Accedi ai servizi con il tuo nome utente e password

Accedi - Registrati

*la Sinistra del XXI secolo*

Lunedì, 05 Dicembre 2016 06:00

Lavoro contro Capitale

La frammentazione sociale del Paese non è inquadrabile in rigide alleanze elettorali di centrosinistra o di centrodestra: una semplificazione determinata da meccanismi antidemocratici, che producono poli politici non socialmente omogenei, mentre l'unico bipolarismo vero - Lavoro contro Capiale - necessita di una strutturazione politica tra un partito lavorista della Costituzione e degli oppressi soggetti al lavoro opposto al partito capitalista delle élites.

E' uscito un articolo di Giuliano Pisapia su Repubblica, nel quale chiede a Renzi di lasciare Alfano e Verdini ed allearsi con il suo campo progressista, per il quale, in sostanza, propone la prosecuzione dell'alleanza tra sinistra e Renzismo.

Con tutto il rispetto, io credo che il compagno Pisapia abbia innanzitutto sbagliato indirizzo.

Non ci si può rivolgere a Renzi come interlocutore: non dopo il Jobs Act, la Buona scuola, lo Sblocca Italia, ma soprattutto dopo la riforma Costituzionale respinta dal popolo, sulla quale ha spaccato il Paese e la sinistra.

La stessa minoranza Pd chiede discontinuità rispetto all'esperienza di Renzi. Pisapia dunque sbaglia in primis interlocutore; sbaglia, poi e soprattutto, nel ribadire una divisione dannosa tra la sinistra che alle amministrative ha appoggiato il Pd e quella che è rimasta autonoma e purtroppo sconfitta, incapace di uscire dalla sua residualità. Questa divisione va superata: occorre dare un forte disegno politico a cui partecipino i tanti partiti, associazioni, sindacati, singoli cittadini che da sinistra hanno detto no alla riforma di Renzi, assieme ai tanti che pur avendo detto sì vogliono una sinistra forte, una Costituzione attuata, una discontinuità rispetto anche agli errori di subalternità al neoliberismo fatti dal centro-sinistra negli ultimi venti anni.

Serve lanciare un'iniziativa programmatica per il governo della sinistra, la casa comune a cui aderire. Una casa che deve poggiare sull'attuazione della Costituzione e su un modello di società alternativa al neoliberismo: il Socialismo Costituzionale. Tutte le espressioni della sinistra politica e sociale devono poter partecipare con pari dignità di agibilità e rappresentanza politica a questo processo. Nessuno deve sentirsi spettatore, servono protagonisti tutti e tutte dobbiamo avere questo ruolo.

Lunedì, 05 Dicembre 2016 16:38

Abbiamo vinto, abbiamo perso

Ha vinto il NO.

Non solo perché la Costituzione ci piace così com’è, anche se alcune cose sono da modificare, ma perché non è piaciuta la riforma…

Al netto di quanti hanno votato solo per cacciare Renzi, e sono meno di quanti si creda, anche se fanno più rumore, tanti hanno votato contro il merito della riforma, anche se magari non sapevano spiegarlo, anche se non riuscivano a controbattere al “politichese” che abbondava negli articoli riformati.

Non è piaciuto essere presi in giro da un fantomatico risparmio di 500.000.000 di Euro, quando in realtà si trattava di poche decine di milioni, non è piaciuta l’elezione in seconda istanza dei futuri senatori e, probabilmente, non è piaciuto per nulla il metodo… un metodo così distante da quello della prima Costituente, così divisivo, così “inciucista” (sostituzione dei componenti della commissione, canguri, ghigliottine), non è piaciuta la propaganda ad alzo zero, messa in campo in questi mesi, l’uso di immagini che definire demagogiche è un gentile complimento e non è piaciuto, agli italiani il blocco della nazione per almeno tre mesi… Sono tre mesi che Renzi e il governo si sono occupati quasi solo della riforma.

E il resto?

Ecco, gli italiani hanno detto NO, non ci sta bene.

Oggi, nel variegato mondo del NO, stanno cercando tutti di metterci il cappello su questa vittoria, però mi dispiace, la vittoria non è vostra, esattamente come la Costituzione, la vittoria deve essere di tutti, compresi i sostenitori del SI’, gli unici che devono sentirsi sconfitti sono i promotori di questa riforma: Napolitano, Renzi, Verdini, Boschi e aggiungerei JP Morgan e l’UE.

