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*la Sinistra del XXI secolo*

Giovedì, 15 Dicembre 2016 18:01

Ora è palude

Abbiamo difeso la Costituzione. Abbiamo stoppato un pericoloso progetto che puntava ad esautorare il Parlamento ed evitato una probabilissima deriva oligarchica.

E chi come tanti di noi aderiva ai Comitati del No sanno che è stata una dura, durissima battaglia fatta in mezzo alla gente. Per le strade, nei mercati, nelle scuole, davanti ai centri commerciali e, non ultima come importanza, in rete. Tante iniziative pubbliche, confronti tra politici, lezioni dei costituzionalisti.

Giovedì, 08 Dicembre 2016 17:00

Sanità pubblica o privata?

Un programma politico di sinistra si deve occupare anche di sanità, di salute pubblica e individuale.

Come sappiamo, il “gioco” che stanno portando avanti adesso, sotto la spinta del liberismo, è la tensione a privatizzare anche la sanità, in tutti i suoi risvolti. Cosa prevedere come partito di sinistra? L’assoluto contrario!

Si deve partire dall’articolo 32 della Costituzione Italiana: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Badate che in questo articolo c’è tutto, anche la tutela della dignità del fine vita!

Poiché la stessa Costituzione definisce la salute come bene comune (interesse della collettività), oltre che come diritto individuale fondamentale, nostro compito è fare in modo, semplicemente, che venga messo in atto questo articolo. Il motto deve essere: “Nessun profitto dalla sanità, manteniamo in salute le persone, che poi produrranno profitto”.

E’ chiaro che si devono fare i conti con quello che si ha e con quello che si può ottenere. Abbiamo una buona sanità, in generale, incentiviamola, controllando le corruttele degli appalti di approvvigionamento e costruzione delle strutture, vietando l’appalto dei servizi, anche a società a capitale misto.

Lo Stato si deve occupare della salute pubblica e individuale in prima persona, quindi le convenzioni con le strutture private vanno eliminate, quei soldi si devono usare per rinforzare le strutture pubbliche, si deve investire nei nostri ospedali, nei nostri servizi. 

Promuovere una sinergia tra sanità, politica ambientale e servizi sociali, perché l’ambiente in cui si vive deve essere sano.

Individuare quali siano i problemi più pregnanti per la salute delle persone e tentare di rimuoverli, abbattere la burocrazia (bizantina) che ostacola l’accesso ai servizi sanitari e sociali.

La linea politica che ha portato all’individuazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) ha una sua ratio, ma i LEA devono essere ampliati (anche un’unghia incarnita impedisce il benessere delle persone e deve essere curata dallo Stato): bisogna inserire nei LEA tutte quelle situazioni che ostacolano lo svolgimento delle normali attività lavorative, se vogliamo che il nostro motto sia applicato in tutti i suoi risvolti.

Si dice che questo metodo porta a sprechi… Non è vero, gli sprechi, nella sanità, sono altri: i costi delle attrezzature lievitano per via della corruzione, lo stesso per gli approvvigionamenti di farmaci e presidi.

La corruzione è il grande male della sanità, insieme a una burocrazia farraginosa, che fa usare 4 fogli di carta, laddove ne basterebbe uno. E, guardate che non è una piccolezza, moltiplicate all’ennesima potenza i 4 fogli e sono milioni di Euro.

Le strade tanto complicate per accedere ai servizi sanitari sono un costo immane per le persone e per il servizio: semplifichiamo. Vuol dire anche dare un colpo al clientelismo (nella sanità pubblica esistono un sacco di figure di cui non si capisce il ruolo).

Sull’onda del “risparmio” hanno centralizzato molti servizi, tagliato posti letto e chiuso reparti periferici, accorpato ASL, formando degli elefanti burocratici immensi, ecco… torniamo indietro! Ci sono reparti che sono essenziali e devono essere distribuiti sul territorio, penso ai reparti di base come la chirurgia generale, la medicina interna, l’ostetricia… questi devono essere a “portata di mano” delle persone, non a centinaia di chilometri di distanza.

I reparti ad alta specialità (chirurgia toracica, neurochirurgia, cardiochirurgia e via dicendo) possono essere centralizzate in eccellenze, perché il fabbisogno di questa parte del servizio è meno diffuso e sarebbe uno spreco di risorse e anche deleterio: chi vorrebbe farsi operare al cervello in un posto dove ne fanno tre all’anno?

