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*la Sinistra del XXI secolo*

Sfatiamo l'idea che le forze della sinistra radicale debbano essere votate alla minoritarietà e alla testimonianza e non possano ambire alla battaglia per essere partiti maggioritari (anche se in termini relativi) nei rispettivi contesti nazionali. Il tema del governo è posto come tema dell'alternativa e non dell'alternanza di governo. Questo vuol dire la presenza al governo si determina sulla base dell'affinità programmatica tra le forze e della possibilità di realizzazione di quel programma.

Ciò può avvenire, ad esempio, con una coalizione di partiti e movimenti, piuttosto che con un unico partito pigliatutto, ipotesi impossibile a sinistra, se non si tiene conto della profonda eterogeneità della proposta delle forze politiche e sociali riconducibili all'area della sinistra.

E' importante mantenere aperta e viva la dialettica interna anche alle stesse forze tra riformismo di sinistra antiliberista e forze anticapitaliste e comuniste e garantire uno spazio di azione autonoma per indipendenti di sinistra e forze civiche di sinistra.

La dialettica non è soffocata dalla presenza del partito unico, né dalla presenza nella coalizione di un partito con ruolo egemonico che rispetti i diversi partiti aderenti. L'unità possibile tra le forze è quella sul terreno dell'antiliberismo: questo presupposto consente di arrivare ad una mediazione tra forze a spinta rivoluzionaria e forze a spinta riformista: terreno su cui si può cimentare la sinistra italiana per definire un piano di unità.

L'adesione ai partiti europei è patrimonio delle forze della coalizione e non della coalizione tout court. Per una forza di classe che organizzi la classe, servono vari livelli d'azione che portino a 4 diverse unità:

  • una  unità confederativa anticapitalista, dove ricostruire una teoria generale di transizione al socialismo, che faccia del marxismo il proprio strumento di analisi, valorizzando il pensiero di Antonio Gramsci e comprendendo la centralità del sindacato di classe;

  • una unità federativa antiliberista connessa alla Sinistra Europea, per una visione maggioritaria della nostra iniziativa politica e del nostro radicamento sociale e per la costruzione né settaria né minoritaria di un modello alternativo di società;

  • unità programmatica di una coalizione del Lavoro che riaffermi la centralità del lavoro, sostituita in Parlamento dall'idea dell’equidistanza tra capitale e lavoro, per invertire la tendenza alla divisione che ha distrutto la classe operaia;

  • una unità elettorale costituzionale e democratica da attivare in caso di ascesa delle destre eversive.

La riorganizzazione del partito politico del capitale, ci pone la necessità di costruire un Partito del Lavoro (le cui forme verranno in futuro) che abbia la massa critica per opporsi nello scontro che ci attende. Serve operare in tutti settori delle alleanze indicate per impedire alcune tendenze opposte di futuribili processi aggregativi a sinistra. Per mantenere viva la cultura politica critica di sinistra alternativa anticapitalista, dobbiamo lavorare affinché tali processi unitari non finiscano per definire una tra queste alternative opposte, ma negative:

  1. la nascita e l'egemonia sulla sinistra di un partito neosocialdemocratico, agganciato al socialismo europeo come ipotesi di governance democratica della globalizzazione capitalistica e refrattario al socialismo come alternativa di società (sul modello del Labour Party);

  2. il cartello di partiti o il partitone della sinistra “a sinistra del PD” senza scioglimento delle attuali forze esistenti (sul modello della Sinistra Arcobaleno).

  3. la chiusura in una prospettiva neocomunista di sola matrice marxista-leninista o togliattiana, refrattaria ad alleanze antisistemiche (sul modello del KKE);

  4. la costruzione di un soggetto politico alternativo (apparentemente molto aperto) in rappresentanza della radicalità dei movimenti sociali, votato all'opposizione minoritaria e all'autoreferenzialità (sul modello del NPA).

Venerdì, 11 Novembre 2016 10:09

Debiti sovrani europei

Uno studio internazionale dimostra la possibilità della semplificazione dei debiti sovrani europei detenuti dalle banche a causa della loro interconnettività, secondo il modello "Se A deve a B che deve a C che deve ad A": è una buona traccia per lo studio di un'alternativa alla gestione schizofrenica del problema dei debiti sovrani, senza dover cedere ad ipotesi inutilmente radicali che non tengono conto delle ripercussioni sull'economia reale (siano esse liberiste o no).

