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*la Sinistra del XXI secolo*

Nel nuovo scenario uscito dall'esito del referendum del 4 dicembre ritengo che siano diversi gli elementi da tenere a mente e nel cuore per una Sinistra che vuole rifarsi ai principi del Socialismo: in primo luogo, la necessità di difendere e di applicare la Costituzione, ma anche il carattere sociale del voto del NO, per cui la straordinaria partecipazione al voto è stato un modo per i giovani e per la fasce più povere della popolazione italiana per manifestare i propri crescenti disagi.

Venerdì, 09 Dicembre 2016 10:05

Attuare la Costituzione

Costruire una rete per l'attuazione socialista della Costituzione

L'attenzione mediatica sulla vittoria del 4 dicembre 2016 è scemata e sussiste il rischio che il risultato referendario possa essere disatteso se non si mantengono in tensione le energie di militanza e di passione civica che è stato mobilitato a difesa della Costituzione. Serve, pertanto, autorganizzare una rete per attuare la Costituzione in senso socialista che promuova una difesa attiva della Costituzione lavorista.

 

Lunedì, 05 Dicembre 2016 06:00

Lavoro contro Capitale

La frammentazione sociale del Paese non è inquadrabile in rigide alleanze elettorali di centrosinistra o di centrodestra: una semplificazione determinata da meccanismi antidemocratici, che producono poli politici non socialmente omogenei, mentre l'unico bipolarismo vero - Lavoro contro Capiale - necessita di una strutturazione politica tra un partito lavorista della Costituzione e degli oppressi soggetti al lavoro opposto al partito capitalista delle élites.

E' possibile fuoriuscire dalla crisi della sovranità in via non extra-legale?

Lo squilibrio tra libertà ed uguaglianza è una costante della storia delle costituzioni, ma negli ultimi tempi lo sbilanciamento a favore del primo termine è stato ancor più accentuato dalla fuga della componente economica dei diritti liberali dal controllo democratico del circuito politico – rappresentativo.

Oggi, l’intero sistema democratico nazionale è costretto a muoversi entro compatibilità economiche e giuridiche esterne a quel circuito e lontane dal conflitto sociale, che restringono i margini delle politiche di redistribuzione e garantiscono alla proprietà di sottrarsi dal perimetro della sovranità nazionale.

Ormai da tempo il mercato reclama per sé alcune funzioni secolari delle istituzioni politiche e statali.

La dottrina prevalente, ancora legata al punto di vista statocentrico ereditato dal cd. modello di Westfalia e fondato sui dogmi dell’unicità della sovranità e dell’indivisibilità dei requisiti dell’indipendenza e dell’effettività dell’ordinamento sovrano, ha finora letto il fenomeno secondo lo schema dell’erosione delle sovranità statali da parte della Ue e, in subordine, della sovranità della Ue da parte del mercato.

In realtà, la vicenda dello sviluppo dell’Unione Europea mostra una duplicazione della sovranità conseguente alla duplicazione delle constituencies: l’UE, infatti, si presenta come un iperstato che assume i connotati di sovranità e statualità secondo modalità compatibili con un ordinamento sovranazionale, che cioè si pone al di sopra della comunità degli stati nazionali (dai quali sussume i caratteri fondamentali della statualità), ma al di sotto dell’iperspazio pubblico globale, dominato dal sentiment dei mercati finanziari.

La sovranità dell’Ue è dunque duplice e derivata: essa attinge la propria autorità dalla sfera globale del mercato e la esercita mediante la rara prerogativa di poter “bucare” la sovranità degli Stati membri con norme direttamente applicabili ai loro cittadini. Il requisito statuale dell’indipendenza le è garantito dalla dipendenza dalla constituency economica del mercato (che superiorem non recognoscens), mentre quello dell’effettività è integrato direttamente dalla constituency politica rappresentata dalla recognitional community degli stati membri che le hanno trasferito parte della loro sovranità.

Questa configurazione corrisponde al nucleo fondamentale dell’ipotesi teorica della postdemocrazia, cioè di una forma statuale postmoderna in cui ai profili esterno ed interno della sovranità corrispondono due constituencies differenti (e non più una sola come nel modello moderno, democratico e nazionale), secondo un paradigma precedente all’affermazione degli ordinamenti fondati sul principio di sovranità popolare.

Abbiamo assistito e stiamo assistendo ad un'incredibile opera di deturpazione della nostra democrazia.

Con sedute fiume notturne di un Parlamento prigioniero, si è messo un altro tassello nello stravolgimento del nostro assetto costituzionale, tra risse, emendamenti su questioni dirimenti per il nostro ordinamento giuridico votati in fretta e furia, totale indifferenza del Governo alle richieste delle opposizioni (tra cui gli esponenti Pd Civati e Fassina, che chiedevano un dialogo ed un ascolto reciproco). Addirittura, gli stessi Civati e Fassina hanno affermato l'indisponibilità a partecipare al voto in un siffatto clima: il ritorno ad una condizione aventiniana del parlamento è un rischio molto grave, da scongiurare.

Venerdì, 21 Dicembre 2012 08:12

Benigni e la sinistra estetica.

La Costituzione italiana è “la più bella del mondo”, Benigni dixit. Al di là dell’aspetto divulgativo della chiacchiera costituzionale andata in onda in televisione, si può soggiungere che la Costituzione non può essere un feticcio, e la sua (spesso mancata) applicazione non è un mero fatto giuridico, ma politico e culturale. Si può agitare un testo come arma politica, ma il solo fatto che sia scritto e che valga formalmente come norma fondamentale dello Stato non lo rendono per ciò stesso decisivo.

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