In ogni caso, il concetto fondamentale è che si deve estromettere il privato dalla gestione della salute delle persone: non si vuol dire che non deve esistere il privato, che ha tutto il diritto di essere presente e le persone hanno il diritto di accedervi, ma deve essere a spese private e lo Stato non ci deve versare neanche un soldo.

Il governo greco di Syriza, solo contro tutti gli altri paesi Ue e con rapporti di forza assolutamente sfavorevoli, ha ottenuto la proroga di quattro mesi per quanto riguarda il suo debito, in cambio di riforme strutturali, che Tsipras ha affermato non abbandoneranno la via tracciata in campagna elettorale, pur essendosi dovuto confrontare duramente con interlocutori per nulla disposti ad abbandonare i dogmi austeritari.

Una certa sinistra, anche in Italia, che non a caso è stata stranamente pompata dai media, ha gridato allo scandalo, affermando che così è troppo poco, che Tsipras è un nuovo Hollande. Pure in Grecia, Manolis Glezos ha attaccato Tsipras per l'alleanza con la destra di Anel e per lo "scarso" risultato ottenuto in Europa.

Davvero queste critiche danno il senso del poco realismo e del settarismo di alcune posizioni: in questo momento storico, attaccare l'unico governo di sinistra alla prova del cambiamento europeo, che deve anche affrontare pericoli eversivi dell'ordine democratico (sia interni che esterni), appare non solo sciocco ma anche speculare agli interessi della borghesia.

Nel frattempo, in Italia, l'assemblea nazionale di Sinistra Dem, area del Pd presieduta da Gianni Cuperlo, ha recepito l'istanza che alcuni militanti di Sinistra21 in quell'area hanno manifestato: un programma da costruire da parte di tutta la sinistra, un programma di governo come piattaforma di un soggetto politico a cui possano aderire forze politiche, associative, singoli spinti dalle loro forze individuali. Una proposta a cui ha aderito E' Possibile di Pippo Civati, altro significativo passo avanti.

Altresì, l'assemblea ha stabilito di:

  1. un'iniziativa a Milano sull'Europa, convocando le sinistre del Pse e la parte migliore del Gue per riflettere su una nuova sinistra fondata sul lavoro;
  2. una due giorni politico-culturale aperta alle sinistre del Pd, per vedere se è possibile trovare una piattaforma unitaria su cosa è sinistra, quali sono i nostri valori, come condurre la battaglia fuori e dentro il Pd (vedi resoconto di Repubblica).

Il tema del programma di governo della sinistra è tema ineludeludibile se si vuole uscire da un minoritarismo che antepone i contenitori ai contenuti, per lo più in momenti elettorali, per poi disgregarsi il giorno dopo, allontanando sempre più quadri e militanti della sinistra politica, ormai disillusi, e non essendo minimamente capace di fare egemonia tra i lavoratori non politicizzati.

Per questo, dalle sue prime mosse, apparrebbe velleitaria l'iniziativa politica intrapresa da Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, il quale, fedele alla politica dell'organizzazione, sembra teorizzare un antipartitismo dantan, basato su una presunta superiorità politica e morale della sinistra sociale su quella politica, individuando come interlocutori per una coalizione sociale solo Libera, alcuni Centri Sociali, Emergency e una non meglio precisata rete degli studenti, a fronte dell'esclusione di Sel, Sinistra PD e delle altre formazioni della sinistra.

Una proposta che non solo appare configurarsi come interclassista e velleitaria, ma anche non scevra da un'ottica populista e non conscia della realtà di associazioni come Libera ed Emergency, la cui composizione ha un orientamento politico complesso e che, almeno apparentemente, non sembrano interessate ad un coinvolgimento in una precisa coalizione sociale che non sia quella dei buoni sentimenti. Figuriamoci in una coalizione con caratteri classisti.

Ancora una volta seambra che sii scelga di costruire un contenitore senza contenuti, a vocazione minoritaria ed extraparlamentare: davvero siamo lontani dalla strada giusta, come testimonia il favore della borghesia mediatica Italiana per l'iniziativa.

Per quanto ci riguada riteniamo che la strada sia proseguire a lavorare su un programma di governo e di alternativa della sinistra per porsi l'obbiettivo dell'egemonia e del governo del paese. Solo così usciremo dalle secche in cui ci troviamo.

In questo articolo, che è la versione estesa dell'articolo pubblicato da La Nuova Sardegna del 9 giugno 2013, si pongono le basi per la costruzione di un luogo di discussione permanente (Forum per l'Alternativa sovranista e di sinistra) e di definizione di un programma comune tra le forze della sinistra italiana in Sardegna e le forze sarde sovraniste di sinistra.

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