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*la Sinistra del XXI secolo*

E' stata una bella ed importante vittoria, quella del referendum di ieri. Innanzitutto nei numeri.

Il 60% dei cittadini che dice no significa che nessun partito può intestarsi la vittoria, che è da addebitarsi ad un Paese che, nonostante tutto, tiene alla Costituzione Italiana nata dalla Resistenza a livello di riconoscimento unitario.

La percentuale dei votanti è stata altissima rispetto alle ultime magre prestazioni. Il no ha poi prevalso nelle periferie, tra i giovani (il 68% degli under 34 ha votato no), nei comuni con il più alto tasso di disoccupazione (nei primi 134 comuni per disoccupati il no ha una media del 75%). Ciò significa che il nostro referente sociale vede nella Costituzione una salda certezza di tutela e di avanzamento della propria condizione.

Ora tocca a noi: una sinistra seria deve fare una proposta all'insegna del socialismo Costituzionale, per attuare la Carta, estendere la democrazia partecipativa, nelle istituzioni e nel nostro partito. Sì perchè serve costruire, qui ed ora, un partito unito lavorista, dove la partecipazione dei militanti sia al primo posto. Occorre poi costruire un fronte progressista del cambiamento in discontinuità non solo con il Renzismo, non solo con l'austerità dei governi Monti-Letta, ma anche con gli errori del centro-sinistra degli ultimi venti anni.

Serve rifuggire dalle tentazioni di ribellismi che ci vedano chiusi in un fortino, come pure dalle opposte sirene governiste che ci vorrebbero impegnati in governi di larghe intese con chicchessia. Occorre lavorare in Parlamento per migliorare la legge di stabilità e scrivere una legge elettorale proporzionale, dopo di che serve andare a votare.

Nel frattempo, pena l'irrilevanza, il congresso di Sinistra Italiana dovrà vedere una proposta centrale rispetto ai nostalgici della vecchia Sel e al documento "Politica in Comune" (tra i primi animatori: Fratoianni): un documento che abbia le sue basi fondative nell'attuazione della Costituzione e nel porsi come forza principale di un campo progressista del cambiamento, scritto in maniera partecipata e con pari rappresentanza anche negli organismi dirigenti per chi lo ha contribuito a scrivere e diffondere, non calato dall'alto, da qualche parlamentare o da manovre "di palazzo".

Insomma, sfide importanti ed inedite ci attendono: la certezza di farle a Costituzione vigente e la possibilità di attuarla, finalmente, ci fanno credere che sarà possibile fare alcuni passi avanti.

In questi mesi ho svolto un lavoro certosino di comprensione e commento sulla riforma costituzionale che si andrà a ratificare o bocciare il 4 dicembre prossimo.

Non posso inviare tutto il lavoro che ne è scaturito, essendo piuttosto dettagliato, ma le cose più importanti si possono riassumere in 4 punti.

1. IL SENATO

Le cose che cambiano con la riforma renziana sono soprattutto politiche, nel senso che vanno a intaccare l’impianto della nostra Repubblica.

Non è stata modificata la prima parte della Costituzione, quella parte che ci definisce come popolo e nazione, ma praticamente hanno cambiato lo stesso l’articolo 1 laddove esautorano il popolo dalla sua sovranità.

Con la riforma hanno costruito un Senato che non viene mai sciolto, non viene eletto dal popolo, è formato da consiglieri regionali e sindaci, nominati dai consigli regionali, quindi in seconda istanza, ma mai viene passato al vaglio degli elettori.

Hanno anche tolto l’elettorato passivo ai cittadini: finora ogni cittadino che avesse compiuto 40 anni poteva essere eletto senatore, da ora in avanti non succederà più, i senatori sono già consiglieri o sindaci e fanno i senatori part-time.

Inoltre ai consiglieri che diventeranno anche senatori, viene concessa l’immunità parlamentare. Avete idea di quanti consiglieri e sindaci sono indagati al momento?

Occorre anche aggiungere che gli italiani all’estero non saranno rappresentati in questo Senato.

