Accedi ai servizi con il tuo nome utente e password

Accedi - Registrati

*la Sinistra del XXI secolo*

Venerdì, 09 Gennaio 2015 08:48

La sinistra e i fatti di Parigi.

Non è facile esprimere un pensiero politico, che vada oltre l'umano ed istintuale sgomento dopo i fatti di Parigi. E' tuttavia necessario, io penso, fare una riflessione su come a sinistra ci poniamo di fronte a simili fatti e quali soluzioni siamo in grado di proporre.

Dopo l'iniziale cordoglio, più o meno sentito, è partita una gara all'insegna del politically correct, del buonismo, del "né con gli uni, né con gli altri". Una gara a capire le ragioni degli altri, a farsene interpreti, a dire "condanniamo ma": tutte analisi sociali giustificazioniste sul perché e sul per come, su quanto, come e perché soffrano queste persone e, in conseguenza di ciò, agiscano. Penso che questo sia il modo di porsi più sbagliato, antipopolare ed assurdo.

Venerdì, 09 Gennaio 2015 08:12

Non siamo Charlie.

Diciamo la verità: fino alla tragedia di Parigi, la maggior parte dei commentatori ignorava l'esistenza del settimanale satirico francese "Charlie Hebdo". Sui social network e nelle tv, tutti però rimpiangono gli scomparsi vignettisti, non al grido di "Io sono  Charlie" perché ormai nessuno scende più in piazza a gridare, bensì con l'hashtag #jesuischarlie.

Je suis Charlie. Forse qualcuno che lo ha scritto, effettivamente era un lettore della rivista. I più, io credo, non lo erano (non lo sono e non lo saranno), eppure vivevano bene lo stesso. Dobbiamo diventare ora dei Charlisti? Non credo.

SYRIZA: l'unità d'azione tra rivoluzionari e riformisti contro la Globalizzazione.

Syriza nasce come una sorta di unità d'azione tra rivoluzionari e riformisti contro la globalizzazione, una coalizione elettorale nata attorno al Synaspismos che gli consentisse di scavalcare la soglia elettorale nel 2004, applicando la tattica del fronte unito.

In dieci anni ha attraversato diverse fasi nel corso delle lotte contro la modifica della Costituzione, delle rivolte del 2008 quand'è scoppiata la crisi economica. Più di 30 scioperi generali, negli ultimi quattro-cinque anni, occupazioni di case, movimenti di autoriduzione delle tasse ingiuste e contro la liberalizzazione dei trasporti pubblici.

Ci sono state anche rotture come quando nel 2010 un pezzo del gruppo dirigente ha voluto tentare un'alleanza col Pasok.In Grecia, la sinistra, divisa tra Syriza, Kke e Antarsya ha un cumulo di voti del 33% e i sondaggi delle prossime amministrative danno la ex coalizione divenuta partito della sinistra radicale testa a testa con la destra di Nuova democrazia. Nel paese l'estrema sinistra conta ben 45 organizzazioni.

Le lotte di questi anni sono riuscite a rovesciare due governi senza però riportare nessuna vittoria fondamentale. Tuttavia la classe lavoratrice ha scelto Syriza per la sua visibilità nei movimenti sociali penalizzando il contegno settario del Kke mentre era il tempo dell'unità d'azione. E Syriza ha resistito alle pressioni per entrare in un esecutivo di salvezza nazionale.

All'ultima sua conferenza nazionale Syriza ha potuto contare 35mila aderenti. Tre anni prima erano 12mila.

All'interno di Syriza esiste una tendenza ad abbracciare la socialdemocrazia ma la Piattaforma di sinistra (Sinistra del Synaspismos, Kokkino, Dea ecc...) raccoglie il 30% del corpo militante. La piattaforma di Syriza appare come un programma transitorio che una parte del gruppo dirigente tende a interpretare in modo elastico ma se Syriza non lo rispetterà la sinistra verrà spianata.

Syriza è decisamente contraria a ogni ipotesi di di protezionismo economico e di ritorno alla moneta nazionale, non cerca di fornire al capitale greco una via per uscire dalla crisi anzi il suo dominio non deve più essere assunto come inevitabile. Il governo di sinistra dovrà servire all'emancipazione dei lavoratori e puntare all'effetto domino in Europa.

