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Tsipras, dubbi e perplessità sul percorso in Sardegna.

Martedì, 22 Luglio 2014 09:33 Scritto da 

2)Ambiguità della segreteria regionale del PRC.

Il PRC, nei mesi scorsi, ha di fatto espulso a mezzo stampa dalla "Sinistra Sarda" le organizzazioni Sinistra XXI e Sinistra per la Sardegna, entrambe fondatrici della Sinistra Sarda e aderenti al percorso l'Altra Europa, mantenendo unicamente l'alleanza col PDCI (che invece ha fatto campagna elettorale contro l'Altra Europa). Questa ambiguità del gruppo dirigente regionale deve essere chiarita.

Come Sinistra XXI siamo abituati ad un comportamento coerente con le nostre determinazioni e, pertanto, vorremmo capire come si concilia l'esistenza di questi due percorsi, che inizialmente erano sulla stessa lunghezza d'onda ma che oggi si caratterizzano come parzialmente antitetici. A maggior ragione se si nota che la segreteria regionale del PRC mantenga una linea simile a quella di SEL sarda, sebbene a livello nazionale il partito sia tra i soggetti fondatori.

3)Sostenibilità economica.

Se i suddetti partiti aderiscono al percorso, essendo i maggiori depositari del rimborso elettorale europeo, devono assumersi l'onere economico del progetto almeno nella sua gran parte (come peraltro avviene in altre regioni). La sostenibilità economica si riflette anche sulla futuribilità del progetto, come dimostra la scarsa presenza giovanile nel coordinamento eletto.

4)Programmaticità, condizione dell'unità.

Oltre a tutti i dubbi precedentemente avanzati, non capisco se e come sia possibile avviare qualsivoglia campagna sul territorio se prima non si stende un programma di fase comune (fosse anche un programma minimo), che chiarisca alcuni aspetti di fondo.

Tra questi, il tema che viene continuamente posto, come un mantra, della "alternatività al PD" che, nei fatti, è falsa: sia per la posizione di alleanza da parte dei partiti che attualmente governano col PD in tutta la Regione, che per il nucleo su cui fondare l'analisi teorica. Non posso dimenticare, infatti, che il compagno Marco Ligas, in un coraggioso tentativo di sintesi, alla prima assemblea regionale ha proposto "non Marx, ma di sicuro Keynes" come punto di sintesi. Ebbene, senza mettere in discussione il merito della proposta, è necessario dirsi che, ove l'accordo si trovasse su Keynes, bisognerebbe, anche teoricamente e non solo per i comportamenti istituzionali, escludere la "nostra" alternatività al PD. Difatti, oggi, il PD si configura come l'unità tra maggioranza neo-liberale e minoranza liberale keynesiana (classica o neo-K.): insomma, la posizione keynesiana è già interna a quelle che compongono il PD (legittimamente, essendo una posizione liberale e non socialista) e pertanto la sua assunzione come punto di sintesi dell'attuale percorso di l'Altra Europa (e non come eventuale cultura di minoranza presente) esclude la dichiarazione di "alternatività costitutiva rispetto al PD".

La discussione su un programma di fase, politico-sociale e non elettorale, precede logicamente e temporalmente ogni altra azione esterna, proprio per consentire la consequenzialità tra analisi, elaborazione teorica e prassi politica. Il rischio, altrimenti, è la costruzione di un "soggetto politico nuovo" (che è espressione che significa "tutto e niente") con posizioni politiche di conservazione, quale è, ad esempio, la proposta di difesa statica della Costituzione (alla Zagrebelsky, per intenderci), mentre è patrimonio del costituzionalismo italiano maturo (tra cui buona parte degli stessi costituzionalisti liberali) che il rapporto la difesa della cogenza della Costituzione debba essere fatta su un piano "dinamico". Una provocazione? Porre il tema di una riforma "di sinistra", popolare, consiliare, della Costituzione.

5)Organizzazione.

E' necessario che, una volta sciolto il nodo programmatico, si sciolga il conseguente nodo conseguente dell'organizzazione. Parlare di un "soggetto politico nuovo" è fuorviante (come lo fu con Alba) e determina una fumosità inopportuna in un percorso costitutivo, quando invece tutti dovremmo parlare chiaramente (e, in chiarezza, ritengo che non ci siano, allo stato attuale, i presupposti per fare qualcosa di più di una coalizione sociale sul modello della prima Syriza, per evidenti dati oggettivi).

Tutte le volte che su di un punto non si sviluppa la discussione in quanto si ritenga di essere"tutti d'accordo", quello sarà il punto su cui si determinerà la rottura. E' la storia della sinistra che ce lo insegna, perciò meglio essere franchi fin da subito.

Ultima modifica il Mercoledì, 23 Luglio 2014 10:33

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Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, Presidente Nazionale di Sinistra XXI e componente della Direzione Nazionale di Sinistra Italiana.
Laurea con lode in diritto costituzionale all'Università di Sassari, diploma post-laurea in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze. Ho fondato la Rete degli Studenti Medi (2008) e Sinistra XXI (2012).
Mi occupo di ricerca sui seguenti temi del diritto pubblico: sovranità, globalizzazione, socialismo costituzionale, forme di stato-governo, partiti

Sito web: www.avvocatoalessandrotedde.it

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