Domenica sera Renzi, nel suo discorso post-sconfitta, ha più o meno detto anche queste cose, per una volta sono quasi d’accordo con lui, però si è dimenticato di nominare i mandanti e si è accollato solo lui, la responsabilità della mancata approvazione della riforma, da parte del popolo italiano.

Lo ha fatto a denti stretti, la giornalista che commentava diceva che aveva avuto momenti di commozione. Io non li ho visti, ho letto ancora arroganza nel suo discorso: vi passo la patata bollente, salgo al Colle e rimetto il mandato e mo’ son cavoli vostri…

Ed è vero!

Anche se, a ragion di logica, lui ha fatto il casino e sarebbe bello che lui lo aggiustasse, questo non è possibile, se non rimettesse il mandato, il rischio di manifestazioni anche violente è tutt’altro che remoto, per cui il successore a Palazzo Chigi, si troverà una bella grana da risolvere.

E’ per questo che dico anche: Abbiamo perso.

Abbiamo perso, perché siamo divisi, troppo divisi in questo momento, forse JP Morgan un risultato lo ha ottenuto, divide et impera, un motto da non dimenticare MAI.

La nostra mission, adesso, è ricompattare l’unità nazionale, pur nelle differenze, anche abissali, che ci sono tra i sostenitori del NO e coinvolgere anche i sostenitori del SI’, per non ripetere gli errori che hanno permeato questo tentativo di scardinare la nostra Costituzione e con essa la nostra democrazia, guardiamo al futuro tutti insieme, perché la vittoria del NO vuol dire anche questo: non ci sta bene, che la Costituzione venga modificata da UNA PARTE, deve essere un lavoro d’insieme.

Il M5S e la Lega chiedono elezioni immediate (il M5S ha buon gioco ad andare a elezioni con l’Italicum!), ma credo che non sia auspicabile, prima ci vuole una legge elettorale CONSONA al dettato costituzionale, che normi anche l’elezione del Senato, dopo e solo dopo, bisognerebbe tornare alle urne ed eleggere un Parlamento che proponga le sue modifiche alla Costituzione, ma deve essere un Parlamento con un mandato chiaro del popolo italiano, in questa tornata, nessun partito aveva la riforma della Costituzione nel suo programma e deve essere il Parlamento, non il governo, a modificare la Costituzione, devono essere modifiche e non riforme, per quelle ci vuole una costituente eletta con sistema proporzionale puro, visto che deve rappresentare tutti i cittadini.

Ecco in questa parte abbiamo perso, non ho ascoltato né letto tutti i commenti a questo referendum, ma sui commenti a caldo, nessuno, proprio nessuno, ha detto queste cose.

Eppure la richiesta del popolo italiano è questa: chiarezza, rappresentatività, meno marketing e più vicinanza. Loro sono troppo lontani, ancora persi nei corridoi della politica ad alto livello, peccato che poi ci si debba confrontare con quella a basso livello che facciamo noi, qui dabbasso.

Renzi e il suo governo ci hanno dato una bella facciata, speriamo che anche gli altri capiscano.

E' stata una bella ed importante vittoria, quella del referendum di ieri. Innanzitutto nei numeri.

Il 60% dei cittadini che dice no significa che nessun partito può intestarsi la vittoria, che è da addebitarsi ad un Paese che, nonostante tutto, tiene alla Costituzione Italiana nata dalla Resistenza a livello di riconoscimento unitario.

La percentuale dei votanti è stata altissima rispetto alle ultime magre prestazioni. Il no ha poi prevalso nelle periferie, tra i giovani (il 68% degli under 34 ha votato no), nei comuni con il più alto tasso di disoccupazione (nei primi 134 comuni per disoccupati il no ha una media del 75%). Ciò significa che il nostro referente sociale vede nella Costituzione una salda certezza di tutela e di avanzamento della propria condizione.

Ora tocca a noi: una sinistra seria deve fare una proposta all'insegna del socialismo Costituzionale, per attuare la Carta, estendere la democrazia partecipativa, nelle istituzioni e nel nostro partito. Sì perchè serve costruire, qui ed ora, un partito unito lavorista, dove la partecipazione dei militanti sia al primo posto. Occorre poi costruire un fronte progressista del cambiamento in discontinuità non solo con il Renzismo, non solo con l'austerità dei governi Monti-Letta, ma anche con gli errori del centro-sinistra degli ultimi venti anni.

Serve rifuggire dalle tentazioni di ribellismi che ci vedano chiusi in un fortino, come pure dalle opposte sirene governiste che ci vorrebbero impegnati in governi di larghe intese con chicchessia. Occorre lavorare in Parlamento per migliorare la legge di stabilità e scrivere una legge elettorale proporzionale, dopo di che serve andare a votare.

