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*la Sinistra del XXI secolo*

Abbiamo assistito e stiamo assistendo ad un'incredibile opera di deturpazione della nostra democrazia.

Con sedute fiume notturne di un Parlamento prigioniero, si è messo un altro tassello nello stravolgimento del nostro assetto costituzionale, tra risse, emendamenti su questioni dirimenti per il nostro ordinamento giuridico votati in fretta e furia, totale indifferenza del Governo alle richieste delle opposizioni (tra cui gli esponenti Pd Civati e Fassina, che chiedevano un dialogo ed un ascolto reciproco). Addirittura, gli stessi Civati e Fassina hanno affermato l'indisponibilità a partecipare al voto in un siffatto clima: il ritorno ad una condizione aventiniana del parlamento è un rischio molto grave, da scongiurare.

Anche il Senato ha approvato il Jobs Act. Come al solito, sono seguite le dichiarazioni trionfalistiche del premier Renzi sui social network Facebook e Twitter. Vediamo la loro fallacia nel dettaglio.

La retorica renziana.

"Finalmente il Jobs Act è stato approvato. Se ne parlava da anni e noi finalmente abbiamo riscritto le regole del mercato del lavoro. Lo abbiamo fatto in primis per chi lavora come e più di altri senza gli stessi diritti".

Renzi parte con la retorica, ma l'unica verità, in questa frase, è il verbo "riscrivere", ma sarebbe meglio dire che il Jobs Act "distrugge" tutto il sistema del diritto del lavoro Italiano. "Chi lavora come e più di altri": è la solita contrapposizione tra "giovani" lavoratori e "vecchi", tipica del Renzismo. Ovviamente il Premier non spiega dove sarebbe l'estensione di questi diritti. Ma andiamo avanti.

Sul Corsera di ieri, Errnesto Galli Della Loggia, con un articolo iper critico sulla sinistra PD ma in realtà sulla sinistra in generale, ha ancora una volta dimostrato a cosa miri la grande stampa, cassa di risonanza della borghesia Italiana, che, anche quando critica Renzi (si pensi a Della Valle), lo fa da destra per "battergli il tempo", spronandolo nel suo ruolo di garante dei padroni - parola antica ma sempre attuale -, senza troppe distrazioni, esuberanze e politicismi.

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 Appello

"il RISCATTO del Lavoro"

Il Governo Renzi, dietro gli slogan, cela la propria soluzione finale del problema del lavoro: potenziare la precarietà, legittimare il licenziamento politico e senza giusta causa.

Ma i proclami sul contratto "a tutele crescenti" non riescono a nascondere l'intento di cancellare le tutele dei lavoratori conquistate in quarant'anni di lotte operaie.

Nessuna parola, invece, sulla necessità di cancellare le quarantasette forme di contratto precario oggi esistenti. Nessuna garanzia sulla copertura finanziaria dei provvedimenti annunciati, né sulla quantificazione del salario minimo legale o sull'estensione degli ammortizzatori sociali.

E' il RICATTO del Lavoro.

Il fronte della lotta torna oggi sui diritti dei lavoratori e sul loro smantellamento.

Renzi, con la scusa che lo chiede l'Europa (falso! Leggete il rapporto OCSE) punta allo smantellamento dell'articolo 18.

Non solo, vuole riscrivere l'intero diritto del lavoro, in primis il cosidetto contratto a tutele crescenti che in realtà è la totale liberalizzazione delle facoltà di licenziare per i padroni e lo smantellamento totale di ogni tutela per i lavoratori.

Il fronte che si oppone a questa deriva liberista, intimamente di destra, pare essere oggi numeroso: la sinistra Pd, la Cgil nella sua interezza, gli stessi sindacati Cisl e Uil, la sinistra alla sinistra del Pd.

Ora però, come sempre, si dovrà vedere che capacità avrà questo fronte: si dovrà essere capaci di non chiudersi solo nel no senza proposta, si dvorà mettere in campo un'iniziativa politica forte, volta ad un confronto, senza escludere nessuno con patenti di sinistrismo e analisi del sangue.

Per fare una contoproposta punto per punto, bisogna avere una ricetta per un aggiornamento, estensione e avanzamento del diritto dei lavoratori in chiave favorevole alla classe di riferimento.