Mi dilungo un po’ sulla questione Senato, perché aver costruito un luogo, in cui gli elettori non hanno voce in capitolo, che rappresenta in seconda istanza i territori, con persone già incaricate di altri compiti (infatti fino ad ora, le cariche di consigliere, sindaco e senatore erano incompatibili!), senza obbligo di mandato (anche in Germania il Bundesrat è eletto in seconda istanza, ma ha vincolo di mandato!), che non ha più la funzione legislativa su parecchie materie pregnanti (ad esempio il bilancio, la finanziaria, per intenderci), che non ha più il controllo sul governo, che risponderà solo alla Camera dei Deputati, mi spaventa; ci hanno trasformato in una repubblica dei cachi, perché non è più parlamentare bicamerale, non è semipresidenziale, è un ibrido, che assomma i difetti dell’uno e dell’altro sistema.

Un’altra cosa che mi preoccupa molto, è che la Camera dei Deputati avrà DA SOLA il potere di dichiarare lo stato di guerra.

2. LA RIDUZIONE DELLA SPESA

Ci dicono che con questa riforma ci sarà una riduzione della spesa della politica, visto che riducono il numero di senatori da 315 a 100 e che non avranno più l’indennità parlamentare.
E’ un piccolo raggiro: prima di tutto la spesa per il Senato è data soprattutto dall’apparato, che non viene smantellato, rimangono uscieri, segretari, portaborse, consulenti (anzi, questi aumenteranno, considerato che i senatori lavoreranno part-time, avranno necessità di una maggior consulenza per svolgere il proprio mandato) e tutti i dipendenti di Palazzo Madama, i nuovi senatori riceveranno, oltre alle indennità da consiglieri e sindaci (molto diversi da regione a regione), dei rimborsi spesa, per il fatto che dovranno muoversi spesso su e giù per la penisola e dovranno alloggiare momentaneamente a Roma (sicuramente non in un monolocale affittato per l’occasione o in un ostello) e sappiamo bene come funziona in Italia la questione rimborsi spesa!

Non ho i numeri esatti, ma la stessa Ragioneria di Stato ha stimato questo risparmio in poche centinaia di migliaia di Euro, che su un bilancio statale, sono briciole. In soldoni per risparmiare pochissimo, ci tolgono rappresentatività.

3. LA SOPPRESSIONE DEL CNEL

Il CNEL (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro) è un organismo di rilievo costituzionale, che era stato introdotto per coordinare la politica nazionale economica e sul lavoro, composto da 65 membri, tra cui 10 esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, 48 rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi nei settori pubblico e privato, di cui: 22 rappresentanti dei lavoratori dipendenti, tra i quali 3 rappresentano i dirigenti e i quadri pubblici e privati; 9 rappresentanti dei lavoratori autonomi e delle professioni; 17 rappresentanti delle imprese; più 6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato.

In questi decenni ha lavorato pochissimo, risulta quindi essere un “ente inutile”, ma se andiamo a capire la ratio per cui è stato istituito e guardiamo la composizione del consiglio, forse sarebbe stato meglio farlo lavorare, invece di eliminarlo, praticamente tolgono ulteriormente rappresentanza alle parti sociali.

4. REVISIONE DEL TITOLO V DELLA COSTITUZIONE

Il titolo V è stato già modificato nel 2001, quando si trattò di decentrare la legislazione di diverse materie, ne risultò un piccolo pasticcio, perché nessuna o ben poche materie sono legate solo ed esclusivamente a un territorio, per cui i conflitti di competenza tra governo centrale e regioni diedero il via a molte controversie. Con la nuova modifica si riporta al governo la competenza per molte di queste materie, praticamente si riduce l’autonomia regionale e viene data maggior importanza alla “ragione di stato” (chiamiamola così), che consentirà al governo, ad esempio, di deturpare il Salento per farci passare il TAP, di continuare a bucare il Moncenisio, fregandosene dei rischi per la salute della popolazione, anche se ormai il TAV non lo considera più nessuno e via dicendo.

Le mie considerazioni sono frutto di riflessioni fatte da una persona che non ha una formazione specifica, per cui è probabile che alcune cose non le abbia capite o interpretate bene, rimango dell’idea che la Costituzione di un paese, poiché è la fonte primaria del diritto di quel paese, debba essere comprensibile a tutti e non solo agli addetti ai lavori, pertanto non posso avere fiducia in questa riforma che ha complicato moltissimo la comprensione della nostra Legge Fondamentale.

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