Nel frattempo, pena l'irrilevanza, il congresso di Sinistra Italiana dovrà vedere una proposta centrale rispetto ai nostalgici della vecchia Sel e al documento "Politica in Comune" (tra i primi animatori: Fratoianni): un documento che abbia le sue basi fondative nell'attuazione della Costituzione e nel porsi come forza principale di un campo progressista del cambiamento, scritto in maniera partecipata e con pari rappresentanza anche negli organismi dirigenti per chi lo ha contribuito a scrivere e diffondere, non calato dall'alto, da qualche parlamentare o da manovre "di palazzo".

Insomma, sfide importanti ed inedite ci attendono: la certezza di farle a Costituzione vigente e la possibilità di attuarla, finalmente, ci fanno credere che sarà possibile fare alcuni passi avanti.

In questi mesi ho svolto un lavoro certosino di comprensione e commento sulla riforma costituzionale che si andrà a ratificare o bocciare il 4 dicembre prossimo.

Non posso inviare tutto il lavoro che ne è scaturito, essendo piuttosto dettagliato, ma le cose più importanti si possono riassumere in 4 punti.

1. IL SENATO

Le cose che cambiano con la riforma renziana sono soprattutto politiche, nel senso che vanno a intaccare l’impianto della nostra Repubblica.

Non è stata modificata la prima parte della Costituzione, quella parte che ci definisce come popolo e nazione, ma praticamente hanno cambiato lo stesso l’articolo 1 laddove esautorano il popolo dalla sua sovranità.

Con la riforma hanno costruito un Senato che non viene mai sciolto, non viene eletto dal popolo, è formato da consiglieri regionali e sindaci, nominati dai consigli regionali, quindi in seconda istanza, ma mai viene passato al vaglio degli elettori.

Hanno anche tolto l’elettorato passivo ai cittadini: finora ogni cittadino che avesse compiuto 40 anni poteva essere eletto senatore, da ora in avanti non succederà più, i senatori sono già consiglieri o sindaci e fanno i senatori part-time.

Inoltre ai consiglieri che diventeranno anche senatori, viene concessa l’immunità parlamentare. Avete idea di quanti consiglieri e sindaci sono indagati al momento?

Occorre anche aggiungere che gli italiani all’estero non saranno rappresentati in questo Senato.

Mi dilungo un po’ sulla questione Senato, perché aver costruito un luogo, in cui gli elettori non hanno voce in capitolo, che rappresenta in seconda istanza i territori, con persone già incaricate di altri compiti (infatti fino ad ora, le cariche di consigliere, sindaco e senatore erano incompatibili!), senza obbligo di mandato (anche in Germania il Bundesrat è eletto in seconda istanza, ma ha vincolo di mandato!), che non ha più la funzione legislativa su parecchie materie pregnanti (ad esempio il bilancio, la finanziaria, per intenderci), che non ha più il controllo sul governo, che risponderà solo alla Camera dei Deputati, mi spaventa; ci hanno trasformato in una repubblica dei cachi, perché non è più parlamentare bicamerale, non è semipresidenziale, è un ibrido, che assomma i difetti dell’uno e dell’altro sistema.

Un’altra cosa che mi preoccupa molto, è che la Camera dei Deputati avrà DA SOLA il potere di dichiarare lo stato di guerra.

2. LA RIDUZIONE DELLA SPESA

Ci dicono che con questa riforma ci sarà una riduzione della spesa della politica, visto che riducono il numero di senatori da 315 a 100 e che non avranno più l’indennità parlamentare.
E’ un piccolo raggiro: prima di tutto la spesa per il Senato è data soprattutto dall’apparato, che non viene smantellato, rimangono uscieri, segretari, portaborse, consulenti (anzi, questi aumenteranno, considerato che i senatori lavoreranno part-time, avranno necessità di una maggior consulenza per svolgere il proprio mandato) e tutti i dipendenti di Palazzo Madama, i nuovi senatori riceveranno, oltre alle indennità da consiglieri e sindaci (molto diversi da regione a regione), dei rimborsi spesa, per il fatto che dovranno muoversi spesso su e giù per la penisola e dovranno alloggiare momentaneamente a Roma (sicuramente non in un monolocale affittato per l’occasione o in un ostello) e sappiamo bene come funziona in Italia la questione rimborsi spesa!

