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Pubblicato in Giustizia per tutti

Tra Stato e cittadino serve rispetto reciproco: no alla politica dei due pesi e due misure.

Martedì, 26 Giugno 2012 13:24 Scritto da 

Tra Stato e cittadino serve rispetto reciproco: no alla politica dei due pesi e due misure

In questi giorni, sulla rete e con la lodevole eccezione del Fatto Quotidiano, si è parlato degli insulti su Facebook rivolti alla madre di Federico Aldovrandi dai poliziotti condannati anche in Cassazione per la sua uccisione.

Militando all'interno di un movimento con una componente di derivazione sindacale, in generale non sono tentato dall'insulto facile alla polizia (tanto di moda negli ambienti di certa presunta sinistra estrema). Non mi associo ai generici cori di insulti al corpo della Polizia in sé, poiché ritengo sbagliato tale atteggiamento e speculare a quanto contesterò in questo scritto.

Verso la polizia e in generale verso tutti i corpi dello Stato serve il medesimo rispetto che si ha nei confronti della Costituzione.

Tuttavia quel rispetto deve essere reciproco.

Ripercorrendo con la memoria quanto successo nei mesi passati, quando tutti i riflettori erano di nuovo puntati sulla lotta ormai ventennale della Val Susa, riemerge un episodio: il lungo monologo in cui un ragazzo insultava uno dei poliziotti apostrofandolo con l'epiteto "Pecorella".

Come Movimento [per il Partito del Lavoro N.d.R] condannammo quel gesto: si trattava di un lavoratore che per poco più di 1000 euro si esponeva al rischio per difendere le scelte che lo Stato (meglio, il governo) aveva preso sulla testa dei cittadini, senza instaurare processi di partecipazione, neanche con gli enti locali democraticamente eletti. Trovarsi nei panni di quel poliziotto non è certo facile ed anche per questo ritengo inopportuna la pratica dell'insulto gratuito verso questi lavoratori. Lo sdegno fu unanime e giunsero forti condanne da ogni parte politica, dentro e fuori dalle istituzioni, dalla stessa Chiesa e dai sindacati: fu un coro di sdegno e di solidarietà, doverosi. Ciò che fa male è che però ora non si proceda allo stesso modo nel dare solidarietà ad una cittadina che ha aspettato per anni la decisione della giustizia per un figlio ammazzato da operatori dello Stato. Per anni lei ha continuato a credere nello Stato, a versare le tasse, a rivolgersi alla giustizia rifuggendo sentimenti di vendetta o di odio verso le istituzioni. Ora che giustizia è stata fatta, non una parola di condanna, ora che si continua ad oltraggiare la memoria di suo figlio e la sua persona, non una parola di sdegno da nessuno.

Questo è inaccettabile.

Proprio lo Stato deve essere il primo a condannare i suoi operatori quando sbagliano: chi ha la responsabilità istituzionale di rappresentarne i massimi organi in questi casi non può tacere perché rappresenta dei valori costituzionali. Non può tacere oggi, come non poteva tacere sui fatti di Genova. Addirittura in quel contesto maturarono le promozioni sul campo dei dirigenti protagonisti di una gestione oggettivamente ademocratica dell'ordine pubblico, al di là di quello che le sentenze hanno già sancito e sanciranno. Non si può tacere ora: questo silenzio è gravissimo. E' addirittura suicida per lo Stato, perché è strumentale per chi vuole una disaffezione ed un allontanamento dei cittadini. Perciò esprimo la mia solidarietà alla madre di Federico Aldovrandi, sperando che d'ora in poi lo Stato prenda davvero una posizione.

Noi continueremo a difendere la Costituzione che difende il lavoro, anche degli operatori dello Stato, ma che vuole e reclama il fondamentale rispetto dell'uguaglianza formale e sostanziale tra tutti i cittadini di fronte alla Legge.

Ultima modifica il Sabato, 20 Maggio 2017 21:54

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Antonino Martino

(Reggio Calabria, 1987), studia giurisprudenza a Torino. A 14 anni si impegna nella Sinistra giovanile (allora l'unica organizzazione giovanile al Liceo Classico Newton di Chivasso), ma l'anno seguente aderisce ai Giovani Comunisti da indipendente. Nel 2005 fonda il coordinamento dei collettivi studenteschi Libera Lotta, diffuso in tutta Italia, che si evolve in Sinistra Nostra superando l'ambito studentesco e, nel 2008, pur mantenendo una propria elaborazione culturale, confluisce nel Movimento Radicalsocialista. Nel 2009, pertanto, diventa Responsabile Comunicazione e poi Responsabiile Movimenti della segreteria nazionale.

Convinto della necessità di una forte sinistra unita, prosegue un percorso coerente con la propria impostazione politica di comunista che si batte per l'egemonia.
Appassionato di lettura e musica (rock e metal), fin dalla sua origine ha aderito convintamente al progetto di Sinistra XXI.

Sito web: https://www.facebook.com/profile.php?id=100005179248315&fref=hovercard

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