La Francia dell'austerità.

L'austerità, in Francia, si chiama "patto di responsabilità": fine del salario sociale, del salario minimo (Smic), del welfare con la collaborazione di classe tra centrali sindacali e Medef (la confindustria francese). A sinistra dominano la divisione nel Front de gauche, il settarismo di Lutte Ouvriere e la debolezza del Noveau parti anticapitaliste. Sarà difficile che passi l'appello di Npa per liste comuni. Intanto l'Europa si conferma come fattore di crisi, un mercato europeo senza capitale europeo e una moneta non fa uno stato. Non c'è armonizzazione, il sistema complesso su cui è stata costruita l'Europa non permette di andare in una stessa direzione. E' questo l'anello debole e dentro questo quadro la trappola del debito serve a ricostruire il capitale finanziario liquidando le conquiste sociali, innescando la recessione, liberalizzando i servizi facendo pagare la crisi ai lavoratori. Da qui proviene il rifiuto profondo dell'Ue e l'arrivo del Fn in testa ai sondaggi. Ma non si può ritornare allo stato nazionale perché comporterebbe nuove competizioni tra le classi subalterne dei vari paesi, incoraggerebbe i nazionalismi in un' "union sacrée" interclassista contro il resto del mondo.

Per questo nemmeno l'Npa sposa l'ipotesi No euro che, in questo contesto, non sarebbe un'uscita dal capitalismo. C'è bisogno di uno spazio europeo per la redistribuzione, di un'Europa dei popoli e della solidarietà, di un programma di urgenza sociale per uno Smic europeo, per il superamento della disparità nel potere d'acquisto, per l'armonizzazione dei sistemi fiscali, lo stop ai licenziamenti e un piano di impiego massiccio, la difesa dei servizi pubblici, il monopolio pubblico bancario a servizio di progetti utili, la pianificazione economica e la transizione ecologica. E non ci sarà democrazia senza diritti, per i sans papier contro l'Europa fortezza, per le donne, contro la guerra: serve anche un programma di urgenza democratica e, più in prospettiva, un processo costituente che coinvolga i popoli per un'Europa ecosocialista.

Le maree spagnole.

Nello stato spagnolo la svolta di Zapatero in favore delle banche private, con la riduzione dei salari pubblici, l'estensione dell'età pensionabile e le privatizzazioni, ha inaugurato una serie di politiche riprese e accentuate dal suo successore del Partito popolare: il licenziamento di 80mila insegnanti, ad esempio, nuove tasse sulla sanità, l'aumento dell'Iva, La Troika, anche in Spagna, ha imposto la distruzione dei contratti collettivi e Coll restituisce un paesaggio sociale spagnolo fatto di miseria, disoccupazione, disuguaglianze ed emigrazione, anche nella forma della "fuga dei cervelli". Per la prima volta, inoltre, l'opposizione non recupera terreno nei sondaggi pre-elettorali dopo l'introduzione da parte del Psoe del pareggio di bilancio in costituzione, dopo l'indulto al boss della Santander, la più importante banca del paese che è costato la sospensione del giudice Garzon accusato di corruzione. Una situazione sociale dentro cui matura anche una crisi della screditata monarchia e si riaffaccia il rischio di un'operazione di restaurazione da parte della destra repubblicana.

Ma lo stato spagnolo registra anche una politicizzazione di massa e un protagonismo giovanile che non s'erano mai visti. Il 15M, il movimento degli indignados è l'avvenimento più importante dalla fine del franchismo. Dopo il 15M sono seguite le "maree", quelle bianche della sanità, azzurre della scuola, rosse dei lavoratori della cultura e i movimenti per la casa e contro i tagli.

Il Psoe è in piena crisi, Izquierda Unida ha difficoltà dopo l'ingresso nei governi in Andalusia e nelle Asturie. Izquierda Anticapitalista è uscita da Iu nel 2008 e contare solo su 600 militanti dentro Podemos, scaturita dal 15M.

La svolta europea è nell'unità delle lotte, nel loro coordinamento, nella loro organizzazione senza dover ricominciare sempre da zero, a partire dalla costruzione di piattaforme comuni.

Autori