Non ho i numeri esatti, ma la stessa Ragioneria di Stato ha stimato questo risparmio in poche centinaia di migliaia di Euro, che su un bilancio statale, sono briciole. In soldoni per risparmiare pochissimo, ci tolgono rappresentatività.

3. LA SOPPRESSIONE DEL CNEL

Il CNEL (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro) è un organismo di rilievo costituzionale, che era stato introdotto per coordinare la politica nazionale economica e sul lavoro, composto da 65 membri, tra cui 10 esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, 48 rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi nei settori pubblico e privato, di cui: 22 rappresentanti dei lavoratori dipendenti, tra i quali 3 rappresentano i dirigenti e i quadri pubblici e privati; 9 rappresentanti dei lavoratori autonomi e delle professioni; 17 rappresentanti delle imprese; più 6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato.

In questi decenni ha lavorato pochissimo, risulta quindi essere un “ente inutile”, ma se andiamo a capire la ratio per cui è stato istituito e guardiamo la composizione del consiglio, forse sarebbe stato meglio farlo lavorare, invece di eliminarlo, praticamente tolgono ulteriormente rappresentanza alle parti sociali.

4. REVISIONE DEL TITOLO V DELLA COSTITUZIONE

Il titolo V è stato già modificato nel 2001, quando si trattò di decentrare la legislazione di diverse materie, ne risultò un piccolo pasticcio, perché nessuna o ben poche materie sono legate solo ed esclusivamente a un territorio, per cui i conflitti di competenza tra governo centrale e regioni diedero il via a molte controversie. Con la nuova modifica si riporta al governo la competenza per molte di queste materie, praticamente si riduce l’autonomia regionale e viene data maggior importanza alla “ragione di stato” (chiamiamola così), che consentirà al governo, ad esempio, di deturpare il Salento per farci passare il TAP, di continuare a bucare il Moncenisio, fregandosene dei rischi per la salute della popolazione, anche se ormai il TAV non lo considera più nessuno e via dicendo.

Le mie considerazioni sono frutto di riflessioni fatte da una persona che non ha una formazione specifica, per cui è probabile che alcune cose non le abbia capite o interpretate bene, rimango dell’idea che la Costituzione di un paese, poiché è la fonte primaria del diritto di quel paese, debba essere comprensibile a tutti e non solo agli addetti ai lavori, pertanto non posso avere fiducia in questa riforma che ha complicato moltissimo la comprensione della nostra Legge Fondamentale.

Martedì, 29 Novembre 2016 19:06

Caro elettore ti scrivo...

Caro elettore indeciso, ti scrivo.

Il 4 dicembre hai l'occasione di cambiare: per farlo devi votare NO.

Sì lo so, le televisioni e i giornaloni ti hanno spiegato il contrario, ma io voglio spiegarti perché ti stanno ingannando.

La nostra Costituzione è da sempre inattuata!

Tutti hanno parlato (e parlano) di cambiarla, ma mai nessuno ha dato completa attuazione al testo.

L'articolo 1 dice che siamo una Repubblica fondata sul lavoro. Guarda come lavora - quando riesce a farlo - un giovane oggi in Italia: voucher, lavoro a chiamata, precarietà senza diritti. Poi guarda ai contratti nazionali mai rinnovati se non quando si avvicina un elezione.

Poi c'è l'articolo 3, che parla di uguaglianza sostanziale: dice che lo Stato deve rimuovere gli ostacoli che si frappongono a questa uguaglianza. Poi guarda la povertà che aumenta, il tenore di vita di chi lavora, che scende mentre sale quello di chi specula, guarda quei giovani che non possono mettere sù famiglia perché un reddito e un lavoro non ce l'hanno.

Poi si parla di Scuola Pubblica. Però come saprai i fondi alle scuole private aumentano ogni anno e le aule di quelle statali cadono a pezzi, a volte anche uccidendo gli studenti che ci stanno dentro, come successo a Rivoli, in Piemonte.

Poi si parla anche di sanità pubblica. Però come saprai i tagli alla sanità sono sempre più frequenti e i tempi di attesa sempre più lunghi, tutto funzionale ad incentivare la sanità privata.

Si parla di Italia che ripudia la guerra: ma devi sapere che se passasse la riforma, sarebbe molto più facile decretare lo Stato di guerra.

Ecco, se vuoi cambiare, se vuoi che la nostra Costituzione venga attuata davvero, vota no.

Fermiamo insieme chi vorrebbe stravolgerla in senso favorevole ai pochi amici contro il bene comune dell'Italia che lavora.