Servirà quindi subito un comitato per il diritto del lavoro, volto a creare una proposta politica che viva nella pratica delle lotte e del conflitto ma anche nell'elaborazione di una credibile alternativa.

Oggi, per come siamo messi, come in un alluvione ormai divampante, non possiamo fare l'analisi della composizione chimica di ogni singolo sasso e granello di sabbia che costituisce l'argine da costruire, ma provare a costruire l'argine il più in fretta possibile, predisponendosi già a progettare la casa futura.

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"Il movimento operaio avanza, di sconfitta in sconfitta, verso la vittoria finale." (The Militant)

La recente sconfitta di Renzi sul voto al Senato indica comunque l'esistenza di alcune crepe all'interno del Pd. Quei pochi parlamentari dissidenti (uniti alle opposizioni di sinistra) possono svolgere, almeno nella Camera Alta, un ruolo di "guastatori" che è fondamentale. Di tale possibilità dovremmo divenire consapevoli tutti e, soprattutto, dovrebbe divenirne consapevole il gruppo cosiddetto dirigente dell'Altra Europa.

Il porcellum incostituzionale.

La Corte Costituzionale ha con la sentenza n1/2014, dichiarato in via incidentale la incostituzionalità della legge n 270/2005 nella parte relativa al meccanismo di attribuzione del premio di maggioranza perché non prevede una "ragionevole soglia minima" e quindi un'alterazione del sistema democratico.

Quanto alla parte della legge dichiarata incostituzionale (il Porcellum) relativa alla lista bloccata, il Giudice delle leggi ha affermato che "le disposizioni censurate, nello stabilire che il voto espresso dall'elettore, destinato a determinare per intero la composizione della Camera o del Senato, è un voto per la scelta della lista, escludono ogni facoltà dell'elettore di incidere sull'elezione dei propri rappresentanti, la quale dipende, oltre che, ovviamente, dal numero dei seggi ottenuti dalla lista di appartenenza, dall'ordine di presentazione dei candidati nella stessa, ordine di presentazione che è
sostanzialmente deciso dai partiti.

L'Italicum anticostituzionale.

Il Governo Renzi (in accordo con il centrodestra ) ha recentemente approvato un testo di legge che introduce per la coalizione una soglia del 37% che consentirebbe l'elezione del 55% dei parlamentari con il premio di maggioranza con un limite di rappresentanza fissato nella misura del 4,5% per i partiti della coalizione e dell'8% alla Camera per le forze politiche che si presentano autonomamente dalle coalizioni.

Inoltre , si prevedono collegi elettorali con mini liste bloccate scelte anch'esse dalle segreterie dei partiti.

A ciò si aggiunge che il Parlamento italiano (eletto con legge elettorale dichiarata incostituzionale) si appresta a varare sostanziali modifiche costituzionali (dopo aver costituzionalizzato l'obbligo del
pareggio di bilancio con la modifica dell'art.81 della Cost) superando il bicameralismo perfetto e rafforzando i poteri del Presidente del Consiglio.

Dalla padella alla brace: la soluzione renziana introduce, anche per via delle modifiche di rango costituzionale, un peggioramento del quadro generale attraverso cui si esprime il principio costituzionale della rappresentanza.

Passato il momento dell'insediamento, in cui Matteo Renzi, sulla scia della vittoria rottamatrice, annunciava "una riforma al mese", il fiorentino ha avuto qualche cambio di stile. Forse ha fortunatamente capito che la politica, specie a livello nazionale, conosce pesi e contrappesi democratici: non è quindi tanto facile stradicare tutto da soli.

Ciò non gli ha impedito di procedere con un disegno che incorpora due tradizioni politiche europee, forti anche se sconfitte: un mix di democrazia cristiana e blairismo frutto di una tradizione liberaldemocratica in salsa italiana, che riunisce il liberismo e quel pizzico di populismo e paternalismo. Sul campo delle riforme, ha subito mostrato di voler tagliare quel minimo di rappresentanza di classe che esiste in Italia: alla Camera è già passato l'italicum con l'ulteriore innalzamento dello sbarramento, niente preferenze e niente quote rosa.

Ma come hanno affrontato questa legge elettorale ii partiti e le aree della sinistra?

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