Venerdì, 11 Novembre 2016 10:05

Giovani e formazione

A sinistra è presente un notevole deficit di formazione politica e culturare dei quadri, in particolare giovani, dovuta all'abbandono della pratica delle scuole di formazione. Siamo tendenzialmente contrari alla costruzione di classiche organizzazioni giovanili di partito, proprio per la ridotta integrazione dei giovani negli organismi dirigenti di partito. Ciò consente la riproduzione coatta di quelle dirigenze e burocrazie interne che basano le scelte strategiche sull'assenza di condivisione con la base militante. E' opinione da noi condivisa l'esistenza di un vero e proprio tappo generazionale che spesso si cela sotto una fumosa retorica tutta "giovani e precarietà" e su di un'analisi superficiale della condizione giovanile.

Da Washington giungono ogni settimana echi di guerra, spero diretti verso la polveriera mediorientale.

Ribadita con forza la contrarietà ad ogni guerra, nonché ad ogni azione di governi stranieri che minacci l’autodeterminazione di un popolo, rimane però la confusione della sinistra su come comportarsi in politica estera, dove è necessario conoscere la composizione delle sinistre dei vari Paesi e le proprie  posizioni, cercando di affiancare quelle che in politica interna esprimano una vicinanza ad un progetto generale da noi condiviso.

In generale, è necessario diffidare da quei regimi che bandiscono le organizzazioni del movimento operaio.

Non è possibile costruire un soggetto politico senza individuare il proprio nemico e, su questo piano, la sinistra è deficitaria.

Chi è il nostro nemico e, di conseguenza, chi siamo noi? Meglio ancora: chi è il nemico del nostro gruppo sociale? E chi compone quest'ultimo? Sono interrogativi mai sciolti dai gruppi dirigenti che, dopo il '91, hanno rinunciato all'analisi del nemico o all'idea stessa che un chiaro nemico esista: negli anni, così, i nemici sono stati i padroni, lo Stato, i mafiosi, i corrotti, i banchieri, gli speculatori finanziari, i conservatori, i poteri forti, i reazionari, i populisti...

Nessuno di questi, però, è mai stata associato realmente al vero nemico della fase storica: il sistema neoliberale capitalista nella sua forma imperialista postomoderna e postdemocratica, strumento di oppressione dei subalterni e di repressione dei dissidenti.

  1. La costruzione del “per”
    	consegue dalla definizione dell'”anti”.
Carl
Schmitt1
direbbe che non c'è futuro per la costruzione di un soggetto
politico2
che non abbia individuato il proprio nemico.
Su
questo piano, la proposta della sinistra è estremamente deficitaria:
chi è il nostro nemico e, di conseguenza, chi siamo noi? Meglio
ancora: chi è il nemico del nostro gruppo sociale? E chi compone
quest'ultimo?
Sono
interrogativi mai sciolti da quei gruppi dirigenti che, dopo il '91,
hanno rinunciato all'analisi del nemico, se non hanno abdicato
all'idea che esista un nemico che non sia il destino cinico e baro.
Negli
 anni, i nostri nemici sono stati i proprietari dell'apparato
industriale (i padroni), gli apparati coercitivi dello Stato
(compresa la magistratura), i mafiosi, i  corrotti, i banchieri e gli
speculatori finanziari, le istanze conservatrici (tra cui gli stessi
altri dirigenti della sinistra), i poteri forti (ma esclusa la
magistratura), i reazionari-populisti (Berlusconi, Grillo, Renzi3).

Questi
nemici, però, non hanno rappresentato che l'elemento più evidente,
in ciascuna fase, del sistema economico che usa lo stato come
strumento di imposizione del proprio dominio, di oppressione dei
subalterni e di repressione dei dissidenti. Questo sistema si chiama
sistema liberale capitalista, nella forma imperialista assunta oggi
nella società postomoderna e postdemocratica prodotta dal suo
sviluppo neoliberale.

1C. Schmitt, XXXXXXXX

2Per noi, nel senso gramsciano di soggetto storico (classe in sé), di cui il partito è conseguenza (classe per sé).

3Cioè l'espressione politica del neoliberalismo populista in Italia.

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