E' l'ultima volta che voto no senza una prospettiva di alternativa.

Non è una provocazione di comodo,  non una frase buttata lì per caso. E' il convincimento fatto di anni di militanza politica a difendere una Costituzione, senza che poi venga attuata, che portano a questa amara considerazione ed ad una proposta per invertire la rotta.

Non si può continuare a vincere referendum - auguriamoci che vada così anche stavolta - per difendere un testo Costituzionale che poi mai viene attuato.

Non c'è, ad oggi, una forza politica che dica che il suo programma è attuare la Costituzione nei suoi principi più forti ed attuali. Non c'è una forza di sinistra che capisca che un moderno Socialismo Costituzionale può essere il Socialismo del XXI secolo.

Grandi proclami, grandi battaglie, per poi dimenticarsi di cosa quella Costituzione difesa chiede di fare e non fare nulla, anzi disattenderla sistematicamente. E' ora di dire basta.

Per questo penso sia necessaria la creazione di una rete degli amministratori per la Costituzione.

Consigli comunali, provinciali, regionali, fino al Parlamento Italiano ed Europeo devono vedere al loro interno amministratori che facciano proposte di legge comuni per attuare i principi Costituzionali. O si mette in pratica questa proposta o avranno ragione quelli che oggi si schierano per il sì: perché, infatti, dovremmo difendere una Costituzione che nessuno applica?

La riforma Renzi - Boschi danneggia la Costituzione quanto definirla la più bella del mondo!

Ma se è chiaro che bisogna votare NO al referendum del 4 dicembre, le ragioni per farlo non risiedono nel pregiudizio nazionalista di possedere la carta più bella del mondo. Un'affermazione che non ha senso per un giurista e ormai neppure per chi la coniò: Benigni, infatti, votando Si dimostra di non crederci.

La legge fondamentale dello Stato non è un'opera d'arte e, pertanto, la sua qualità non è la bellezza, bensì l'efficacia normativa.

Risultati dell'Assemblea Costituente del 1946

La più inattuata del mondo.

Una legge, infatti, si valuta in base agli effetti che produce nella società e, in questo senso, potrebbero avere ragione i sostenitori del Si, che ritengono la Carta del '48 inadeguata all'Italia attuale, nella quale nessuna forza dell'arco costituzionale è presente e, anche tra i sostenitori del NO, sono presenti forze palesemente anticostituzionali.

In realtà, è l'Italia attuale ad essere inadeguata rispetto alla sua costituzione, che, proprio perché nessuno in essa si riconosce, rimarrà comunque la più inattuata del mondo: non solo i 139 articoli della Carta, ma anche le poche leggi ordinarie approvate per darle attuazione sono costantemente sfregiate. Basti pensare alla modifica peggiorativa dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300 del 1970), che rappresenta anche una modifica della costituzione, pur se avvenuta su di una legge ordinaria, perché ha minato l'intangibile principio costituzionale della preminenza politica dell'interesse dei lavoratori sugli interessi confliggenti.

Difendere la costituzione significa lottare per il socialismo

La nostra carta è un unicum perché pone le basi per costruire il socialismo costituzionale, l'"ideologia comune" di un'assemblea costituente composta per l'80% da forze popolari e per quasi la metà da forze marxiste.

Quella costituzione non è attuata dai primi anni della Repubblica: sono più di sessant'anni che le forze conservatrici e reazionarie combattono una vera e propria lotta contro l'attuazione della costituzione.

Quelle forze conservatrici e reazionarie sono oggi ampiamente rappresentate nel fronte del si e in quello del no: non solo nessuna forza politica, neanche quelle più a sinistra, oggi rivendica il socialismo costituzionale della Carta, ma i sostenitori del SI hanno gioco facile a dire che bisogna cambiare se personaggi come Massimo D'alema hanno il coraggio di fare campagna per il No, dopo aver contribuito in passato a smantellare la Costituzione.

Votare NO con le ragioni di cambiamento di chi si affida al SI

Se è consentita una provocazione, il 4 dicembre bisognerebbe votare NO a partire dalle speranze di cambiamento di chi sostiene il SI: non solo non possiamo permettere che Renzi e Boschi peggiorino la Carta, ma non possiamo permettere che rimanga inattuata, così che le si possano imputare le disfunzioni dell'attuale sistema politico, che invece sono il prodotto di una inattuazione intenzionale del programma di trasformazione sociale previsto dai costituenti.

Votare NO come primo passo per costruire il socialismo costituzionale!

Autori