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*la Sinistra del XXI secolo*

Giovedì, 06 Settembre 2012 16:08

Per un'Internazionale del Lavoro

La guerra scatenata dal capitale - caduta dei redditi da lavoro (salari, stipendi, pensioni); tagli al welfare; aumento dei prezzi; pressione fiscale; esplosione dei debiti pubblici provocata dalla socializzazione delle perdite private (salvataggio di banche d'affari e imprese decotte); disoccupazione; licenziamenti facili - per affermare il suo dominio sul lavoro può essere affrontata da una forza internazionale che agisca su un piano globale.

Le classi lavoratrici, con un vistoso processo di proletarizzazione del ceto medio, subiscono un gigantesco processo di redistribuzione (verso l'alto) della ricchezza (e del potere politico) in linea col trentennio neoliberista: questa è una guerra. La crisi è una guerra contro chi non è in condizione di difendersi e perde reddito e lavoro,  una «guerra sociale scatenata dai super-ricchi che pretendono di essere esentati dal contratto sociale» (Paul Krugman).

La guerra sociale si traduce in milioni di disoccupati e di nuovi poveri, un esercito che si moltiplica per garantire benefici all'oligarchia autoctona e globale. «Guerra», si badi, non è una metafora. Si tratta di una guerra di nuovo tipo, senza visibile spargimento di sangue. Si tratta della prima guerra capitalista in senso proprio, se è vero che il capitale aspira a comandare ricorrendo alla pura coazione economica. Il suo sogno è governare per mezzo del solo mercato.

Ma perché è finalmente possibile questa nuova guerra, veramente fredda? Perché esistono finalmente le condizioni sistemiche per combatterla: la possibilità di delocalizzare ovunque le produzioni alla ricerca di condizioni più favorevoli per il capitale industriale; e la possibilità di spostare in tempo reale masse gigantesche di capitale finanziario, decidendo dei tassi d'interesse e di rendimento su tutti i mercati.

Oggi il pianeta è unificato sotto il dominio del capitale. Questo non significa che non sussistano, al tempo stesso, fattori di crisi strutturale. La guerra contro i corpi sociali consegue alla caduta del saggio di profitto e a sua volta la riproduce, radicalizzandola. Ma finché la sovranità sarà esercitata dal capitale, ci troveremo a vivere in quest'incubo.

La crisi è una guerra che il capitale scatena per consolidare il proprio dominio sui popoli e in particolare sul lavoro vivo. Per combatterla sulla trincea contrapposta è necessario, come dalla metà dell'Ottocento, creare un contropotere altrettanto globale, seguendo l'intuizione che il movimento operaio ebbe allora, quando diede vita alla prima Internazionale.

Mentre la concorrenza tra i capitali ne favorisce la centralizzazione, quella, eteronoma, tra i diversi segmenti della classe operaia ostacola l'unità del lavoro. Tuttavia la sinistra anticapitalista deve investire ogni sforzo per costruire la propria unità politica sul piano transnazionale, a cominciare dal livello europeo e, qui, dai paesi più esposti agli attacchi del potere finanziario.

Venerdì, 15 Giugno 2012 12:53

L'Iran e la sinistra: facciamo chiarezza.

in Notizie

L’Iran sarà la prossima polveriera mediorientale? Da Washington giungono ogni settimana echi di guerra contro il regime iraniano di Ahmadinejad, accusato di essere un tiranno e di portare avanti sperimentazioni sul nucleare non strettamente per uso civile.

Premesso che mi sento di ribadire con forza la contrarietà ad ogni guerra, nonché ad ogni azione di governi stranieri che minacci l’autodeterminazione di un popolo, ritengo sia opportuno iniziare a fare chiarezza su cosa sia l’Iran e quale debba essere la posizione di una sinistra socialista, comunista e marxista in merito al regime di Ahmadinejad, su cui è chiara la confusione di tanta parte della sinistra italiana.

Per fare questo è opportuno, intanto, conoscere la composizione della sinistra iraniana e le sue posizioni sul regime di Teheran. Leggendo, vi renderete conto che nessuno dei partiti citati sostiene in minima parte il regime, che ha bandito le organizzazioni socialiste, e che da parte di questi partiti c’è una richiesta alla sinistra occidentale e latinoamericana di non sostenere in nessun modo Ahmadi-nejad. Per iniziare questa analisi, ci viene in aiuto un articolo, non recentissimo, ma ancora valido dal blog di Franco Ferrari, compagno internazionalista.

A tutti voi una buona lettura.

Alessandro Tedde - Sinistra XXI

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