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Gli osservatori antifascisti

Martedì, 28 Gennaio 2014 11:12 Scritto da 

Nel 2013, l'Italia ha conosciuto una settimana di pseudorivolte "popolari", a quanto pare lautamente finanziate da settori della destra "ufficiale".

Dinanzi al grave periodo di crisi economica capitalista ed al vuoto  lasciato da una sinistra di classe frammentata e frammentaria, non in grado di fornire un riferimento politico per tanta parte del suo referente sociale, sono scesi in piazza, oltre a ceti piccolo-borghesi che vanno verso la proletarizzazione, piccoli artigiani, imprenditori, autotrasportatori, piccoli commercianti e molte componenti del mondo del lavoro subordinato, nel senso ampio che questo termine assume in questa fase di crisi e di finanziarizzazione del capitalismo.

Non è la prima volta che i fascisti travestiti da generici movimenti antipolitici, rifugiati dietro il tricolore italiano, facendo leva sul sentimento di nazione, scendono in piazza: nazione, popolo, ma anche rivoluzione e attacco al sistema, parole d'ordine che sono in grado di veicolare consenso e che ancora fanno breccia nel proletariato italiano. Parole che inducono a pensare addirittura che questi movimenti abbiano un che di anticapitalista o di tendente al socialismo.

L'impegno delle realtà antifasciste (partiti, associazioni, centri sociali: anche qui la frammentarietà non aiuta) deve crescere e avere strumenti: in primo luogo per riconoscere le infiltrazioni fasciste e l'eventuale direzione fascista di un movimento; in secondo luogo per comunicare alla popolazione tale pericolo, nel modo giusto e  rifuggendo tentazioni snobistiche.

Oltre a quanto sopra,  si aggiunga la fallacia della retorica sulla crisi della borghesia che, invece, si avvale della destra eversiva per indirizzare come meglio crede il disagio e l'eventuale conflitto sociale contro l'antifascismo, inteso come valore divisivo proprio di chi avrebbe solo dei no da proporre. Bisogna ritrovare la capacità di dire cosa significa davvero essere antifascisti, quanti e quanti per sono dietro il prefisso anti che si afferma allontani il cittadino medio: antifascismo è difesa della libertà e lotta per l'attuazione della Costituzione e del socialismo Costituzionale di cui Togliatti parlava come sviluppo della democrazia progressiva.

Anche qui servirebbe l'unità delle forze antifasciste: i compagni della sinistra di classe dovrebbero lavorare alla creazione di osservatori antifascisti permanenti, territorio per territorio, perché, in un momento così drammatico, l'opera di vigilanza, sensibilizzazione e difesa democratica è imprescindibile per chi aspiri oggi a costruire il socialismo del XXI secolo.

Ultima modifica il Lunedì, 10 Luglio 2017 21:57

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Antonino Martino

(Reggio Calabria, 1987), studia giurisprudenza a Torino. A 14 anni si impegna nella Sinistra giovanile (allora l'unica organizzazione giovanile al Liceo Classico Newton di Chivasso), ma l'anno seguente aderisce ai Giovani Comunisti da indipendente. Nel 2005 fonda il coordinamento dei collettivi studenteschi Libera Lotta, diffuso in tutta Italia, che si evolve in Sinistra Nostra superando l'ambito studentesco e, nel 2008, pur mantenendo una propria elaborazione culturale, confluisce nel Movimento Radicalsocialista. Nel 2009, pertanto, diventa Responsabile Comunicazione e poi Responsabiile Movimenti della segreteria nazionale.

Convinto della necessità di una forte sinistra unita, prosegue un percorso coerente con la propria impostazione politica di comunista che si batte per l'egemonia.
Appassionato di lettura e musica (rock e metal), fin dalla sua origine ha aderito convintamente al progetto di Sinistra XXI.

Sito web: https://www.facebook.com/profile.php?id=100005179248315&fref=hovercard

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