai chi combattere, ma quando questa si nasconde dietro alla parola democrazia, allora tutto diventa difficile. Perché se combattiamo per la democrazia, perché dovremmo combattere la "democrazia"?

Sorge spontanea una domanda: continueremo a lamentarci, a pensare in meglio ed attendere “democraticamente” giorni migliori o apriremo occhi ed orecchie e porremo un freno all'increscioso caleidoscopio di menzogne che i media ci convincono a chiamare “la nostra vita”?

Lavoriamo perché sia il nostro ronzio a tramutarsi in un ruggito.

Ultima modifica il Giovedì, 25 Gennaio 2018 10:28

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