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*la Sinistra del XXI secolo*

Pare, mentre scrivo (ma non è ancora sicuro), che il prossimo presidente del Consiglio incaricato dal presidente Mattarella sarà Paolo Gentiloni.

Democristiano di origine, ha militato nella Margherita, è già stato ministro dei governi Prodi, si è convertito al verbo Renziano ed attualmente è Ministro degli esteri. Una scelta dunque, questa di Gentiloni, che non va a segnare nessuna discontinuità rispetto a Renzi. Stessa linea politica, stessa linea economica (pare che all'economia verrà riconfermato proprio Padoan).

La sinistra ha di fronte dunque gli stessi problemi.

Se si fanno intrappolare nei rispettivi congressi, tanto la sinistra Pd quanto Sinistra Italiana rischiano di non riuscire ad intercettare il voto di classe  del 4 dicembre e la possibilità di tradurlo in politica.

Se non si elabora, da subito, una proposta per il governo della sinistra, tramite l'attuazione della Costituzione, si rischia di non essere credibili neppure sulle singole proposte. Si veda la nazionalizzazione di Montepaschi: come può essere credibile un esponente di sinistra quando la propone, anche se tutti sanno che non ha una proposta organica per andare al governo? E' impossibile.

Come può essere credibile se a questa parola d'ordine della nazionalizzazione non si affianca la centralità del lavoro (quindi dei lavoratori del Montepaschi in questo caso), del risparmio ovvero la tutela dei risparmiatori, del reddito, tutti principi sanciti dalla nostra Costituzione?

Dunque è questa la sfida per il campo lavorista: formulare una proposta di governo della sinistra, nazionalmente e localmente, funzionale a costruire una politica credibile ed alternativa al campo del capitale, capace di essere piattaforma (anche congressuale). Ma soprattutto capace di far partecipare quella sinistra larga, civica, sindacale, sociale: quei tanti cittadini che hanno espresso questo voto di classe, passando dalla mera delega alla partecipazione.

Abbiamo assistito e stiamo assistendo ad un'incredibile opera di deturpazione della nostra democrazia.

Con sedute fiume notturne di un Parlamento prigioniero, si è messo un altro tassello nello stravolgimento del nostro assetto costituzionale, tra risse, emendamenti su questioni dirimenti per il nostro ordinamento giuridico votati in fretta e furia, totale indifferenza del Governo alle richieste delle opposizioni (tra cui gli esponenti Pd Civati e Fassina, che chiedevano un dialogo ed un ascolto reciproco). Addirittura, gli stessi Civati e Fassina hanno affermato l'indisponibilità a partecipare al voto in un siffatto clima: il ritorno ad una condizione aventiniana del parlamento è un rischio molto grave, da scongiurare.

Passato il momento dell'insediamento, in cui Matteo Renzi, sulla scia della vittoria rottamatrice, annunciava "una riforma al mese", il fiorentino ha avuto qualche cambio di stile. Forse ha fortunatamente capito che la politica, specie a livello nazionale, conosce pesi e contrappesi democratici: non è quindi tanto facile stradicare tutto da soli.

Ciò non gli ha impedito di procedere con un disegno che incorpora due tradizioni politiche europee, forti anche se sconfitte: un mix di democrazia cristiana e blairismo frutto di una tradizione liberaldemocratica in salsa italiana, che riunisce il liberismo e quel pizzico di populismo e paternalismo. Sul campo delle riforme, ha subito mostrato di voler tagliare quel minimo di rappresentanza di classe che esiste in Italia: alla Camera è già passato l'italicum con l'ulteriore innalzamento dello sbarramento, niente preferenze e niente quote rosa.

Ma come hanno affrontato questa legge elettorale ii partiti e le aree della sinistra?

Alle elezioni in Repubblica Ceca, il Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM) conquista il 15%.

I media occidentali, da tempo, pubblicano "sondaggi shock" che rivelano che uno studente ceco su tre ritiene che nel socialismo si vivesse meglio, e che solo una persona su quattro è "soddisfatta della democrazia" capitalista.

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