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*la Sinistra del XXI secolo*

Le elezioni comunali ed europee del 25 maggio lanciano un guanto di sfida alla sinistra di governo, che è anche una sfida per un governo di sinistra: rinnovamento ed innovazione da una parte contro il conservatorismo politico e l'autoconservazione dei ceti politici dall'altra.

Sotto il primo profilo, non è più possibile attendere per riaprire la prospettiva dell'alternativa sociale: a distanza di dieci anni dal "movimento dei movimenti", l'ultimo capace di mobilitazione su scala planetaria, bisogna saper trasformare lo slogan "un'altro mondo possibile" in realtà concreta.

Per questo è necessario, di fronte al continuo moderarsi delle posizioni della sinistra nostrana, costruire un nuovo modo di "essere sinistra di governo" ovvero che lotta per assumere le funzioni politico-amministrative necessarie per operare il cambiamento voluto.

I forum sono luoghi specifici, nel tessuto territoriale e produttivo, in cui accogliamo la frammentata classe lavoratrice e lavoriamo per radicare socialmente una credibile e comprensibile proposta di fuoriuscita, a tappe concrete, dal capitalismo verso il socialismo, perché senza il consenso e la partecipazione popolare, nessun processo rivoluzionario potrà riuscire a trasformare il sistema capitalista in un sistema socialista.

L'entusiasmo è una componente essenziale di ogni processo politico vincente. Ma l'entusiasmo, inteso come volontarismo, può anche uccidere nella culla il più promettente dei progetti.

Il progetto di un Forum che riunisca soggetti politici e sociali, individui e gruppi, nella costruzione contemporanea di una teoria socialista e di una prassi socialista ci entusiasma. Tuttavia, non possiamo far sì che uno strumento che noi vogliamo asservire ad un processo storico - che è grande, enorme, rispetto a noi - possa fare la fine di tanti suoi predecessori, uccisi dall'improvvisazione e dalla fretta del fare.

Il nostro obiettivo, come in tutto ciò che facciamo, è lavorare per dare una configurazione stabile al Forum. Questo significa, innanzitutto, che con i soggetti che vogliano parteciparvi è necessario definire modalità condivise di coordinamento, sia del Forum Nazionale che, nel rispetto delle loro autonomie, dei Forum territoriali.

Da subito si pone il problema "costitutivo" di favorire l'aggregazione e l'attività, di non concepire il forum come un'organizzazione separata ed autoreferenziale, ma come una sede di discussione, approfondimento, condivisione e messa in pratica delle idee, che sia aperta, plurale, trasversale ed inclusiva.

Favorire l'elaborazione, la proposta e la pratica conseguente significa - ed è cosa complessa quanto vitale - favorire il libero confronto senza voler precostituire posizioni collettive.

Non dobbiamo fare accademia!

Una chiara necessità è definire un piano di lavoro convincente, con un preciso ordine di priorità, capace di incrociare in tempo reale e perciò utile i temi cruciali dell'agenda politico-sociale-culturale ma senza farsi fagocitare dal contingente. Nessuno di noi ha voglia di trasformare il forum in una sorta di accademia (come accadde nel 2005 con l'esperienza della Camera di Consultazione della Sinistra di Asor Rosa), né vogliamo cedere all'idea balzana che essere in movimento significhi reagire, sempre e comunque all'istante, ad ogni stimolo che provenga dalla società, senza avere il tempo di costruire ed introiettare, noi stessi, degli stimoli nella società.

Sostenibilità e partecipazione territoriale.

Il lavoro del Forum deve essere reso proficuo e anche sostenibile. Ci troviamo in un periodo in cui le compagne e i compagni, che hanno il loro baricentro di attività nei territori, hanno poco tempo, energie e denaro da investire nell'attività politica. Pertanto non possiamo fare a meno di porre il problema delle forme di organizzazione-coordinamento del Forum:

  • servirà un coordinamento snello, che inizialmente sarà probabilmente il prodotto dei riferimenti, ad ogni livello, dei soggetti firmatari di un appello, ancora da scrivere, e che poi potrà allargarsi agli altri soggetti che entrino a farne parte, mantenendo il carattere plurale, trasversale ed inclusivo del Forum stesso;
  • servirà altresì un programma di lavoro, a cui collegare le iniziative di approfondimento su temi specifici e sulle priorità d'azione;
  • la territorializzazione degli incontri del Forum nazionale deve nascere in connessione con le idee di "responsabilità" e "buone pratiche". Si può pensare che ogni appuntamento si svolga in una diversa città o regione, purché i compagni del territorio - se il forum locale è già costituito - siano responsabili dell'organizzazione dell'iniziativa (con il Coordinamento), se non i promotori stessi, magari in connessione con una buona pratica locale da loro intrapresa e che merita di essere approfondita e socializzata con tutti gli altri. L'utilizzo di internet e della tecnologia può favorire un obiettivo che va, però, raggiunto nel reale e non solo nel virtuale: la massima partecipazione. L'organizzazione dei forum nazionali può anche essere vista come strumento per consentire, ove non esista, la fondazione del forum territorial del luogo ospitante;
  • aprirsi ai contributi esterni di esperti nei settori trattati è una buona prassi, così come evitare che gli incontri si trasformino in "one man show" degli invitati.

Accogliere la diversità, favorire il confronto, sostenere la partecipazione attiva non sarà difficile. Basterà volerlo.

 

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