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*la Sinistra del XXI secolo*

Le odierne società complesse, in piena crisi di governo e di rappresentanza, criminalizzano il conflitto, il quale invece è centrale nelle costituzioni-programma democratico-sociali, che vivono di dinamicità e che solo dinamicamente possono essere difese, cioè tendendo al loro potenziamento nel senso del raggiungimento di un nuovo stadio sociale (e costituzionale), motivo per cui sono state poste.

Il fine attuativo della nostra Carta è una particolare forma di socialismo costituzionale definito intorno al progetto di democrazia economica consegnatoci dal combinato disposto degli artt. 1, 3, 41 e 46. Solo l’accettazione della indissolubilità originaria tra costituzione e socialismo potrà consentire di lottare per una costituzione materiale che non contraddica in toto quella formale

Per non presentarsi come il fronte della conservazione e della difesa dello status quo, la sinistra deve promuovere un’idea ricca e articolata di democrazia, opponendo una progettualità riformatrice alternativa, riconnessa alle radici del costituzionalismo democratico-sociale, che approfondisca le direttrici socialiste della Costituzione, promuovendo processi decisionali ed istituti di autogoverno popolare e dei soggetti del lavoro.

Una simile prospettiva non può ignorare gli ostacoli posti dai Trattati europei, ma proprio prendendo atto dell'inconciliabilità fra il modello sociale costituzionale e quello imposto a partire da Maastricht, è possibile chiarire la portata dello scontro rispetto alla “Europa reale” e non rifuggire da una critica da sinistra all'Unione secondo un percorso strategico che sia o di “rottura dell'Unione” o di riforma radicale dei suoi Trattati.

Non ho partecipato (sia per ragioni economiche, sia per provare, nel mio piccolo, a fare da ponte tra le due iniziative) all'assemblea di Roma, né a quella di Bologna, promosse in questi giorni da parti diverse di Sinistra Italiana. Ciò che scriverò è quello che avrei detto a Roma e mi riprometto di scrivere anche quello che avrei detto a Bologna.

Stiamo vivendo la campagna elettorale per il no al referendum Costituzionale: una consultazione importante perchè se passasse la controriforma renziana ci  sarebbero gravi danni per la nostra democrazia. Ma importante anche per le prospettive politiche a cui può portare.

Attorno al no si sta riaggregando un campo progressista e democratico fatto dai sindacati (Cgil in primis), partiti della sinistra, associazioni (come l'Anpi e l'Arci): un fronte progressista e costituzionale che può e deve restare in campo anche dopo il quattro dicembre.

Questa è la battaglia che, al di là dei risultati del referendum, una sinistra modernamente socialista dovrebbe porsi: non possiamo limitarci alla difesa della Costituzione formale, dobbiamo lottare per l'attuazione della Costituzione, a cominciare dai suoi principi ispiratori, scritti da una maggioranza di forze popolari (poiché elette sulla base di un coinvolgimento delle masse, vuoi nelle sezioni, vuoi nelle parrocchie), metà delle quali di cultura marxista (a partire da Pci e Psi).

Non ci sarebbero oggi i rapporti di forza per una nuova costituzione "più socialista" dell'attuale, né forse le risorse politiche ed intellettuali per proporla. Vi è invece la possibilità di ricostruire un fronte costituzionale per l'attuazione diffusa della costituzione. "Attuare la costituzione": non è un puro enunciato intelletualistico, né un proclama, ma un programma politico per una sinistra popolare e socialista, capace di proporre una seria e credibile alternativa di governo.

Una alternativa che può partire anche da un lavoro all'interno delle autonomie locali, attraverso una rete di amministratori per la Costituzione che mettano in comune buone pratiche di attuazione della Carta nata dalla Resistenza.

Adoperarsi per costituire questa rete contribuire alla ricoostruzione di un programma concreto di una credibile sinistra, entrambi assenti da troppo tempo.

La riforma Renzi - Boschi danneggia la Costituzione quanto definirla la più bella del mondo!

Ma se è chiaro che bisogna votare NO al referendum del 4 dicembre, le ragioni per farlo non risiedono nel pregiudizio nazionalista di possedere la carta più bella del mondo. Un'affermazione che non ha senso per un giurista e ormai neppure per chi la coniò: Benigni, infatti, votando Si dimostra di non crederci.

La legge fondamentale dello Stato non è un'opera d'arte e, pertanto, la sua qualità non è la bellezza, bensì l'efficacia normativa.

Risultati dell'Assemblea Costituente del 1946

La più inattuata del mondo.

Una legge, infatti, si valuta in base agli effetti che produce nella società e, in questo senso, potrebbero avere ragione i sostenitori del Si, che ritengono la Carta del '48 inadeguata all'Italia attuale, nella quale nessuna forza dell'arco costituzionale è presente e, anche tra i sostenitori del NO, sono presenti forze palesemente anticostituzionali.

In realtà, è l'Italia attuale ad essere inadeguata rispetto alla sua costituzione, che, proprio perché nessuno in essa si riconosce, rimarrà comunque la più inattuata del mondo: non solo i 139 articoli della Carta, ma anche le poche leggi ordinarie approvate per darle attuazione sono costantemente sfregiate. Basti pensare alla modifica peggiorativa dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300 del 1970), che rappresenta anche una modifica della costituzione, pur se avvenuta su di una legge ordinaria, perché ha minato l'intangibile principio costituzionale della preminenza politica dell'interesse dei lavoratori sugli interessi confliggenti.

Difendere la costituzione significa lottare per il socialismo

La nostra carta è un unicum perché pone le basi per costruire il socialismo costituzionale, l'"ideologia comune" di un'assemblea costituente composta per l'80% da forze popolari e per quasi la metà da forze marxiste.

Quella costituzione non è attuata dai primi anni della Repubblica: sono più di sessant'anni che le forze conservatrici e reazionarie combattono una vera e propria lotta contro l'attuazione della costituzione.

Quelle forze conservatrici e reazionarie sono oggi ampiamente rappresentate nel fronte del si e in quello del no: non solo nessuna forza politica, neanche quelle più a sinistra, oggi rivendica il socialismo costituzionale della Carta, ma i sostenitori del SI hanno gioco facile a dire che bisogna cambiare se personaggi come Massimo D'alema hanno il coraggio di fare campagna per il No, dopo aver contribuito in passato a smantellare la Costituzione.

Votare NO con le ragioni di cambiamento di chi si affida al SI

Se è consentita una provocazione, il 4 dicembre bisognerebbe votare NO a partire dalle speranze di cambiamento di chi sostiene il SI: non solo non possiamo permettere che Renzi e Boschi peggiorino la Carta, ma non possiamo permettere che rimanga inattuata, così che le si possano imputare le disfunzioni dell'attuale sistema politico, che invece sono il prodotto di una inattuazione intenzionale del programma di trasformazione sociale previsto dai costituenti.

Votare NO come primo passo per costruire il socialismo costituzionale!

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